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Negazione e manipolazione della vita: dal Mostro di Firenze all’aborto, dalla Ru486 alle coppie di donne generatrici di vita, passando per le “chimere” e l’eutanasia infantile

giovedì 20 agosto 2020

di Carmelo Maria Carlizzi, con la collaborazione dei Volontari dell’Opera “Padre Gabriele”

Nel luglio 1968 il Papa Paolo VI emanava l’enciclica Humanae Vitae in cui la Chiesa Cattolica proclamava ancora una volta la sacralità della vita. Pochi giorni dopo, nella notte fra il 21 e il 22 agosto l’umanità conosceva uno scatto di civiltà allorché una coppia di giovani amanti veniva massacrata nelle campagne attorno Firenze, a San Casciano Val di Pesa, mentre era appartata in auto a scambiarsi effusioni. Si comprenderà presto come tale assassinio intendesse contestare l’arretratezza ritenuta medievale degli assunti papali.

Il crimine allora aveva dato l’avvio, secondo quanto fu detto alcuni anni dopo da inquirenti, esoteristi e scrittori, alla serie degli otto duplici delitti cosiddetti del Mostro di Firenze in cui, con un preciso numero di proiettili cal.22, ogni volta 11 esplosi, venivano uccisi due amanti mentre si congiungevano; ma questo assassinio delle coppiette doveva avvenire un istante prima dell’eiaculazione, ossia dell’emissione dello sperma da parte del maschio e da cui avrebbe poi potuto accendersi una vita. Tale momento veniva ovviamente preannunciato agli assassini dall’osservazione attenta e dall’ascolto da parte dei cosiddetti guardoni (ma che guardoni non erano) dell’intimità degli amanti. Va considerato che la vita dei criminali operanti sul campo non sarebbe valsa un solo centesimo se avessero sbagliato o disatteso nello sparare quell’attimo preciso precedente all’espressione dell’orgasmo, così come a loro era stato ordinato.

Era quest’ultima una condizione imprescindibile per il compimento efficace del rito, ben riscontrabile nell’autopsia dei corpi e funzionale all’offerta a Satana della vita della coppia e di quella che potenzialmente stava per determinarsi nella congiunzione dei due giovani.

Contemporaneamente, nella sede del tempio della loggia massonica che aveva preso in carico quel crimine con un grande impegno organizzativo, finanziario ed esoterico, l’istante dell’uccisione dei giovani amanti era il segnale preciso dell’avvenuto compimento dell’offerta a Satana. Da quel momento si sarebbe espresso il gradimento da parte di Satana del sangue versato per lui con tanto dispendio di energie. Il sacrificio cruento così compiuto sarebbe poi stato protetto da ogni tentativo di inquirenti, giornalisti e studiosi di scoprire chi fossero gli assassini e quali le loro motivazioni, ponendo in essere una rete di complicità talmente fitta e solidale che ancora oggi nessuno è stato capace di districarla, a parte le innumerevoli ipotesi che hanno dato corpo ad altrettanti romanzi, talvolta di successo.

Quale maggiore offesa a Dio di quella portatagli contro da Satana con la distruzione violenta della Vita e in particolare di quella che potrebbe scaturire dalla realizzazione del suo progetto più alto, ossia quello dell’attimo della generazione della vita umana in una continuità, nel progetto divino, che non doveva conoscere fine?

E da qui in poi a partire dopo Firenze, dagli Stati Uniti, ma non solo, ecco svilupparsi senza soluzione di continuità i rituali con cui vengono offerte vite umane, a volte singole vite e a volte anche migliaia di vite, ma sempre quali offerte funzionali all’ottenimento per la loggia o per il Paese offerente di un successo, specie se economico o politico. Rituali che ancora oggi costituiscono il maggior punto di riferimento e di ispirazione per le più alte religioni sataniste dell’era moderna.

Pietro Pacciani, che qualcosa sapeva di tutto questo e che dell’altro doveva avere intuito, tramite l’avvocato Pietro Fioravanti nel periodo natalizio dalla Casa Circondariale di Pisa l’1 gennaio 1996 scriveva a Gabriella: “Ho ricevuto gli auguri del S. Natale che ricontraccambio per il nuovo anno. Speriamo sia migliore e che ci porti fortuna a tutti il Redentore che d’è nato il 25 (Ho seguito il suo consiglio), E’ venuto a trovarmi Avv. Fioravanti e la saluta e, ring. per il nuovo anno. Un forte abbr. e un grazzie”. Pacciani aveva nello stesso tempo ben compreso che lei era portatrice di una speciale sapienza con cui era andata a scrutargli dentro l’animo.

