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MA CHE PAESE E' MAI IL NOSTRO, L'ITALIA?


martedì 30 novembre 2022


di Carmelo Maria Carlizzi

La frana di Ischia

Un Paese, il nostro, i cui politici, ossia coloro che ne amministrano il lavoro, la politica, la giustizia, le finanze e l'ordine pubblico, guadagnano ogni mese decine di volte in più rispetto a quanto percepisce un qualsiasi cittadino medio, oppure centinaia di volte in più rispetto a quanto si trova a disporre uno dei cinque milioni di poveri assoluti e dei nove milioni in povertà relativa, che sono quelli che vivono con la pensione sociale o il reddito di cittadinanza, oppure alcuni milioni di volte di quanto ricevono in vera e propria elemosina, graziosamente, quei milioni di nullatenenti invisibili e quindi sconosciuti alle statistiche?

 

Un Paese come questo può ancora dirsi civile? E democratico?

E se anche questi politici sono forse tutti perfettamente in regola col sistema fiscale e con la propria famiglia, di certo non possono esserlo con la propria coscienza visto il lavoro che hanno scelto!

Ma che Paese è questo in cui i suoi politici, che poi sono i cittadini che più lo dovrebbero illustrare, invece hanno scavato un fossato tanto grande e profondo fra loro e la comunità reale, quella che abbiamo appena ricordato, un fossato che pare impossibile da colmare? A meno che questi politici non comincino a rinunciare ai 2/3 dei loro emolumenti, poiché con quello che gli rimarrebbe vivrebbero sempre da gran signori!

 

Qualche esempio? Anche se sono cose che conosciamo tutti, le riproponiamo solo come per un ripasso.

Un parlamentare, senatore o deputato che sia, può contare su un minimo di 15.000 euro mensili oltre a vari benefit che possono far crescere di molto lo stipendio mensile.

Un impiegato o un operaio possono guadagnare, e solo quando gli va bene, mediamente 1.500 euro cioè il decimo di un parlamentare, e senza benefit di sorta.

Ma un disoccupato che percepisce o "guadagna" 0, dico zero, euro mensili e vede intanto il parlamentare guadagnare 15.000 volte di più al mese che deve pensare, che deve fare? Per non parlare di tutti quelli che dormono sotto i portici o nelle stazioni o anche solo sotto i cassonetti delle saracinesche dei negozi. Per questi il termine guadagno è incomprensibile, perché quando si svegliano, se si svegliano, fradici di umidità e tremanti di freddo, inizia la ricerca di un pezzo di pane e se possibile di un posto in fila per un piatto caldo!

E' giustizia questa? Con quale faccia uno di questi parlamentari guarda negli occhi un disoccupato? Ma con quale faccia e disposizione d'animo si propongono costoro ogni giorno di amministrare la vita degli Italiani?

Ma poi che Paese è l'Italia dove intanto si lotta e si propongono con convinzione leggi per la libertà di drogarsi, per la libertà di morire con l'eutanasia, per la libertà di abortire e questo anche per le minorenni, per la libertà di ricorrere all'utero in affitto, per la libertà alle coppie omosessuali di adottare un figlio, per la libertà di un fanciullo di scegliere la propria identità di genere... e potremmo continuare su tanti altri temi. 

E sin qui abbiamo parlato solo dei politici, ma sulle spalle degli Italiani gravano decine e decine di migliaia di stipendi simili, un po' maggiori o un po' minori, di funzionari, di magistrati, di dirigenti ministeriali, di amministratori di aziende pubbliche, di politici regionali e provinciali... uno stuolo numericamente interminabile.

E ancora infine chiediamoci: ma che Paese è l'Italia dove invece si parla così poco e concretamente di lavoro, di restauro dei luoghi storici e dei beni artistici, di risanamento di montagne, foreste, fiumi, mari e coste, di rivalutazione della famiglia, di istruzione, di affrancamento dalla criminalità organizzata... e poi di salubrità e integrità dell'aria, dell'acqua e della terra?

Si può dire che è bello, giusto e democratico un Paese che vede ogni giorno deturpata una parte di sé, una volta grande e un'altra volta più piccola, ma parti sempre preziose, così come appena accaduto ad Ischia, ma che ogni giorno più silenziosamente avviene su tutto il territorio nazionale, cementificato, violentato da interventi speculativi, di condono o anche più semplicemente di pessimo gusto.

Migliaia e migliaia di anni vissuti da eventi, popoli e civiltà ineguagliate ci avevano consegnato sino a un secolo fa un territorio, quello della nostra Italia, descritto dagli altri popoli con espressioni intrise di ammirazione, e che talvolta celavano anche punte di invidia. In pochi decenni di condoni, speculazioni, assenza di manutenzione e ancora guasti di ogni sorta, abbiamo consumato in maniera irreversibile già una discreta porzione di questo patrimonio.

Richiamare ai loro doveri quanti si sono proposti a guidare e amministrare l'Italia, muniti di tutti i privilegi di cui abbiamo detto all'inizio, ci sembra il minimo che possiamo fare, poiché risanare, prima che vada perso definitivamente questo nostro Paese, è per costoro un obbligo.

E poi, diciamolo con forza, davvero ne vale la pena!

 

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