Una finestra nuova, per tutti, aperta sulla strada, sul mondo, ... lontana dai poteri, vicina alla gente, ... curiosa, rispettosa, amica, ... aperta allo scambio, alla battuta, al saluto, alla discussione, alla polemica, ...incline alla pace, ... ansiosa di verità, ...anche provocatoria se necessario, ... puntuale, ... intrigante, ... attesa, ............
PARLARE DI GIUSTIZIA SENZA AVERE UN MINIMO DI CONOSCENZA SE NON GIURIDICA MA ALMENO DI QUELLE PROCEDURE DI BASE, OFFRE IL FIANCO A QUEI POTERI POLITICI CHE ABUSANO DEL MANDATO A LEGIFERARE , PER EVIDENTI INTERESSI PERSONALI, APPROFITTANDO DELL’IGNORANZA DELLA MATERIA DIFFUSA TRA LA MAGGIOR PARTE DEI CITTADINI.
L’assioma sul quale si fonda il Diritto Costituzionale del cittadino italiano ( e dello straniero) è tutto sommato, semplice: pari dignità ed uguaglianza avanti la Legge ed amministrazione della giurisdizione secondo uno schema ormai collaudato da secoli.

ACCUSA, DIFESA E GIUDIZIO.
Personaggi assolutamente consolidati del film “giustizia” , quindi, sono: il Pubblico Ministero, l’Avvocato e il Giudice, che a seconda delle esigenze e delle opportunità processuali, divengono di volta in volta protagonisti della sceneggiatura che normalmente si conclude con la decisione conforme alla Legge.

I ruoli sono ben definiti dall’opinione comune e rispondono ad esigenze chiare, precise e logiche, nell’ambito del contesto sociale.

Il Pubblico Ministero che, recita la norma, esercita l’azione penale e quindi, svolge e dirige le indagini alle quali delega la Polizia Giudiziaria, individua e persegue gli indizi di reato, chiede l’applicazione di misure cautelari personali e reali finanche sui beni dell’indagato, e che conclude l’opera principe a lui affidata, quella della fase delle indagini preliminari, con il capolavoro garantista delle richieste conclusive al Giudice delle Indagini Preliminari: archiviazione o rinvio a giudizio.

L’Avvocato, figura spesso dipinta con colori oscuri ed indefiniti contorni (che sovente ricordano gli affreschi della Cappella Sistina prima del restauro shocking degli ultimi tempi), che trova comunque, una giustificazione per l’operato del proprio cliente ed addirittura, impavidamente, talvolta ne afferma persino l’innocenza, cui è delegato il compito di assicurare il rispetto delle garanzie costituzionali all’indagato prima, e all’imputato dopo.

Il Giudice, organo supremo dell’amministrazione della Giustizia, che nel dialogo processuale tra Difesa ed Accusa, conduce il processo fino all’epilogo finale della sentenza, di condanna od assolutoria.

Ah, scusate dimenticavamo l’indagato, l’imputato o il reo che dir si voglia, questo bieco ed oscuro personaggio che si muove tra le pagine delle scartoffie processuali, precondannato dagli organi d’informazione fin dal momento della notificazione del primo atto, equivalente all’informazione di garanzia (istituto che non lo si vede mai applicare, se non in occasioni di perquisizioni o sequestri, giacchè ormai la Giurisprudenza imperante ne ha stabilito l’ultroneità prima della richiesta di rinvio al giudizio formulata dal P.M.), ovvero dalla pubblicazione della “velina” che misteriosamente ma puntualmente, vine messa in circolazione negli ambienti giudiziari.

E’ talmente sinistra e perniciosa la figura dell’indiziato, che addirittura gli stessi titolari dell’azione penale ben si guardano dall’incontrarlo prima della definizione delle indagini “preliminari”, ed il fatto che l’Avvocato lo assista, o tenti di farlo,, espone persino quest’ultimo all’ostracismo processuale in questa fase.