Nello stesso periodo della saga del Mostro, il dott. Bernard Nathanson (1926-2011), ginecologo americano ebreo e ateo, soprannominato “il boia di New York” e con al suo attivo – si fa per dire – 75mila aborti come da lui stesso scritto, nel 1969, subito dopo le esplosioni fiorentine, aveva da protagonista favorito l’affermazione negli Usa delle leggi abortiste grazie all’applicazione di sofisticate tecniche di disinformazione sulle conseguenze per le donne dell’aborto. Nathanson era inoltre divenuto il primo direttore della clinica abortista  Center for Reproductive and Sexual Health di Manhattan a New York, per poi essere fra i co-fondatori del National Association for the Repeal of Abortion Laws (NARAL), gruppo di attivisti che risulterà determinante nella promozione della legalizzazione dell'aborto negli Stati Uniti, dove la Corte Suprema nel 1973  legalizzò l'aborto teoricamente fino all'ultimo mese di gravidanza.

Però nel 1984 Nathanson, che sino allora aveva espresso tutte le qualità di un vero e proprio mostro, dopo aver visionato il film di un suo aborto grazie allo sviluppo delle nuove tecniche ecografiche che consentivano di vedere cosa accadeva nel grembo della donna nel corso di tale pratica, sconvolto dal filmato, decise che non avrebbe praticato mai più aborti.Quindi convertendosi nel 1996 al cattolicesimo e divenendo un convinto sostenitore dei movimenti pro-vita, senza alcuno scrupolo nel denunciare e condannare i propri stessi innumerevoli interventi e comportamenti quale medico abortista. E come lui molti altri noti ginecologi abortisti, anche italiani, ugualmente sconvolti dalla visione di quei filmati, abbandoneranno tali pratiche.

Frattanto purtroppo, in conseguenza anche alla precedente attività di Nathanson, i Paesi che andavano adottando leggi a favore dell’aborto si erano ormai moltiplicati di numero, divenendo le leggi da loro approvate rapidamente sempre più permissive, e questo proprio nei Paesi di più antica fede cattolica, come l’Irlanda e l’Italia stessa, mentre la progressione omicida contro la vita non si fermava, anzi si esprimeva in un’infinità di varianti applicative.

Ecco infatti come su Repubblica di alcuni anni fa, l’11 aprile 2014 viene annunciato a firma di Adele Sarno e con “rispettoso equilibrio” l’arrivo in Italia della pillola abortiva Ru486 e come essa funzioni: L'aborto farmacologico è un'opzione non chirurgica per chi vuole interrompere la gravidanza nel pieno rispetto della Legge 194. La pillola Ru486 è il nome commerciale di un medicinale per dare alle donne tale opzione. Il nome del farmaco è Mifegyne (Mifeprostone) della Exelgyne. Dopo cinque anni di polemiche, la RU486 è arrivata in Italia nel 2009. La molecola con cui è possibile praticare l'aborto farmacologico ha ricevuto l'autorizzazione dell'Agenzia italiana per il farmaco per essere messa in commercio nelle strutture ospedaliere di tutto il Paese. Ed ecco così determinata la decisione dell'arrivo della pillola abortiva in Italia, rimandando a Stato e Regioni le disposizioni per il corretto percorso di utilizzo clinico del farmaco all'interno del servizio ospedaliero pubblico. E così una donna che decida di abortire nelle prime settimane di gravidanza avrà la possibilità di scegliere tra l’aborto chirurgico e quello farmacologico, come quasi in tutta Europa. Sempre nel rispetto della Legge 194 che disciplina l’interruzione volontaria di gravidanza nel nostro Paese. La cosiddetta pillola abortiva può essere somministrata solo in ambito ospedaliero e con obbligo di ricovero "dal momento dell’assunzione del farmaco sino alla certezza dell’avvenuta interruzione della gravidanza escludendo la possibilità che si verifichino successivi effetti teratogeni”. Insomma non è un farmaco da utilizzare a casa, lontano dal controllo medico. Ma tutto ciò è stato vero sino ai primi giorni di questo agosto 2020, allorché il ministro Roberto Speranza, anche lui sempre nel pieno rispetto della legge 194, ha stabilito, per non intasare gli ospedali in tempi di Corona virus, che non sarà più obbligatorio il ricovero di 3 giorni per chi vorrà sottoporsi ad un aborto con pillola, la Ru486. Il trattamento verrà infatti effettuato in day hospital, con la paziente che giungerà nella struttura al mattino e poi al pomeriggio/sera verrà dimessa. La Ru486 si potrà quindi assumere senza ricovero, fino alla nona settimana di gravidanza, prorogando il termine delle sette settimane previsto finora. Il ministro della Salute ha aggiornato così dopo dieci anni le nuove linee guida sulla pillola abortiva Ru486.

