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di Gabriella Pasquali Carlizzi - Mercoledì 3 Settembre 2008

“MOSTRO DI FIRENZE – CASO NARDUCCI”: IL VERO OSTACOLO AL RECUPERO DELLA VERITA’ SONO I RICATTI DI CUI IL “MOSTRO” E I SUOI COMPLICI SONO IN POSSESSO.
QUALI RICATTI?
LA RETE INFAME DELLA PEDOFILIA.

“IL MOSTRO DI FIRENZE E IL CASO NARDUCCI”

E VA BENE! E’ ORA DI “SPUTARE L’OSSO” E RICHIAMARE LA RESPONSABILE ATTENZIONE DEI MASSIMI VERTICI DELLO STATO, NEI LORO COMPETENTI ORGANI SUPERIORI , AFFINCHE’ PONGANO FINE AD UNO SCEMPIO DELLA GIUSTIZIA CHE DA CIRCA QUARANT’ANNI SPENDE MILIARDI DEI CITTADINI, MENTRE NESSUNO HA IL CORAGGIO DI TOGLIERE DALLE MANI DEI RESPONSABILI DI TANTI EFFERATI DELITTI, CIO’ CHE COSTITUISCE MATERIA DI RICATTO SU ILLUSTRI INSOSPETTABILI E DI CONSEGUENZA SUL RECUPERO DELLA VERITA’.

 

“Chi sa, parli!”…., “Il cittadino può, ma non è obbligato….” !
Ecco, da un lato l’invito quasi perentorio che i Magistrati lanciano nella speranza che chi conosce la verità, o comunque fatti e circostanze utili alle indagini, si faccia spontaneamente avanti, e formalizzi ciò di cui è a conoscenza.
D’altra parte, il Codice di Procedura Penale, recita: “Il cittadino può….”, ma non è obbligato, e tanto è vero che nella storia del “Mostro di Firenze”, vi è stato un illustre signore che ha dichiarato di essersi trovato, “sotto copertura”, sui luoghi quando il “Mostro” uccideva, ma non si è mai presentato alla Magistratura nemmeno per suggerire un indizio, mentre centinaia di addetti ai lavori indagavano a trecentosessanta gradi, e il Serial Killer proseguiva nella sua Grande Opera.
Ma l’illustre testimone oculare, invece di starsene nascosto in qualche luogo per la vergogna, ha anche dichiarato pubblicamente che in tanti anni, “nessuno degli inquirenti si è mai accorto che il “Mostro” lasciava sulla schiena della vittima maschile, il segno di una Rosa Rossa” (Parole sue testuali e che a richiesta sono disponibili per le competenti Autorità, che comunque ne sono a conoscenza).
Infatti, capitò proprio a me di discutere con uno dei Magistrati titolari dell’inchiesta, per quanto fossi schifata del fatto che dopo tali dichiarazioni rese dal “testimone”anche in una pubblica intervista, non fosse scattato nei suoi confronti alcun provvedimento.
E fu proprio in quell’occasione che il Magistrato mi rispose: “Signora Carlizzi, seppure posso capire la sua reazione da un punto di vista morale, per quanto relativo alla obbligatorietà dell’azione penale nei confronti di costui, non possiamo fare nulla, poiché il Codice dice che il cittadino “può”, ma non è obbligato.
Pertanto l’illustre personaggio, non può essere perseguito a norma di Legge.