Regola imperante è che il P.M. non parla con l’indagato e quindi, neanche con il Difensore di questi, surrogato posticcio del reo.

Le Procure della Repubblica d’Italia sono tappezzate, infatti, di carteklli del tipo: “ La Segreteria del P.M. Tizio riceve il pubblico il giorno x, dalle ore z alle ore k.
Il P.M. riceve gli Avvocati il giorno dalle ore j alle ore q, salvo impegni dell’Ufficio”, con tanti saluti alla facoltà dell’indagato di comparire personalmente e dialogare con l’esercente la pubblica accusa.

Effetto pratico di una situazione di questo genere è che spesso le Aule di Giustizia sono affollate di casi inesistenti.

Un esempio: un giovane separato dalla propria moglie, lascia presso l’abitazione di questa uno scooter che, nonostante le ripetute richieste, non gli viene più consegnato.
Dopo un paio d’anni riceve una notificazione di un provvedimento di sequestro da parte del P.M. , leggendo il quale viene a scoprire che lo scooter era stato colpito dal provvedimento cautelare perché condotto da un minorenne, e che quindi il proprietario era indagato per “incauto affidamento” del mezzo.
Recatosi presso il proprio Difensore e spiegato l’arcano, questi redige una memoria con allegata documentazione, spiegando che lo scooter era nella materiale disponibilità della moglie separata dal proprio Assistito, con ciò fornendo un utile indizio o “pista investigativa” di fin troppo elementare comprensione.

Dopo un anno di silenzio e cartelli come quello sopra riportato, finalmente giunge una notificazione al nostro bieco indagato: rinvio a giudizio per…. Aver condotto lo scooter di cui si tratta, senza aver conseguito la patente (documento peraltro in possesso dell’imputato da almeno dieci anni)!

La conclusione?
Tiratela voi…..

Riflettendoci un attimo, dovremmo esserne terrorizzati ?

