Una finestra nuova, per tutti, aperta sulla strada, sul mondo, ... lontana dai poteri, vicina alla gente, ... curiosa, rispettosa, amica, ... aperta allo scambio, alla battuta, al saluto, alla discussione, alla polemica, ...incline alla pace, ... ansiosa di verità, ...anche provocatoria se necessario, ... puntuale, ... intrigante, ... attesa, ............
di Gabriella Pasquali Carlizzi - Domenica 2 Novembre 2008
MEREDITH KERCHER: INCREDIBILE MA VERO!
IL QUOTIDIANO INGLESE “THE INDEPENDENT” SI DISSOCIA DALLA SOLIDARIETA’ PER LA CONNAZIONALE E POVERA VITTIMA MEREDITH KERCHER E PRENDE LE DIFESE DEI SUOI PRESUNTI ASSASSINI, ACCUSANDO IL PM GIULIANO MIGNINI DI AVERE “RICALCATO” LA RICOSTRUZIONE DEL DELITTO SULLE ORME DELL’OPINIONE DI GABRIELLA CARLIZZI…!

QUANTO IERI HA PUBBLICATO IL QUOTIDIANO” THE INDEPENDENT”, E DIFFUSO IN RETE DAL “MESSAGGERO.IT” RIASSUMENDO IN ITALIANO BEN DUE PAGINE DI MADRE LINGUA A FIRMA DELL’INVIATO PETER POPHAM, HA PERVASO LA PUBBLICA OPINIONE DI UNA PROFONDA INQUIETUDINE, OLTRE ALLO SCONCERTO CHE SI DETERMINA QUANDO PROPRIO LA STAMPA CHE DOVREBBE AFFIANCARE QUEL “GIUSTIZIA E’ FATTA” ESPRESSO DALLA FAMIGLIA DELLA VITTIMA, UNA STUDENTESSA INGLESE COME INGLESE E’ “THE INDEPENDENT”, EBBENE QUESTA STAMPA SI METTE DALLA PARTE DEI PRESUNTI MASSACRATORI DI MEREDITH.
E NON BASTA, MA L’INVIATO DELL’ILLUSTRE QUOTIDIANO, ACCUSA GLI INQUIRENTI DI AVER RICOSTRUITO IL DELITTO SULLA BASE DELL’OPINIONE CHE GABRIELLA CARLIZZI ESPRESSE A POCHE ORE DAL FATTACCIO, IN UNA SERIE DI ARTICOLI , CONTINUANDO A STUDIARE IL COMPLESSO CASO GIUDIZIARIO.
FORSE IN INGHILTERRA QUALCUNO TEME CHE NEL CORSO DELL’IMMINENTE PROCESSO, POSSANO EMERGERERE ULTERIORI RESPONSABILITA’?…
FORSE I TRE IMPUTATI “COPRONO” UN “QUARTO UOMO”?
FORSE UN INGLESE? …O CHI...?
Se da un lato il comportamento del “The Independent” avrà fatto inquietare i due Pubblici Ministeri, Giuliano Mignini ed Emanuela Comodi, nonché il Giudice Micheli, a me, Gabriella Carlizzi, dopo la prima incazzatura, ha suscitato riflessioni tali da confermare i sospetti che fin dal primo momento ho coltivato in silenzio, riservandomi di recuperare tutte le prove che costituiranno forse a breve, un mio libro-inchiesta sulla vicenda.

Ed in tal senso, il collega inglese Peter Popham ha fatto, a mio parere, la classica mossa falsa, o se preferite lo scivolone sulla buccia di banana, nel senso che finalmente ha dimostrato che il suo Paese, per la connazionale Meredith Kercher, non sembra chiedere giustizia, bensì sembra esigere una e solo quella giustizia, che guarda caso coincide stranamente con il teorema del ben noto imputato Spezi Mario.

E vediamo di capire di più dell’anomalo comportamento di questo giornalista inglese.