La morale è un’altra cosa, ed è un sentimento personale che non fa parte dei nostri Codici.”
Replicai:” Dunque dottore, se io oggi assisto ad un omicidio, non sono tenuta a denunciare l’assassino?”
Risposta: “Esattamente signora, lei non avrebbe alcun obbligo da un punto di vista giudiziario…”
In verità ancora oggi seppure effettivamente il Codice corrisponde a ciò che mi disse il Magistrato, non capisco, come mai quando l’illustre testimone fu interrogato come persona informata sui fatti, e verosimilmente gli sarà stato chiesto tutto ciò che vide, compreso il segno della Rosa Rossa sulla schiena delle vittime maschili, (particolare sfuggito ad investigatori, inquirenti, medici legali, ecc….!!!!) mi chiedo allora come l’assassino o gli assassini non siano stati assicurati alle patrie galere….. a meno che, l’illustre testimone, non abbia confermato, forse “mentendo” di aver visto solo Pacciani, Vanni e Lotti, già condannati in via definitiva.
Certo però, che immaginare i tre “compagni di merenda”, anche autori di “pitture o tatuaggi” aventi come soggetto una Rosa Rossa, per la schiena delle vittime maschili….. è difficile da credere…
Eppure tutti lo sanno…chi è il vero Mostro, anzi egli stesso nel suo stile genetico del provocatore per eccellenza, lo scrive, senza mezzi termini: “Qui a Firenze, tutti sanno chi è il Mostro delle coppiette”…..
Io scriverei la stessa cosa, dopo aver ascoltato centinaia di voci di popolo, ma forse sarei più furba o meno provocatoria, non direi “tutti lo sanno”, direi piuttosto: “tutti lo sappiamo….” E chi ha orecchie per intendere…. Intenda!
In ogni caso, è prassi, per inquirenti ed investigatori, che se una testata giornalistica, pubblica un articolo che ha precisi riferimenti ad inchieste in corso, peraltro nel nostro caso si tratta di un articolo firmato da ben tre giornalisti, gli addetti ai lavori, titolari dei casi cui si fa riferimento, convochino, almeno come “atto dovuto”, gli autori del testo, e li interroghino come persone informate sui fatti.
Così come è anche vero che i giornalisti sono “tutelati” dalla segretezza delle fonti, anche se nel caso specifico, si potrebbe benissimo arrivare alla fonte, leggendo bene il testo.
A questo punto, poiché la questione è seria e si rischia che tra un’assoluzione “strumentale, una morte per vecchiaia, una prescrizione dei reati, il caso più singolare della storia della criminalità a livello mondiale, rimanga un “mistero”, o Società per Azioni (ricattatorie), mi piace richiamare l’attenzione dei lettori su quanto fu pubblicato dal settimanale Gente il 13 Maggio del 2004. L’articolo è integralmente riportato qui di seguito.
3 Settembre 2008
Gabriella Pasquali Carlizzi

