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lunedì 22 agosto 2016

MA CHE COMBINAZIONE: IL MOSTRO E’ DAVVERO TORNATO A FIRENZE!

Questo lo affermiamo noi mentre intanto sulla pagina web de La Nazione di oggi 22 agosto Amadore Agostini così commenta un fatto accaduto pochi giorni fa: Il giorno di Ferragosto è stata ritrovata una Beretta calibro 22 LR, in pessime condizioni, spiegano i carabinieri, lungo il torrente Ensa, poco oltre la frazione di Ronta appena superata la località Madonna dei Tre Fiumi in direzione Razzuolo…

http://www.lanazione.it/cronaca/mostro-indagine-pistola-1.2447219

di Carmelo Maria Carlizzi

Prosegue Amadore con cui fra l’altro Gabriella ebbe in proposito per vari anni un intenso scambio di studi e collaborazioni: L’arma, trovata da una turista che faceva parte di una comitiva, è ‘compatibile’ con la pistola del mostro. Però ha il numero di matricola integro anche se arrugginito e questo farebbe pensare che non si tratti di una pistola ‘criminale’. Ma al momento tutto è possibile e niente escluso. Adesso l’arma verrà ripulita a dovere e solo dopo verrà sottoposta a prova di sparo con cartucce Winchester 22 ramate serie H. Quella sarà la prova del Dna della pistola.

E spetta di nuovo a Paolo Canessa, benché ora sia procuratore di Pistoia, quale titolare di una delega alle indagini sul Mostro il compito di coordinare l’inchiesta.

Ma con questo ritrovamento della pistola si ravviva il ricordo di tante curiose circostanze: perché esso avviene in prossimità dello scadere di ben 48 anni da quello che viene da molti ipotizzato quale il primo delitto della serie, ossia l’omicidio avvenuto a Signa di Barbara Locci e Antonio Lo Bianco; perché questa prima strage di una coppietta avvenne nella notte fra il 21 e il 22 agosto 1968 e molto probabilmente poco dopo lo scoccare della mezzanotte; perché Natalino Mele, il figlio di Barbara Locci che allora era un bimbo di sei anni, alle 2 di notte del 22 bussava alla porta di una casa distante 2 chilometri dal luogo del delitto; perché ancora oggi è facilmente presumibile che un bimbo che si era bruscamente svegliato in auto per gli otto colpi sparati con la famosa Beretta cal.22LR Serie 70 dall’assassino della madre e del suo amante, non sia poi stato capace di percorrere da solo a piedi tanta strada nella notte, mentre è più logico pensare, come fece confusamente intendere allora lui stesso, che ce lo abbia portato lì prelevandolo dall’auto uno della congrega dei Mostri che aveva appena dato inizio alla sarabanda seriale o qualcuno sopraggiunto casualmente dopo i colpi o un vicemostro incaricato di tale compito pietoso; e infine perché è bello credere alle casuali combinazioni come quella del ritrovamento di cui oggi ci parla Amadore Agostini anche nella versione cartacea de La Nazione a pag.10 nella cronaca di Firenze quando scrive ancora a proposito della pistola: Adesso che è stata ripulita dagli esperti del Ris di Firenze si fa più minacciosa, non è più quella che assomigliava tanto a un ferrovecchio arrugginito, ma è una Beretta LR cioè long rifle modello 70… compatibile in tutto e per tutto con la pistola dei delitti seriali del mostro di Firenze… Ma per valutare queste identità è necessario sottoporre l’arma a una o più prove di sparo … Ma questa Beretta nasconde un altro mistero: in teoria non esiste…. Nel corso degli anni caldi dell’indagine le Beretta 22 sono state censite tutte quante, sembra che fossero circa 20mila in Italia… Cioè non è un’arma smarrita, denunciata, segnalata per un crimine…non risulta da ricercare…

E ancora scrive bene, come sempre del resto, Amadore Agostini: L’inchiesta sui delitti del mostro sembra essersi avvitata su se stessa e, incurante delle verità giudiziarie raggiunte, torna alle origini, a quella che è stata sempre chiamata la “pista sarda”.