Intanto sarà utiile osservare che la “crociata” pro-imputati, vede due assi covergenti in un unico soggeto: Spezi Mario

Ci eravamo abituati agli attacchi dell’asse italo-americano, o “Preston-Spezi”, ora dobbiamo prendere in considerazione anche l’asse italo-inglese, ovvero “Popham-Spezi”.
America ed Inghileterra trovano un unico “interesse” ed ingaggiano un cronista italiano, noto per la sua posizione da sempre offensiva nei confronti di taluni magistrati , gli stessi che lo arrestarono, gli stessi che ne hanno chiesto il rinvio a giudizio per numerosi e gravi reati, gli stessi che sono titolari del caso Meredith.

Ed anche il Giudice Paolo Micheli, che dovrà decidere il prossimo 12 dicembre, se rinviare o no Spezi a giudizio, è lo stesso Giudice che ha emesso la sentenza per Rudy Guede, e il decreto di rinvio a giudizio per Amanda e Raffaele, rigettando perfino la richiesta degli arresti domiciliari.

Ora, escludendo che il collega inglese, Peter Popham, autore del servizio uscito ieri, 1 novembre 2008 sul The Independent, con ben due pagine di offese gravissime contro il Pm Mignini, sia una persona ignorante, dobbiamo analizzare le sue affermazioni come rese da chi pur conoscendo la verità dei fatti processuali, fa finta di niente e persevera in un attacco senza precedenti contro il magistrato che ha coordinato le indagini sul delitto della studentessa inglese.

A dire il vero, se le stesse cose le avesse scritte il “The New Yorker”, non ci saremmo stupiti: sappiamo che il giornalista americano Douglas Preston ha anche lui qualche conto da regolare col Pm Mignini, e poichè quanto gli fu contestato vedeva il concorso con il collega esperto di “Mostro”, era presumibile che si sarebbe “cavalcato” il “caso Meredith” per interessi del tutto privati.
Presumibile.... con tanti “se” e con tanti “ma”... tuttavia resta il ragionevole sospetto...

La “sorpresa” inglese, al contrario ci ha colto impreparati, almeno da un punto di vista di “opportunità”, atteso che, un primo passo verso la Giustizia è stato fatto, riscattando l’atroce fine dell’inglesina.

Ne consegue, una serie di interrogativi, uno più inquietante dell’altro.

Tanto per cominciare, non si capisce il perchè sempre e solo il Pm Giulano Mignini, venga preso come “capro espiatorio”, di che cosa, poi non si sa.
Insospettisce il fatto che si faccia finta di non sapere che la sentenza e i due decreti di rinvio a giudizio sono stati firmati e redatte le relative motivazioni, da un Giudice, il dottor Paolo Micheli, il quale, nel corso di varie udienze ha ascoltato la pubblica accusa, le parti civili, e i più illustri collegi difensivi di chiara fama, che hanno sostenuto l’innocenza degli imputati.
O meglio, in questa strana triade, proprio le strategie difensive, a mio modesto parere, hanno convinto il Giudice della contestuale presenza degli imputati nell’ abitazione di Meredith, mentre si consumava il delitto.
Infatti ciascuno dei tre ha in pratica dichiarato: “Io non c’entro, sono stati gli altri due...”

O forse si sperava, non disponendo di nulla di più convincente, che il “gioco delle tre carte” incantasse l’attento Giudice, fino a farlo cadere nella “trappola” della “confusione”?
Difficile per un Paolo Micheli, cui non manca certo una carriera alle spalle per saper discernere chi si difende seriamente, da chi invece si “arrampica sugli specchi”.

Ora analizziamo le pesanti accuse sputate senza alcun rispetto, addosso a Mignini, ma anche allo stesso Giudice, ed in un certo senso alla sottoscritta.

Se dovessimo riesumare il reato di “plagio”, traducendo le invettive del cronista inglese, il “caso Meredith” si sarebbe risolto così: “la Carlizzi scrive la sua opinione e “plagia” Mignini, il quale a sua volta “plagia” il Giudice, che “accoglie totalmente le richieste dei due Pubblici Ministeri”.