Da Gente 13 Maggio 2004
PEDOFILIA: LA RETE INFAME
E' quella che collega Belgio e Italia: lo prova questa agghiacciante intervista esclusiva.
Di Gennaro De Stefano, Cristina Crisci e Roberto Fiasconaro
Una donna che ha vissuto tra Bruxelles e la Toscana racconta per la prima volta a Gente i riti, i filmati e le nefandezze di una realtà perversa. E ne svela i protagonisti.
Bruxelles, maggio 2004
C'era solo un sospetto: che qualcosa potesse collegare le feroci storie di pedofilia che hanno sconvolto il Belgio (e per le quali è in corso il processo contro Marc Dutroux) e alcune vicende analoghe accadute in Italia, dalla via crucis della piccola Maria, a Città di Castello, per cui è in carcere il suo assassino confesso, Giorgio Giorni, a quella di Simone Allegretti, a Foligno (l'uomo condannato per l'omicidio, Luigi Chiatti, potrebbe nascondere nel suo passato un segreto capace di collegarlo ai delitti del mostro di Firenze).
Dopo l'indagine condotta in Belgio e in Italia e, soprattutto in seguito a una testimonianza che riportiamo anonimamente (solo per tutelare l'incolumità di chi l'ha resa), possiamo affermare che il sospetto poggia su indizi seri. Che la magistratura, in parte, avrebbe già cominciato a prendere in considerazione.
Place Fontenas, a Bruxelles, è un crocevia di prostituzione maschile minorile, un luogo dove chi cerca un ragazzino per soddisfare le proprie abiezioni sessuali (spendendo "solo" 200 euro) può averlo: basta chiedere alle persone giuste.
È qui che parliamo con la signora M., che ha accettato di raccontare in esclusiva a Gente tutto quello che sa del filo criminale che, partendo dal Belgio, si dipana in tutta Europa, ltalia compresa, e sprofonda nel pozzo nero della pedofilia.
È un mondo costellato da scomparse di bambini e bambine, anche italiani, e dai cosiddetti snuff movies, termine inglese che indica i film nei quali i minori vengono dapprima violentati e quindi torturati e uccisi.
La morte di Maria Geusa, la bimba di Città di Castello che Giorgio Giorni ha confessato di aver ucciso e la temporanea scomparsa di Robertino Panebianco, il piccolo di Umbriatico, in provincia di Crotone, hanno riaperto la ferita mai rimarginata dei delitti di pedofilia. Esiste, nel nostro Paese, un mercato di minori, esiste un'organizzazione europea che si occupa di reperire bambini per le voglie sessuali di maniaci?
La risposta è sì.
E come mai gli avvenimenti più sconvolgenti delle ultime settimane conducono inevitabilmente in Umbria?
LA SIGNORA M.
«Quello che so», dice la signora M., «riguarda specialmente un nota professionista belga che annoverava tra i suoi clienti dei notabili di Bruxelles, ed era finito anche lui nella spirale della pedofilia: aveva rapporti con ragazzine minorenni che gli venivano procurate, stando a precise risultanze dell'accusa, da Michel Nihoul, uno degli imputati, con Marc Dutroux, nel processo per i terribili fatti di Marcinelle.
Nihoul trovava le vittime minorenni, le utilizzava per le riprese filmate più abbiette, poi distribuiva le videocassette, arricchendosi in modo spropositato. Si pensi che uno di questi film, quelli cosiddetti snuff movies, arrivava a costare anche 50 milioni di vecchie lire.
Nihoul veniva spesso in Italia, in particolare in Toscana e Umbria, dove incontrava i suoi clienti. In ogni città d'Europa», conclude la signora M., «esiste una Place Fontenas e dietro questo traffico ci sono personaggi che procurano bambini e li sfruttano».
LA DENUNCIA AL PARLAMENTO EUROPEO
Olivier Dupuis, europarlamentare radicale, sostiene: «Esistono vere e proprie reti criminali, attraverso le quali il "consumo" dei bambini è promosso e organizzato con il sequestro e quindi l'eliminazione fisica dei minori, comportamenti in cui si intrecciano sadismo, torture, deliri di onnipotenza e, insieme, complicità "importanti" e certezza dell'impunità. Io penso che non solo in Belgio ma anche in Germania, in Gran Bretagna, in Danimarca, in Italia ci sia il rischio che tutto possa essere ricoperto da una cappa di piombo».
GLI SNUFF MOVIES
