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di Gabriella Pasquali Carlizzi - Martedì 28 Aprile 2009

MOSTRO DI FIRENZE-CASO NARDUCCI: UNA DOMANDA …. DI PIOMBO!
L’INQUIETANTE DISCORDANZA SUI BOSSOLI REPERTATI SUI LUOGHI DEI DUPLICI DELITTI….
UNA VIA CHE PUO’ PORTARCI DRITTI DRITTI A GUARDARE IN FACCIA IL GIUSTIZIERE DELL’AMORE ALTRUI…
Da un’ attenta consultazione degli atti processuali, nonché da quanto è stato scritto e pubblicato dagli investigatori titolari delle indagini, in relazione ai bossoli repertati e che hanno consentito di stabilire che il Mostro ha ucciso sempre con la stessa arma, una Beretta 22, il dato che come ripeto, coincide in tutti i documenti, è relativo al numero dei bossoli ritrovati, un numero sempre inferiore ai colpi sparati.

Tanto è vero che si è pensato che il Mostro dopo aver ucciso, portasse via con se una parte di bossoli, forse per inviarli insieme ai suoi numerosi messaggi, che recapitava sia agli inquirenti, sia facendoli ritrovare unitamente ai guanti, o anche nell’orto stesso di Pacciani.

Vediamo quanto risulta ufficialmente in atti.

Delitto: 14 Settembre 1974
Colpi sparati: NOVE
Bossoli ritrovati: CINQUE

Delitto: 6 Giugno 1981
Colpi sparati: OTTO
Bossoli ritrovati: CINQUE

Delitto: 22 Ottobre 1981
Colpi sparati: SETTE
Bossoli ritrovati: SETTE

Delitto: 19 Giugno 1982
Colpi sparati: SEI
Bossoli ritrovati: NOVE

Delitto: Settembre 1983
Colpi sparati: SETTE
Bossoli ritrovati: QUATTRO

Delitto: Luglio 1984
Colpi sparati: SEI
Bossoli ritrovati: CINQUE

Delitto: Settembre 1985
Colpi sparati: SETTE
Bossoli ritrovati: NOVE

DAL LIBRO EDITO DA SONZOGNO, NEL 1983, INTITOLATO: “IL MOSTRO DI FIRENZE” E IL CUI AUTORE E’ MARIO SPEZI, RIPORTIAMO FEDELMENTE:

CAPITOLO 1 – BORGO SAN LORENZO – SABATO 14 SETTEMBRE 1974 –

ALLE PAGINE 12 E 13 SI LEGGE:

…..”NEANCHE MEZZ’ORA DOPO, ARRIVANO DA FIRENZE IL SOSTITUTO PROCURATORE DELLA REPUBBLICA ANTONIO LA CAVA CON IL CAPITANO DEI CARABINIERI OLINTO DELL’AMICO E POI I GIORNALISTI E I FOTOGRAFI…..”

“L’INDAGINE SI PRESENTA MOLTO DIFFICILE. SUL LUOGO DEL DELITTO, IN MEZZO ALLA TERRA BAGNATA E A LUNGO CALPESTATA DAI CURIOSI PRIMA DELL’ARRIVO DEGLI INQUIRENTI DA FIRENZE, SI RACCOLGONO POCHI OGGETTI, NESSUN INDIZIO. CI SONO UNDICI BOSSOLI PIUTTOSTO VECCHI DI MARCA WINCHESTER PER UNA PISTOLA CALIBRO 22. C’E’ UN BOTTONE RIVESTITO DI CUOIO DEL TIPO CHE SI APPLICA ALLE GIACCHE SPORTIVE CHE PORTANO I CACCIATORI. NIENTE ALTRO……”

CAPITOLO 2 – SCANDICCI – SABATO 6 GIUGNO 1981 –

ALLE PAGINE 27 E 28 SI LEGGE:

“….ATTORNO ALL’AUTO DI GIANNI IL COMMISSARIO DELLA SQUADRA MOBILE SANDRO FEDERICO, IL COLONNELLO DELL’AMICO, IL GIOVANE SOSTITUTO PROCURATORE DELLA REPUBBLICA ADOLFO IZZO SI INTERROGANO E CHIEDONO RISPOSTE AI MUTI ELEMENTI DELLA SCENA DEL DELITTO.

SUL TERRENO LA “SCIENTIFICA” TROVA UNDICI BOSSOLI, LO STESSO NUMERO RACCOLTO SUL CAMPO DI SAGGINALE. ANCHE QUESTI SONO DI UNA RIVOLTELLA CALIBRO 22….”

“…..A PARTE GLI UNDICI BOSSOLI DI PISTOLA CALIBRO 22, LA PIU’ COMUNE, L’ASSASSINO NON HA LASCIATO ALCUN INDIZIO….”

