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GUERRA RUSSIA – UCRAINA CHE STA ACCADENDO E DOVE STA ANDANDO IL MONDO

mercoledì 15 giugno 2022

di Carmelo Maria Carlizzi

Su questa guerra è stato scritto e ancora oggi viene scritto tutto, il contrario di tutto e molto altro ancora.

Cosa dire allora di nuovo? Di più convincente tanto da riuscire a individuare la strada verso cui avviare i due contendenti e finalmente verso l'apertura di un negoziato?

Gli ucraini, anche se non lo ammettono, fra poco saranno vicini all'orlo della disperazione poiché pur con la loro resistenza che può giustamente definirsi eroica, vedono ogni giorno avvicinarsi il momento della resa e assottigliarsi sempre di più le loro truppe combattenti, affievolirsi per forza di cose la solidarietà internazionale e diminuire le riserve di ogni tipo, morire uno dopo l'altro i suoi soldati senza poterli sostituire o rinforzare con truppe fresche.

Ormai l'orso russo sta dilagando inesorabilmente, anche se molto lentamente. E a poco servono le considerazioni sull'efficienza assai precaria dei suoi mezzi, le scarse motivazioni dei soldati, la compattezza dell'occidente ancora intatta, le documentazioni incontestabili delle distruzioni operate dai russi, delle fosse comuni, degli stupri, delle deportazioni di civili...

Mentre loro, gli ucraini, con il loro presidente Zelenski, sono ancora lì, sul pezzo. Come i soldati di Leonida alle Termopili contro i persiani.

Di contro i russi, non diversamente dai persiani di Serse, stanno perdendo migliaia di uomini e intere divisioni di carri, hanno avuto navi affondate, aerei e elicotteri abbattuti, ma comunque avanzano nello stretto corridoio che le forze spartane a loro consentono.

Gli ucraini stanno collaudando tutto l'arsenale militare occidentale: missili, droni, razzi, carri armati, ma poi allo stesso tempo vedono le loro città, una dopo l'altra ridotte, letteralmente, a cumuli di macerie.

I russi, i cui giovani sino a pochi mesi fa avevano iniziato a sperimentare il benessere all'occidentale, compresi musica, alcool e droghe, si trovano impantanati ancora per chissà quanto tempo nelle terre ucraine, né più né meno che gli americani nel Vietnam.

Gli ucraini, giovani e meno giovani, naturalmente quelli che rimarranno superstiti, vedranno rinviati a babbo morto la possibilità di un lavoro, di una casa, di un mutuo per la propria azienda, di una famiglia perché dovranno prima pensare, e solo a guerra finita, come ricostruire le loro case e le loro città.

I boiardi russi che anche loro avevano appena iniziato a provare il bello degli yacth, delle ville nei luoghi più esclusivi del mondo, dei posti in prima fila in tutti gli eventi mondani, ora vengono schifati come puzzoni e ladri, e costretti a sostituire Mac Donald e i suoi sandwich con un marchio tutto russo e con salsicce in salsa siberiana.

“Non stancatevi di noi” risponde Volodymyr Zelenski alla domanda di un giornalista, quasi invocando la solidarietà dell'occidente perché non si interrompa.

“Odio gli occidentali, farò di tutto per farli sparire” tuona Dmitrij Medvedev su Telegram.

Sembriamo oggi vivere tutti fuori dalla realtà, in un brutto sogno che potrebbe concludersi con una generale esplosione, un grande botto e una immensa fumata nera nella quale andremmo ad ondeggiare come polvere che poi il vento provvederà a spargere al suolo. Poiché non vedo come si possa regolare tanta violenza come si fa con la temperatura del forno per la pizza.

Bravi Putin e Biden, davvero bravi, naturalmente lo dico con amara ironia, ma altrettanto bravi al loro livello Draghi, Macron e Scholz. Meno bravi i cittadini che loro governano e che purtroppo sono scollegati dalle stanze del potere, mentre comunque sono costretti a vivere questo incubo che non è certo voluto da loro, ascoltando e credendo quanto viene propinato dall'alto.

In fondo al tunnel che con tanta incoscienza stiamo tutti imboccando trascinati da questi leader, non si vede nulla di buono, mentre già si sente un gran puzzo di morte poiché alle macerie che i russi vanno ammucchiando assieme ai cumuli di cadaveri dei propri soldati e delle popolazioni ucraine non pare seguire alcun progetto evolutivo, di vita. E da nessuna parte in causa.

Ma come possono parlare di vita i popoli russo e ucraino che hanno fatto dell'aborto il livello misuratore delle loro popolazioni, sull'esempio tanto luminoso dei cinesi? E come assieme a loro allo stesso modo possono parlare di vita statunitensi ed europei che anch'essi non scherzano con le leggi approvate contro la vita?

Qual'è il progetto di tutti loro per l'umanità? Costoro parlano con un'unica voce, quasi in coro, di aborto che è il contrario della vita – così come esprime l'etimologia stessa della parola –, tutti chiedono il diritto alla scelta della loro concezione della vita, auspicano l'eutanasia, propugnano l'applicazione dell'utero in affitto che permette di dare un figlio a chiunque, maschio o femmina, in armonia con la visione di famiglia che si va oggi affermando nella confusione dei generi a tanti gradita. Solo su un progetto di morte sono quindi tutti d'accordo, ma su quello della vita, della difesa della vita e quindi dell'affermazione del quinto comandamento ogni persona, comunità o popolo pone i suoi distinguo, precisa la sua scelta, insomma rivendica il proprio diritto ad uccidere, ancor più se celato dietro la necessità di difendersi da un'aggressione.

Se davvero così stanno le cose non ci resta che sperare, come sappiamo da sempre, nella infinita pazienza di Dio e nella sua misericordia.

 

Didascalie:

- Putin con i suoi Generali

- Biden e Draghi

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