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Natale 2011

E’ NATALE! TUTTI AL MASTER… DA MONTI
Per assistere alla sfilata di tutte le massonerie
di Carmelo Maria Carlizzi


Ancora una volta si è riproposto il compromesso storico tra Peppone e Don Camillo che nel nostro Paese sin dall’ultima guerra ha dato sempre buoni risultati.
Il discreto prof. Monti ha infatti così potuto aprire in Italia e non solo una nuova era, invitando d’autorità tutti alla sua schola, e non gratuitamente.
Con ripetute esortazioni e benedizioni papali e della Cei.
Le iscrizioni che si sono automaticamente aperte sono anche obbligatorie, i corsi numerosi e tutti assai ben frequentati, e si svolgono nelle diverse e note aule, parlamentari e d’altro genere.
Tutti a schola di alta Massoneria, ma anche di profondo Esoterismo.
Con corsi riservati di osservazione sui nuovi delitti seriali di Mostruosità, di osservazione critica di attentati Anarchici di nuovo conio che hanno avviato le loro espressioni di sintesi tra annunci e pacchi postali, ma anche di BR con sigle nuove o nostalgiche. Tutti questi tre a dar prova di emulazione e ad osservare le reazioni, l’effetto.
Ma poi a schola di Multinazionali che decidono da altri oceani quel che è giusto o sbagliato in Europa e in Italia.
Di Vaticano che si adegua nella giustizia di tanto in tanto (ma si sa, i suoi tempi sono lunghi) , nella finanza sempre, nella politica pure e quindi giocoforza nell’attuale contingenza anche nelle tasse, dopo il tuffo – se di dialogo o di contrasto non ci è stato ancora detto – con le forze magiche più o meno camuffate nel Benin, patria della magìa nera nascosta, ma anche ufficiale e ben ammantata di cristianesimo.
Di Sindacati nuovamente riuniti così c’è meno confusione.
Di Confindustria subito autocandidatasi prima della classe.
Aspettando tutti senza dirlo ufficialmente, ma di fatto fiduciosi, che la Criminalità organizzata, quella dei trucidi cattivoni, con la sua cospicua percentuale non più occulta di pil, dia il suo valido contributo – quello finanziario beninteso –, e stavolta nella giusta direzione dopo le lezioni private in corso con i bidelli che conducono a studiare per le orecchie in galera i loro capi e fiancheggiatori perché chi vuole conservare le orecchie per intendere, intenda. Pacatamente quindi – ma con il coltello tra i denti come usano i corsari gentiluomini, se proprio volessimo vederne l’aspetto più nascosto – Napolitano, Monti e Draghi, rispettivamente ammiraglio, capitano di fregata e commissario di bordo, dopo veloci e decisi preparativi stanno pilotando la barca azzurra dirigendola con la prua verso il mare aperto all’incontro festoso con le altre barche, tutte a schola di regata d’altura. Non manca la musica per addentrarci nell’atmosfera ad un tempo cupa ed ironica del dramma.

L’ottimo Baramboin israeliano ha dato Alla Scala giorni fa segnali portentosi dirigendo il Don Giovanni del massone Mozart della bavarese Salisburgo, poi austriaca, poi tedesca, poi francese, poi tedesca e infine, e sino ad oggi, di nuovo austriaca. Con il fantasma del Commendatore (chissà perché viene da pensare al Cavaliere) apparso accanto a Napolitano e Monti per ammonire che “di rider finirai pria dell’aurora” e l’idea stupefacente del sipario tirato giù in apertura dal beffardo Don Giovanni che fa specchiare la platea e tutti i fortunati presenti, la crema del Paese, ammonendo a guardarsi negli occhi e a interrogarsi.
Umani quelli di Napolitano e e inclini talvolta alle lacrime, come quelli della ministra del welfare Fornero, così come erano disumani i bunga bunga e gli altri lazzi del Cavaliere.
Ma anche tutti intrisi di umiltà e disponibilità verso il Grande Capo Bianco il cui rappresentante europeo, Cameron, svolge – assai male – il ruolo di mastino.

Ora, se la tecnica di restauro di Monti, e di chi lo sostiene occhieggiando da dietro le quinte, sarà sincera, e quindi dopo aver dato stabilità grazie alla spremitura della massa sterminata dei soliti noti, affronterà con determinazione lo smantellamento uno dopo l’altro dei tantissimi privilegi della casta e delle lobby, e farà piegare testa collo e spalle ai potentati industriali e finanziari che pretendono di navigare sempre con i loro personali bilanci in attivo utilizzando i soldi dei sacrifici degli italiani, veri sacrifici umani, allora l’Italia potrà forse davvero impostare un’era di restauro e ripresa.
E’ questione di volontà, perché forze sane qua e là nel parlamento ancora ci sono, e ci sono quelle di pentiti e tranfsughi che potranno assicurare maggioranze stabili.
Se così sarà vorrà dire che nelle scholae ancora qualcosa si insegna e si impara.
Il Paese va infatti letteralmente in pezzi, sbriciolandosi ad ogni alluvione, mentre le brave amministrazioni comunali, dal nord (senza bisogno di abusi e condoni) al sud (grazie agli abusi e ai condoni), si va cementificando ogni metro quadro di territorio. E tra un po’, cominceranno i borghi storici, poi le aree archeologiche, poi i sotterranei dei musei, poi i tetti di palazzi e chiese a sparire per incuria e terremoti d’ogni sorta. E quel bel patrimonio, “il 60% del patrimonio mondiale!”, che i nostri avi hanno costruito e trasmesso, quello che dovrebbe costituire oltre che la storia, la vera riserva, la spinta e il nostro futuro, piano piano sparirà.
Lo scenario è sotto gli occhi di tutti.
Questo master delle forze italiche che contano nel senso del potere dirà agli italiani, che contano solo come numero, che mondo ci attende con l’anno nuovo alle porte.
E ci sarà poco da scherzare e protestare. Quando i corsi saranno chiusi e i diplomi consegnati e ricompattata ogni cosa, procederemo di nuovo democraticamente inquadrati e obbedienti, al trono e all’altare.

Ma siamo anche vicinissimi al Natale, e Gesù, che nella notte tra il 24 e il 25 dicembre da duemiladiciotto anni ci ricorda l’attimo della sua venuta, nella realtà è da sempre Presente e Vivo accanto a noi. E ricorda a tutti – direbbe Gabriella –, che Lui non rinasce solo per assistere paziente e misericordioso alla perpetuazione di ingiustizie, ma ora, quale Giusto perfetto, per smascherare e raddrizzare ogni stortura.
Buon Natale e Felice Anno Nuovo!



Descrizione immagini (dall'alto verso il basso):
- Scena dalla serie di film "Don Camillo e Peppone", interpretati da Gino Cervi (Peppone) e  Fernandel (Don Camillo)
 

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