A noi sembra qui però che non è una questione di verità giudiziarie raggiunte o meno, qui a voler leggere con gli occhiali di Gabriella, la congrega del Mostro e quindi il Mostro suo attuale legale rappresentante, con tale ritrovamento ci annuncia che la storia non è mai finita, come ha già fatto intendere in innumerevoli occasioni. E proprio a voler dire: “Attenti, si ricomincia!”, magari anche con la pista sarda come nel gioco dell’Oca oppure con altri ingredienti da allora in poi adoperati.

Quale che sia la verità, questo ritrovamento è comunque l’ennesimo mediatico colpo… di pistola del Mostro che vuole esattamente comunicare ai suoi nostalgici sodali e ammiratori: “Tranquilli! Sono sempre qui, sempre vivo, sempre operativo… non vi abbandono”.

Se davvero così fosse non c’è invece proprio di che stare tranquilli, perché ogni volta che il Mostro si muove e appare, benché ormai appesantito dagli anni, lascia dietro di sé un olezzo di morte terribile, e il mondo in questo momento non ha davvero proprio bisogno di risentire questo tanfo.

Da dove arriverà dunque il prossimo colpo e dove si farà vedere il Mostro è un bel rebus, visto che il colpo di certo arriverà, anche se non sappiamo quando e dove. A Firenze? Non è detto, perché se è vero che lì tutto ha avuto inizio, è pur vero che il Mostro ha scorazzato molto anche altrove.

Che poi, a volerle dire proprio tutte, il 14 agosto è stato il compleanno di Gabriella e allora bisognerà quindi capire, per chi crede a queste cose, se da Lassù Gabriella abbia voluto farci lei stessa un regalo, ossia quello del ritrovamento della pistola in questione per invitare tutti a “non dimenticare” la torbida storia. Oppure se qualcuno abbia voluto ancora una volta con l’apparizione della calibro 22 proprio alla vigilia di Ferragosto, collegare ancora in maniera ermetica e sottile il nome di Gabriella alla vicenda Mostro.

Con Gabriella abbiamo spesso e a lungo ragionato sulle ragioni più nascoste della saga, e sui suoi protagonisti, poiché non va dimenticato che lei ha notoriamente sin da subito dichiarato e proprio a Piero Luigi Vigna, che all’epoca era a Firenze il pubblico ministero competente, che quella del Mostro era, come è tuttora, una congrega esoterica di viziosi criminali e che pertanto i Mostri erano ben più d’uno. Così come man mano che approfondiva le sue indagini e ricerche affermava, e di nuovo proprio a Piero Luigi Vigna, come anche più d’uno fossero i livelli di appartenenza e operatività di costoro le cui identità, gesta e motivazioni da Firenze e dall’Italia apparivano estendersi e giungere sin là dove le menti criminali più raffinate governano il mondo. Proprio come è avvenuto con l’arte che da questa città si è irradiata.

La fonte di ispirazione dei crimini del Mostro e lo studio delle sue motivazioni e metodologie esoteriche hanno ormai affondato radici profonde in un humus diabolicamente e periodicamente umido di sangue e perciò fertile per qualsiasi delitto. Non che ogni crimine che avviene debba essere addebitabile al Mostro, questo poi no, ci mancherebbe altro, poverino! Né lui lo ambisce, orgoglioso com’è della sua identità. Già, proprio così, orgoglioso della sua precisa identità.

Lui uccide con un rituale che ha uno scopo ben preciso e quindi riconoscibile anche nelle sue varianti. Quale fosse il suo obiettivo lo ha infatti proclamato e ripetuto, dal 1968 al 1985, in una serie di delitti di coppiette spedite all’altro mondo sempre con una Beretta calibro 22: l’obiettivo era e lo è tuttora la coppia in amore e quindi la causa scatenante era ed è il frutto che può nascere quando una coppia fa l’amore e quindi il bambino cui con il delitto viene impedito di venire al mondo.