Ma che cazzate sono queste?
Ma ve le andate cercando, oppure vi sentite protetti da chissà quali poteri, oppure voi stessi siete “armati fino ai denti”?
Ma vi rendete conto di quanto siete male informati, oppure lo siete troppo, e allora vi affannate per chissà quali e sconosciti fini?

Ma le avete lette le motivazioni del Giudice a fronte delle sue decisioni?

Ma avete ascoltato bene la requisitoria dei Pubblici Ministeri, oppure a voi basta orecchiare la parola “rito” per risalire alla sempre zampillante fonte di nome Carlizzi?

Innanzitutto il mondo intero, ha osservato la coincidenza del delitto di Meredith, con la notte appena trascorsa di Halloween, notte che la letteratura colloca nell’ambito magico-satanico-esoterico, e non certo con caratteristiche del folklore carnevalesco.
E tanto per la cronaca, anche il noto giornalista e scrittore, Giancarlo Padula, ha pubblicato un libro dal titolo: “Merdith uccisa all’ombra di halloowen”, impostato anche da un punto di vista esoterico.
Dunque Mignini potrebbe essere stato “suggestionato” da questo libro, invece che dalla Carlizzi, alla quale non risparmiò gli arresti domiciliari..... o Spezi non ha informato il collega inglese?

Detto questo, i magistrati sulla base del racconto di Guede, ma soprattutto in consiedrazione delle mille versioni di Amanda e Raffaele, hanno potuto ricostruire la dinamica del delitto, come espressione di una “ritualità di gruppo” , nel senso di attribuire a ciascun imputato un determinato ruolo.
“Come in un macabro rito di morte”, il che non significa rito esoterico, o offerta sacrificale, o quanto si vuole fare intendere da parte di chi forse teme qualcosa.

Oltretutto, il Giudice ha di fatto rigettato riferendosi al movente, ogni elemento che fosse riconducibile a qualcosa di “esoterico”, ed ha ben motivato il proprio libero convincimento che si sia trattato di una serata finita male , all’insegna del sesso estremo, forse anche sotto l’effetto di sostanze psicotiche (Sollecito, stando a quanto riporta un giornale, dice di non ricordare nulla per quanti spinelli si era fatto), oltre ad una lite forse scoppiata tra Amanda e Meredith per questione di soldi.
Risulta infatti che la vittima fu derubata di alcune centinaia di euro e di due carte di credito.

Va anche detto, che al di là delle conclusioni cui è giunto il GUP, tra qualche settimana, Amanda e Raffaele avranno modo di difendersi in un vero e proprio dibattimento, e davanti ad una Corte d’Assise, non più un Giudice unico, potranno fornire altre prove, esternare ulteriori accuse, o dire più semplmente la verità, tutta la verità.

Che quel delitto non poteva essere stato commesso da una sola mano, lo dimostrano lo scenario, le risultanze autoptiche e quelle della scientifica, così come per Rudy Guede non dimentichiamo che il ragazzo fuggì all'estero, e solo quando ebbe la certezza di essere stato individuato, tra mille contraddizioni si è consegnato alla Giustizia.

E allora, se non Amanda e Raffaele, chi altro poteva essere insieme a Rudy quella sera nella casa di Meredith?
E’ questo il punto che ora assume toni estremamente inquietanti e provocati proprio dalla presa di posizine del quotidiano inglese.

Si teme forse che Amanda e Raffaele, visto che non hanno ottenuto il proscioglimento, e rischiano veramente una condanna, svelino una verità , forse tenuta fino ad oggi nascosta, nel tentativo di salvare loro stessi e chi per loro?

Ci troveremo forse ad assitere ad una “guerra” tra “sette”?