Nel 1974 Michael e Roberta Findlay realizzarono un film dal titolo Snuff, nel quale si rievocava la strage in cui fu mutilata e uccisa anche Sharon Tate, moglie di Roman Polanski.
Il produttore vi inserì una scena di quattro minuti in cui una donna veniva selvaggiamente torturata, mutilata e smembrata.
Il fenomeno degli snuff movies si è allargato e, pochi anni fa, ci fu la scoperta di un traffico londinese di bambini da torturare e uccidere sul set. (E ricorderete, per esempio, il caso del pedofilo di Trieste condannato perché voleva comperare un bambino da violentare e uccidere e che ora, scontata la pena, è libero. Si accordò con un finto venditore, in realtà un poliziotto, per telefono).
VILLA VERDE, ALIAS POGGIO AI GRILLI
La signora M. parla solo di quello che sa e forse non racconta tutto.
Il minimo che si possa dire, è che la vita l'ha posta più di una volta in situazioni a rischio.
Le è capitato, infatti, anche di frequentare, in Italia, Villa Verde, la residenza per anziani di Firenze, poligono di tiro e hotel di lusso, dove Pietro Pacciani aveva lavorato e dove, secondo l'inchiesta sul "Mostro" condotta da Michele Giuttari, si riunivano per i loro riti satanici alcuni degli indagati attuali e anche qualcuno morto da anni.
A Villa Verde, la signora M. (che noi abbiamo intervistato in Belgio) ha lavorato nel periodo in cui la tenuta apparteneva ai marchesi Casati, prima di essere venduta alla famiglia Corrado.
LA ROSA ROSSA
La signora M. è combattuta da due pulsioni: scaricare la sua coscienza di tutto ciò che sa sulla rete dei pedofili e le cui sozzure l'hanno, suo malgrado, lambita, rovinandole l'esistenza; e la tentazione di tacere, nel timore (più che giustificato) delle reazioni dei criminali.
Ma fa chiaramente intendere che la chiave di volta della rete dei pedofili potrebbe essere in Umbria o fra Umbria e Toscana. Terra in cui affondano le radici di una discussa congrega: l'Ordine della Rosa Rossa e della Croce d'Oro, setta magico-esoterica e sedicente massonica che estenderebbe i suoi tentacoli anche all'estero.
Su questa organizzazione ha ultimamente diretto le sue indagini il capo della squadra antimostro (di Firenze), Michele Giuttari. Dietro questa sigla, è il sospetto dell'investigatore, si nasconderebbero gli assassini che hanno agito nelle campagne toscane. Ebbene, la Rosa Rossa può essere stata in qualche modo legata alla massoneria ai primi del Novecento.
L'UMBRIA E LA MASSONERIA
L'Umbria ha, in Italia, la più alta densità di massoni: nove ogni diecimila abitanti.
Secondo il capo del Grande Oriente, l'avvocato Giancarlo Zuccaccia, in Umbria ci sono ventisette Logge o officine con 900 iscritti ufficiali (cioè non più nascosti dal segreto), diciotto nel Perugino, cinque nel Ternano-Spoletano, quattro nel Tifernate. Ma nessuno sa quante siano le Logge segrete che, impropriamente, si richiamano a terminologie e riti massonici.
UNA STELLA, UN CERCHIO
E non sembra neppure da escludere il sospetto che, nella setta satanica Rosa Rossa, le vicende dei pedofili e del Mostro di Firenze possano connettersi.
A Foligno, nel 1993, il geometra Luigi Chiatti, 25 anni, uccise prima Simone Allegretti, quattro anni, poi Lorenzo Paolucci, undici. Ed è emerso proprio in questi ultimi giorni il sospetto che Chiatti forse conosceva Francesco Narducci, il medico scomparso nel lago Trasimeno nel 1985 e sulle cui amicizie fiorentine ora indaga la Squadra anti Mostro.
Le autorità prendono in seria considerazione l'ipotesi che il medico appartenesse alla Rosa Rossa: “Io non posso dire se Chiatti e Narducci si conoscevano, perché non lo so, ma gli inquirenti certamente hanno la possibilità di dare una risposta alla domanda», dice, pesando le parole, Luciano Paolucci, papà di Lorenzo. «I Narducci sono originari di Foligno; è dunque possibile che i due genitori, entrambi medici, si conoscessero e frequentassero. Per tutte le altre questioni, io vorrei dire che se esiste una verità diversa sull'omicidio di Simone Allegretti, Luigi Chiatti deve raccontarla.