Potremmo citare oltre quelli appena indicati innumerevoli altri aspetti a riguardo dell’interruzione della gravidanza che illustrano come l’umanità stia velocemente degenerando, convinta invece di essere sulla via del progresso sociale e sanitario poiché l’emancipazione femminile, o meglio quella che viene propinata come tale, costituisce invece abbandono della condizione umana per andare incontro a quella degli animali. Proprio così, non stiamo scherzando, infatti stiamo incamminandoci, guidati da sedicenti e illuminati scienziati a ripercorrere in senso contrario il cammino che Charles Darwin (1809/1882) ha fatto compiere al genere umano con la sua teoria cosiddetta evoluzionistica!

Insomma il film “Il pianeta delle scimmie” sembra davvero sempre più affascinare e attrarre i nostri scienziati e biologi di punta i quali, stanchi dell’homo erectus e delle donne tanto belle ma per lo più senza troppi peli e baffi che il Creatore ci ha posto accanto, stanno pensando bene di passare dalla fase teorica a quella sperimentale per compiere tale recessione.

E perché non pensiate che stiamo scherzando, ma anche per riassumere alcune delle principali devianze a tal proposito degli interessi dei manipolatori, mi piace qui riportare alcuni cenni della denuncia che il vescovo francese Bernard Ginoux di Montauban ha espresso contro le deviazioni di ingegneria genetica che in Francia ormai sembrano procedere speditamente e senza più regole (da “Pro Vita & Famiglia” del 14.08.2020 di Francesca Romana Poleggi).

C'è ancora speranza che la norma possa essere cancellata dal Senato. Altrimenti l'aborto "medico" cioè l'aborto oltre i tre mesi (e fino alla nascita) sarà possibile non solo per malformazioni fetali o per pericolo di vita della madre, ma anche se un medico attesta che la donna soffre disagio psicologico e sociale per la nascita del bambino. Per stessa ammissione dei legislatori la norma in realtà non apporta sostanziali novità alla legislazione francese, che di fatto – come quella italiana – è molto permissiva e consente comunque l'aborto fino alla nascita. La specifica serve per stroncare i tentativi di qualcuno (giudice o medico) che interpreta la legge vigente in modo restrittivo e lesina il certificato necessario per ottenere l'aborto tardivo.  Il  'disagio psicosociale' è un termine vago e sfuggente, può significare quasi qualsiasi cosa,  per questo monsignor Bernard Ginoux  avverte che i bambini francesi sono "in grave pericolo". Il Vescovo non usa mezzi termini per denunciare che, “mentre la società francese sta gradualmente uscendo dal calvario del coronavirus e deve preoccuparsi di difficoltà economiche, crisi ecologica, incertezze sul ritorno a scuola, disoccupazione, giovani non integrati nella società e grande crisi di fiducia del popolo verso le istituzioni” il Governo sembra abbia come priorità  di far passare una legge che – oltre alla ulteriore liberalizzazione dell'aborto fino alla nascita –  impone nuove tecniche riproduttive che disumanizzano la persona umana, fanno del bambino un oggetto, selezionano gli embrioni, creano chimere: lo scopo è farla finita con la paternità e i sani rapporti sessuali tra uomo e donna».  Evidentemente "tutto il mondo è paese"; qui da noi in Italia – mutatis mutandis – accade la stessa cosa: siamo nel mezzo di una crisi epocale e ci preoccupiamo dell'omotransfobia e di offrire la pillola abortiva a domicilio... Prosegue il Vescovo: «La bioetica sta cedendo il passo alla tecnologia e al profitto?». E porta due esempi: il "metodo ROPA" (= Ricezione dell'ovocita del partner) per permettere a due donne che vivono in coppia di avere un figlio "insieme" (una mette l'ovulo e l'altra offre il grembo). Inutile dire che lo spermatozoo e il padre non contano: «la paternità scompare e le due donne si considereranno le due madri. Il bambino non saprà più da dove viene. Non è una cura medica dell'infertilità...»; e la possibilità di creare chimere, ossia individui metà uomo metà animale, in laboratorio. Il DNA della cellula viene modificato e un gene viene sostituito da un altro. Dopo varie manipolazioni e l'introduzione di cellule staminali umane nell'embrione animale, si ottiene così un embrione chimerico (cellule umane e cellule animali). Gli animali così ottenuti  sarebbero serbatoio di organi per gli esseri umani. Ma sono davvero animali? E gli embrioni da cui sono stati prelevati i tratti di Dna necessari per creare l'ibrido? «Attraversare i confini del bene e del male non farà crescere l'umanità», conclude mons. Ginoux.