Domenica 21 Settembre 2008
Gabriella Pasquali Carlizzi

GIUSTIZIA : IL DIZIONARIO ITALIANO LA DEFINSCE COSI' : “VIRTU' MORALE CHE CONSISTE NEL RISPETTARE I DIRITTI ALTRUI E NEL RICONOSCERE A CIASCUNO CIO' CHE GLI SPETTA”
SI DICE: “LA GIUSTIZIA ITALIANA E' MALATA”, MA NESSUNO CI INFORMA SULLE CAUSE DI QUESTA MALATTIA CHE SEMBRA DISTRUGGERE SEMPRE DI PIU' I PREZIOSI “ANTICORPI” DEL DIRITTO ... PROVIAMO A FARE UN PO' DI AUTOCRITICA.
Giustizia e diritto: un binomio che dovrebbe essere inscindibile se potessimo sentirci garantiti della certezza del diritto, valore questo sul quale pare si voglia versare l'antica “scolorina” per cancellarne anche le traccie. In tema di giustizia possiamo ben parlare dell'Italia degli scontenti, l'Italia. Ma quale Italia? Quella della gente normale, delle persone ragionevoli, degli onesti, di coloro che tutto sommato, dalla Legge sperano di ottenere se non La Giustizia almeno un po' di giustizia.
È una considerazione amara, la nostra, ma dopo quasi vent'anni di attività professionale e dopo aver assistito ai diversi filoni di indagini sviluppatesi in questo periodo dalle "Anonime Sequestri" del Giudice Imposimato, alle "auto Bleu" di Pazienti, dalla lottaa alle organizzazioni del narcotraffico di Sica, alla "Tangentopoli" di Di Pietro, ci pare che in questo paese ci sia bisogno più che della Giustizia, di una giustizia.
Tutto sommato, se gli antichi padri della filosofia e della storia hanno sempre ribadito ed affermato, nel corso dei secoli, l'importanza essenziale ed irrinunciabile di assicurare al governo dell'uomo' un sistema di sanzioni e di norme che garantisse da un lato, la conviventa sociale e' dall'altro la supremazia dell' ordine democrarico sulle esigenze dei singoli, vi sarà pure un motivo.
E quale se non quello di evitare ad ogni costo, che l'esercizio (arbirrario o meno, non importa) delle ragioni dei singolo si consolidasse in un sistema nel quale il concetto di giustizia finisse con l'identificarsi con la supremazia dei più forte?
Eppure,lo spettatore delle ultime vicende italiche non credo che possa ricevere una sensazione così positiva della giustizia.
Personalmente. almeno, non ho questa impressione.
Un piccolo esempio: ,il nuovo codice di procedura penale ha introdotto la novità processuale della par condicio delle parti che, in parole povere, equivarrebbe all' attuazione (finalmente!), degli antichi principi secondo i quali deve presumersi l'innocenza dell'indagato fino alla condanna definitiva e soprattutto, che durante tutte le fasi processuali, l'Accusa e la Difesa hanno pari diritti ed obblighi. Si tratta, evidentemente, di un successo dei principi democratici e di quelli ancor più importanti, rappresentati dai diritti inviolabili dell'individuo che finalmente. vedono il loro riconoscimento in una legislazione fino a poco fa, ancora regolata da un codice di chiara ed inequivocabiIe ispirazione fascista.
L'approvazione del nuovo codice di procedura penale, quindi, si pone come uno dei passi fondamentali conquistati dalla Prima Repubblica.
A ben guardare, i riflessi pratici della normativa, addirittura, hanno superato ogni immaginazione degli stessi operatori del diritto. Finalmente, abbiamo assistito alla cancellazione dell'arcaico istituto della carcerazione preventiva - divenuta ormai l'anticamera della condanna - di quell'assurdo dell'interrogatorio obbligatorio dell'imputato da parte dei P.M. - causa di umilianti attese avanti le stanze dei magistrati inquirenti - e soprattutto, la possibilità di accedere al registro degli inquisiri tenuto da ciascuna Procura della Repubblica - fattore di incredibili fughe di notizie che trovavano nel facile gioco scandalistico di alcuni organi d'informazione, causa di ancor più umilianti e gravose vicissitudini per gli accusati.
Questi istituti e scusate se mi ripeto, sono stati finalmente ,sostituiti con: a) la custodia cautelare da applicarsi solo in caso di pericolo di fuga, di inquinamento delle prove o di previsione dei compimento di ulteriori reati da parte dell'indagato; b) : la facoltà per l'indagato, di chiedere al P.M. di potersi presentare spontaneamenre e fornire spiegazioni; c) l'assoluta segretezza, persino per gli indagati e gli stessi difensori di questi, delle iscrizioni penali nel registro delle notizie di reato.
L'effetto di una cosi sconvolgenre riforma è sotto gli occhi di tutti e non merita, da parte mia alcun commento: la popolazione carceraria è aumentata del 30% rispetto a quella dei 1989, quelli che non vengono "custoditi cautelarmente", nella prassi, sanno di essere stati indagati solo dopo il ricevimento della richiesta di rinvio al giudizio davanti al Tribunale (ad indagini chiuse ormai), non potendo così avvalersi della presentazione spontanea al P.M. Anche perché non possono essere a conoscenza dell'esistenza di un'indagine che li riguarda ed infine, è del tutto normale che un P.M. minacci l'arresto di un Presidente dei Consiglio dei Ministri o peggio, annunci che gli arresti dei Tizio o dei Caio siano in corso diffondendo i relativi dettagli a stampa, televisione. radio e presumiamo, ma non ne siamo sicuri, per internet.
E non tentate di chiarirvi le idee andando a cercare la parola "riforma" nel vocabolario, perché rimarrete delusi dall'apprendere che ciò significa "modificare, adeguando a nuove esigenze".
Riflettendoci un attimo, dovremmo esserne terrorizzati ?

Sabato 9 Agosto 2008
Gabriella Pasquali Carlizzi