La sua identità la si può poi ulteriormente ritrovare in maniera precisa solo nei crimini che riconducono a quello che lui – il Mostro-Satana per intenderci qui subito bene – ritiene ogni volta un oltraggio inaccettabile: e cioè la possibile nascita di un bimbo. Ed ecco da dove poi scaturisce quella particolare specializzazione superiore in pedofilia ed efebofilia: cioè quella di aggredire i bambini, i fanciulli e poi i giovanetti rei di essere comunque nati, devastandone la purezza e quindi votandoli e istruendoli spesso a divenire a loro volta scopritori di quelle suggestioni o addirittura diretti strumenti di corruzione e di morte.

Infatti il Mostro ha anche inventato e applicato numerose varianti del delitto tradizionale delle coppiette, arrivando in seguito addirittura a utilizzare i figli per uccidere i genitori. E allora ecco che si potrebbe, con un azzardo di lettura e tanto per mantenere attivo l’allenamento da complottisti, vedere che proprio in occasione del 48° anniversario del primo delitto attribuito al Mostro di Firenze, un paio di giorni fa, esattamente il 21 agosto un baby kamikaze, un ragazzino di poco più di dodici anni viene utilizzato – secondo Erdogan dall’Isis – quale bomba umana per una strage a Gaziantep in Turchia ai confini con la Siria e proprio durante un ricevimento di nozze, colpevoli annunziatrici di nascite, causando invece almeno cinquanta morti e cento feriti.

E come se non bastasse, a voler essere più chiari, ecco che il 22 agosto – ma siamo lì lì come a fugare l’incertezza sulla ricorrenza del primo delitto del ’68 se avvenuto il 21 o il 22 – un altro ragazzino di 12 anni viene bloccato a Kirkuk in Iraq poco prima che si facesse saltare in aria azionando il giubbetto esplosivo che portava indosso, mentre poco prima già un suo fratello si era appena fatto esplodere in una moschea sciita.

Finito con l’impiego di Al Qaeda, agli altissimi livelli si è proseguito subito con l’Isis (Stato Islamico dell’Iraq e della Siria) o Is o Daesh, ma la partenza è sempre da lì, dai luoghi dell’Eden dove la prima coppia era stata insediata in applicazione del disegno generativo di cui secondo Dio essa era la prescelta protagonista. Mentre secondo Satana era invece la temeraria provocatoria protagonista di tale disegno che lui non si vuole ancora rassegnare ad accettare, gettando in campo continuamente le sue schiere, i suoi Mostri per annientare il progetto divino di vita nell’uomo.


Questa lettura che ai più potrà sembrare fantasiosa e improbabile, da complottisti incorreggibili come abbiamo detto prima, scaturisce dalle riflessioni che con Gabriella abbiamo fatto a partire dal 1994 con il suo ingresso nella vicenda Mostro, e poi seguendo la saga e gli avvenimenti che da Firenze si erano spostati a Perugia e quindi a Roma, ma contestualmente osservando e approfondendo in quale modo essi fossero in una assai sofisticata relazione con alcuni accadimenti a livello internazionale. Osservazioni e approfondimenti che abbiamo raccolto in un libro che presto pubblicheremo.

Mentre scrivevamo queste parole, il disastroso terremoto che ha colpito Amatrice, Accumoli, Arquata, Pescara del Tronto e tanti splendidi borghi minori fra l’Alto Lazio, l’Umbria e le Marche causando più di 290 morti, varie centinaia di feriti e danni incalcolabili, ha però tolto improvvisamente visibilità alla notizia di cui qui stiamo parlando, ma siamo assolutamente certi che non appena la polvere delle macerie si diraderà, la vicenda del Mostro, riprenderà il posto che le spetta nella cronaca nera e nell’immaginario di appassionati e studiosi di questo genere così particolare e nefasto.

 

Foto e didascalie:

- la scena del delitto di Barbara Locci e Antonio Lo Bianco

- Paolo Canessa, il Pubblico Ministero storico della vicenda del Mostro

- Gabriella Pasquali Carlizzi

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