Su Marte coloro che ci guidano potranno tranquillamente sperimentare tutto questo, allevando scimmie umane o uomini scimmia, ossia chimere lontane dagli sguardi bigotti e sbigottiti di noi cattolici. Ma per far questo occorre anche selezionare i futuri esseri umani viventi ammettendo a nascere solo gli individui considerati sani secondo il sentire oggi dominante e “grazie” alla somministrazione di farmaci con cui porre fine alla vita neonatale ossia stabilendo il principio dell’aborto post nascita.

A tal proposito fa scuola il Belgio dove è diffusa la cultura eutanasica ed è legale anche l’eutanasia dei minori. E sempre in Belgio per Pro vita & Famiglia il 16.08.2020 Francesca Romana Poleggi scrive: Aborto post-nascita: i medici fiamminghi sono favorevoli. Un sondaggio condotto tra gli operatori sanitari nelle Fiandre, in Belgio, ha rilevato che il 93,6% dei medici intervistati concorda sul fatto che in caso di una condizione neonatale grave (non letale), la somministrazione di farmaci con l'intenzione esplicita di porre fine alla vita neonatale è accettabile": aborto post nascita. Non stupisce più di tanto la cosa, in un Paese dove è diffusa la cultura eutanasica ed è legale anche l'eutanasia dei minori. Sebbene il termine «condizione neonatale grave (non letale)» non sia definito nel documento, una formulazione altrettanto generica nella legge sull'aborto  del Regno Unito ha in pratica consentito l'aborto fino alla nascita per i bambini con diagnosi prenatale di disabilità, inclusa la sindrome di Down, labbro leporino e piede torto.

Abbiamo già fatto riferimento nel nostro ultimo libro “Il primo miracolo di Gesù”, a un articolo pubblicato dal British Medical Journal nel 2012, di Francesca Minerva e Alberto Giubilini i quali sostenevano che ai genitori dovrebbe essere data la scelta di porre fine alla vita dei loro neonati poco dopo la nascita perché sono «moralmente irrilevanti» e non hanno «alcun diritto morale alla vita» e che  l'infanticidio  non è diverso dall'aborto poiché sia ​​un feto che un neonato sono solo "persone potenziali". Suggeriscono addirittura che l'infanticidio, che chiamano "aborto post-nascita", dovrebbe essere consentito anche quando un bambino è perfettamente sano se il figlio è indesiderato, scomodo o troppo costoso per i genitori. Gli autori affermavano: «Sia un feto che un neonato sono certamente esseri umani e persone potenziali, ma nessuno dei due è una persona nel senso di soggetto di un diritto morale alla vita». All'epoca si sono levate parecchie risposte indignate, ma tutto sommato molti hanno preso la cosa come un  un bizzarro esperimento accademico di pensiero. Invece, la cultura della morte si fa così strada sul serio e fa presa anche tra i medici, cioè tra persone che in scienza e coscienza dovrebbero essere votati a salvare le vite umane

Per me e per quanti pensano come me vi è solo orrore nell’ascolto di queste parole. È dunque un'urgenza, una priorità per ogni persona che si riconosca umana e civile diffondere con la parola, la testimonianza, l'impegno sociale, capillare e anche nella vita quotidiana, la cultura della vita; quindi far riflettere e ragionare amici, parenti e conoscenti. Ma è anche un’urgenza diffondere la visione dei video degli aborti a tutti, dai dodici anni in su, poiché è ben noto che già a questa età molti ragazzi oltre ad assumere alcol e droghe hanno rapporti sessuali. Di questi video vi è un’ampia scelta sul web e ne riportiamo per praticità del lettore solo alcuni qui a conclusione dell’articolo, perché parlino al cuore di chi vorrà visionarli affinché decida, consapevolmente, se eliminare o far vivere chi ha generato.

Auspichiamo che queste visioni avvengano senza ipocriti sconvolgimenti degli stomaci delicati e svenimenti di quanti, invece, dopo aver determinato le gravidanze indesiderate intingendo impunemente il biscottino nella ragazzina o nella compagna di turno, abbiano poi convinto le stesse a praticare l’aborto della creatura più innocente al mondo.

Con questa evoluzione, purtroppo ritenuta tale anche da tantissime donne, abbiamo raggiunto nel mondo, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il bel numero di 52milioni di aborti praticati ogni anno, pari a 150mila aborti al giorno!

I video degli aborti (si raccomanda che la visione dei seguenti filmati avvenga per i ragazzi in compagnia dei genitori):

https://www.youtube.com/watch?v=Lqnw3x1URoo&t=478s

https://www.youtube.com/watch?v=IWcje7WafgE&t=27s

https://www.facebook.com/giorgio.celsi/videos/1122680237777774

 

Foto e didascalie: 

- Papa Paolo VI

- La scena del primo duplice omicidio del c.d "Mostro di Firenze" del 21 Agosto 1968

- Il Professor Bernard Nathanson con Papa Giovanni Paolo II

 

 

 

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