Se lui è un Mostro "costruito", nel senso che da piccolo ha subito violenze sessuali e se ha assistito ad altri omicidi, o se Simone è stato soppresso da qualcuno che lui vuole proteggere, deve dirlo. Sul collo del piccolo c'era una stella con un cerchio. Indicava una setta satanica?».
MARIA GEUSA
Gli stessi dubbi, lo stesso ambiente fra pedofilia e satanismo (persino, parrebbe, con richiami alla Rosa Rossa), emergono ora nella vicenda della piccola Maria Geusa.
La bimba di San Giustino, in provincia di Perugia, è stata violentata più volte in un modo così brutale da provocarle lesioni irriferibili. Giorgio Giorni, che ha confessato, sostiene di averla "solo" uccisa, perché innervosito dal pianto e dagli strepiti. Il sospetto, fortissimo, è che nell'appartamento di Città di Castello dove Maria è stata uccisa, possa essere stato girato uno snuff movie (con più di un partecipante), con la violenza carnale prima e l'uccisione poi. Una cassetta del genere sul mercato pedopornografico può valere fino a 25 mila euro.
Si è accertato che Giorni ha un'esposizione con le banche intorno ai 150 mila euro.
E ora ci si interroga sul presunto patto fra Giorgio Giorni e un noto professionista di Città di Castello (un medico, ancora una volta) che avrebbe risanato i suoi debiti, in cambio della bambina.
CITTÀ DI CASTELLO
Sarà un caso, ma lo scorso anno la Polizia Postale di Roma, si catapultò a Città di Castello per un'indagine: sospettava che fosse il crocevia di smistamento di materiale pedopornografico.
Le indagini non ebbero seguito.
Il sindaco, Fernanda Cecchini, dice a Gente: «Se dicessi che il presunto assassino è toscano di San Sepolcro e la famiglia della bambina è pugliese, come reagirebbero i sindaci dei due Comuni? Le disgrazie possono accadere ovunque”.
LA PISTA SATANICA
Per gli inquirenti, l'Umbria è terra non nuova a episodi di satanismi e i collegamenti con Città di Castello non sono campati in aria.
Al punto che l'intera vicenda della piccola Maria Geusa viene riletta, alla ricerca di possibili indizi. Così si cerca di comprendere se abbiano qualche valore le circostanze del delitto; per esempio: l'uccisione è avvenuta nella settimana santa; l'appartamento di Giorni sta dirimpetto al cinema Eden (Paradiso); se si anagramma il nome della bambina, Maria Geusa, viene fuori "Gesù a Maria" o "Maria a Gesù".
IL PAPA NERO
Si faceva chiamare Loitan e oggi risiede a San Giustino, lo stesso paese di Maria Geusa.È stato il fondatore della Chiesa di Satana.
Nel 1997 si converti, per intercessione di santa Rita, disse, cui si professava devoto. Il suo approdo non fu privo di simbologie: nel linguaggio esoterico, infatti, santa Rita è sinonimo di Rosa Rossa.
Nel giorno della festa della santa, ai fedeli viene offerto durante la Santa Messa, proprio quel fiore e i pellegrini a Cascia portano come santino una bustina con una rosa rossa essiccata.
LA SQUADRA ANTIMOSTRO
«La vicenda di Marc Dutroux e della sua setta pedofila”, dice a Gente Michele Giuttari, capo della squadra antimostro, «è per noi molto importante, perché supera la teoria secondo la quale i delitti seriali non possono essere commessi da un gruppo, ma solo da un singolo».
Questa frase mette in evidenza che dal Belgio possono giungere molte chiavi di lettura delle vicende italiane (pure senza contare le dichiarazioni della signora M.).
Per esempio, secondo l'ipotesi investigativa, il gruppo di persone attualmente indagate per i delitti del Mostro di Firenze, uccideva compiendo un rito. Come avrebbero fatto Marc Dutroux e Michel Nihoul.
E, forse, Giorgio Giorni.
(Gennaro De Stefano, Cristina Crisci, Roberto Fiasconaro , sono i firmatari dell’articolo )

DIDASCALIA IMMAGINI

1. Copertina di GENTE del 13 Maggio 2005

2. Copertina del libro di Mario Spezi "IL PASSO DELL'ORCO"

3. Ritratto di Mario Spezi

4. Brano tratto dall'aletta di copertina del libro di Mario Spezi "IL PASSO DELL'ORCO"

5. Giorgio Giorni

6. Marc Dutroux

7. Michel Nihoul

8. Luigi Chiatti

9. Francesco Narducci

10. Copertina del libro di Michele Giuttari "Scarabeo"

11. Michele Giuttari

12. Copertina del libro di Michele Giuttari "La loggia degli innocenti".
 

IL MISTERO DI GIUSTO