CAPITOLO 4 – CALENZANO – GIOVEDI’ 22 OTTOBRE 1981 –

A PAGINA 60 SI LEGGE:

“…IL CAPO DELLA “SCIENTIFICA” CASTIGLIONE RACCOGLIE SUL TERRENO NOVE BOSSOLI WINCHESTER. ALTRI DUE SONO SUL PAVIMENTO DELL’AUTO . SUI FONDELLI I DUE SEGNI A MEZZALUNA, QUASI DUE UNGHIATE CHE SONO ANCHE SUGLI ALTRI 22 BOSSOLI RACCOLTI A BORGO SAN LORENZO E A SCANDICCI. L’ASSASSINO E’ SEMPRE LUI, IL MOSTRO.”

CAPITOLO 7 – BACCAIANO – SABATO 19 GIUGNO 1982 –

A PAGINA 108 SI LEGGE:

“PER GLI INVESTIGATORI E GLI INQUIRENTI NON POSSONO ESISTERE DUBBI CHE L’ASSASSINO E’ SEMPRE LO STESSO, IL MOSTRO. I BOSSOLI DELLA CALIBRO 22 LASCIATI SUL TERRENO SONO LA FIRMA SUL TERZO DUPLICE OMICIDIO CHE HA COMMESSO IN UN ANNO. CON QUELLO DI BORGO SAN LORENZO, LE VITTIME SONO ORMAI OTTO ….”

LEGGENDO LA NAZIONE DEL 21 GIUGNO 1982, E’ SEMPRE MARIO SPEZI CHE SCRIVE E FIRMA:
“…MANCA LA PERIZIA BALISTICA SUGLI UNDICI PROIETTILI
ESPLOSI SABATO NOTTE…MA ANCHE QUESTO NECESSARIO ESAME SEMBRA SOLO UNA FORMALITA’.”

Ora, evitando inutili approfondimenti o interpretazioni, è evidente che l’autore di queste dichiarazioni, chiama in causa magistrati, investigatori, la “scientifica”, i quali oltre che essere presenti avrebbero materialmente svolto le operazioni di raccolta e custodia dei reperti, ben numerati, davanti ad un testimone oculare che fu il primo a scrivere un libro d’inchiesta, quando ancora il Mostro uccideva.

Va anche detto che in questo libro vi sono contenuti fatti gravissimi, descritti con dovizia di particolari, e sui quali non si può soprassedere come se vi fossero vittime di serie A e vittime di serie B, atteso che, ripeto, si tratta dei primi delitti, che da quanto si sa, possono considerarsi “archiviati”. E dunque quanto viene dettagliatamente esposto dall’autore del libro, assume una fondamentale rilevanza anche nella speranza di poter dare una risposta a quanto fino ad oggi non è stato possibile, grazie ad un testimone oculare, che pur avendo pubblicato cose di tale importanza, evidentemente non fu letto attentamente.

E non sono poche le osservazioni che viene spontaneo fare, specie quando sottolinea quale principale analogia tra questi delitti, il fatto che siano stati repertati sul posto, sempre lo stesso numero di bossoli, al punto da considerare tale elemento come la firma del Mostro.

Ora è impensabile che le autorità citate dall’autore e presenti alle operazioni di ricognizione, abbiano raccolto undici bossoli ad ogni delitto, e se ne siano persi la metà per la strada, e dunque che mistero si nasconde dietro circostanze tanto inquietanti?

Oltre al fatto che Mario Spezi, fa finalmente luce su un dubbio che ha impegnato gli inquirenti per molto tempo, specialmente il dottor Giuttari, nel sospettare che le pistole fossero due, e questo proprio in conseguenza del fatto che i conti non tornavano.

Spezi ripete più volte che il Mostro anche quando sparava ad esempio sette colpi, comunque finiva di scaricare completamente la pistola, magari sul corpo di uno dei cadaveri. E ci chiarisce che è sempre una stessa pistola a dieci colpi più l’undicesimo in canna.

Tutto questo, pensate, all’autore del libro era ben chiaro fin dal 1983, quando il Mostro avrebbe ancora ucciso la coppia dei tedeschi, poi Pia Rontini e Claudio Stefanacci, ed infine i due francesi, nella tenda.
Una analisi attenta del testo, potrebbe perfino farci trovare di fronte ad un quadro diverso da quanto si è sempre pensato, anche in considerazione dell’estrema esattezza con cui l’autore riferisce particolari inediti, mai emersi né in sede processuale, ne in alcun atto giudiziario.

Qualcuno vuole commentare questa circostanza e tentare di fornire una risposta?....
Io la mia l’ho già data…..

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