Personalmente non mi stupirei, in quanto, come più volte ribadito, sulla base di alcune mie ricerche mi sono fatta un’idea precisa sulla verità di questo delitto, e posso serenamente confermare che la mia idea non combacia nemmeno un pò con la ricostruzione della Pubblcia Accusa, che pure rispetto, come rispetto le conclusioni del Giudice.
Ho sempre detto, riferendomi ai tre imputati, che forse manca “qualcuno” all’appello, come pure non nascondo che un qualche “indizio” mi è stato fornito da persone che mi hanno contattato da Perugia, persone che per prime, avendo letto l’annuncio di Meredith che cercava una casa, la contattarono più di una volta.
Come vedete, scrivere suonando le trombe al vento, senza conoscere, o facendo finta di non conoscere, non denota nè buon senso nè professionalità, ma contribuisce ad aumentare i tanti dubbi che questa triste vicenda si porta dietro fin dal primo momento.

Dubbi che in parte sono stati chiariti dalle conclusioni cui non Mignini, ma il Giudice è giunto, dopo ben undici ore di camera di consiglio, undici ore trascorse per valutare in termini paritari, le tesi avanzate da tutte le parti in causa.

Anche per Guedè, non è stata accolta la richiesta di ergastolo avanzata dall’Accusa, bensì sono stati computati trent’anni, e non sono state applicate le attenuanti generiche.
Per gli altri due, dopo un anno di custodia cautelare in carcere, sarebbe stato un paradosso non andare a dibattimento, come pure il rigetto degli arresti domiciliari, oltre che per la permanenza dei requisiti che richiedono il regime carcerario, è presumibile che si sia tenuto conto anche di un eventuale rischio della stessa incolumità dei due.

Già, poniamo il caso che i mie sospetti, rafforzati dal comportamento del “The Independent”, abbiano un minimo di fondamento, e che Amanda e Raffaele non abbiano avuto il coraggio di svelare quanto non ci è dato sapere, ma potremmo immaginare, in tale contesto, chi ci dice che a qualcuno non farebbe comodo farli tacere per sempre?

A questo punto c’è solo da augurarsi che il quotidiano inglese, continui sulla linea intrapresa, che per me potrebbe rivelarsi un magico filo d’Arianna, per arrivare alla luce della verità.

Ora per coloro che non l’hanno letto, riporto qui di sguito l’articolo de “Il Messaggero.it” in cui è parzialmente tradotto quanto pubblicato dal “The Independent” a firma di Peter Popham.

2 Novembre 2008

Gabriella Pasquali Carlizzi


01-11-2008 sezione: HOME_INITALIA

Mez, stampa Gb ironizza su prove contro Amanda
«Il pm si è ispirato a un blog esoterico»

ROMA (1 novembre) - Prima le accuse di incompetenza dagli Usa alla polizia scientifica. Ora quelle contro il pm Giuliano Mignini dalle pagine del quotidiano britannico The Independent. L'omicidio di Meredith Kercher continua ad essere oggetto di polemiche anche dopo la sentenza del tribunale di Perugia: 30 anni a Rudy Guede e rinvio a giudizio per Amanda Knox e Raffaele Sollecito che restano in carcere. Secondo il quotidiano il pm Mignini nel ricostruire l'omicidio si sarebbe ispirato alla teoria della cospirazione e del rito sacrificale letta sul blog di una sua amica, Gabriella Carlizzi, la quale collega l'omicidio ad una «setta esoterica di tipo massonico, l'Ordine della rosa rossa, alla quale sia Meredith sia Amanda potrebbero avere appartenuto».

Una settimana trionfale - scrive il giornale - per il pubblico ministero Giuliano Mignini. Malgrado le accuse di dilettantismo provenienti da Oltre Atlantico, ha pienamente convinto i giudici che hanno accolto tutte le sue richieste, dalla condanna di Rudy Guede al rifiuto della libertà provvisoria per Amanda e Raffaele Sollecito. Ma tale trionfo per il giornale sembra poggiare su basi ben poco solide.

Durante il processo Mignini ha fatto una ricostruzione dettagliata dell'orgia che avrebbe portato alla morte di Meredith: la ragazza inglese in ginocchio, Sollecito che la tiene ferma, Amanda di fronte a lei che le taglia la gola. «Per confermare questa ricostruzione - ha detto Mignini citato ironicamente da The Independent - la sola cosa che manca è la ripresa di una telecamera messa nella stanza». Stando così le cose, continua il giornale, ci si aspetterebbe che «Mignini abbia eccellenti fonti, testimoni presenti sul luogo del delitto, indizi precisi, magari confessioni. L'ultimo posto che si prenderebbe in considerazione come fonte sicura è un blog».

La teoria della cospirazione e del rito sacrificale è contenuta invece proprio nel blog della Carlizzi. «Questa è solo la mia opinione... - si legge nel sito -ma le mie ricerche in America e Inghilterra hanno rafforzato la mia convinzione che il delitto vada visto da un punto di vista esoterico».

Le due ragazze venivano infatti da università, quelle di Leeds e Seattle, in cui il reclutamento da parte di sette massoniche, alcune deviate ed altre no, e di scuole esoteriche è notevole. E queste scuole - è sempre la teoria della Carlizzi - portano a convincere gli adepti che sono leciti i sacrifici rituali, compresi quelli volontari della propria vita. In sostanza dunque Meredith potrebbe essersi sottoposta volontariamente al sacrificio rituale.

Il giornale inglese non manca di sottolineare la personalità della Carlizzi, «ricca signora romana devota cristiana», che afferma di essere in comunicazione con il suo padre spirituale, morto oltre vent'anni fa. E nota che Mignini e la Carlizzi si conoscono bene. Ricorda inoltre che la Carlizzi ha collegato i delitti del «mostro di Firenze» all'Ordine della rosa rossa.

Conclusione del quotidiano: Mignini non si è comportato in modo perfettamente corretto omettendo di dire che mancano le consuete «prove obiettive». Ma «aveva dalla sua il beneficio di una storia clamorosa e in Italia questo conta molto».

 

 


Descrizioni Immagini (in ordine) :

1. Copertina del libro di Giancarlo Padula "Meredith uccisa la notte di Halloween;
2. "The Indipendet"

3. Peter Popham;

4. Mario Spezi & Douglas Preston;

5. Il PM Giugliano Mignini;
6. Meredith Kercher;
7. Rudy Guede, Amanda Knox, Raffaele Sollecito;
8. "Il Messaggero";
9. Il PM Mignini nell'articolo de "Il Messagero".

{/reg}

di Gabriella Pasquali Carlizzi - Mercoledì 29 Ottobre 2008
MEREDITH KERCHER…
PETER POPHAM DICE A MARIO SPEZI:
“QUANDO INIZIA UN PROCESSO I CRONISTI DEVONO ESSEREMOLTO CAUTI….”...
IL CASO MEREDITH: LA PRIMA FASE GIUDIZIARIA SI E’ CONCLUSA CON UNA SENTENZA A TRENT’ANNI DI RECLUSIONE PER RUDY GUEDE, E CON IL RINVIO A GIUDIZIO PER AMANDA KNOX E RAFFAELE SOLLECITO.
CONOSCENDO L’ONESTA’ INTELLETTUALE E L’EQUILIBRIO DEL GUP PAOLO MICHELI, UN GIUDICE CHE SI DISTINGUE PER LA SERENITA’ D’ANIMO E LA GRANDE UMANITA’, NON POSSIAMO CHE DEDURRE CHE I DUE PUBBLICI MINISTERI, NELL’IMPIANTO ACCUSATORIO AVANZATO, ABBIANO DIMOSTRATO GRANDE SCRUPOLO ED ESATTEZZA IN TERMINI DI PROVE, CONSEGUENTI AD ALTRETTANTA PROFESSIONALITA’ DEGLI AGENTI DI POLIZIA GIUDIZIARIA DELEGATI ALLE INDAGINI.
EPPURE MARIO SPEZI, PRIMA DELLA SENTENZA, AVEVA INVIATO A MEZZO DEL SUO SITO WEB UN MESSAGGIO, NEL QUALE IL CRONISTA “CONCEDEVA” AL GIUDICE, ATTRAVERSO LE PAROLE DI PETER POPHAM, “L’OPPORTUNITA’ DI RECUPERARE LA REPUTAZIONE DELLA GIUSTIZIA ITALIANA”…
E ci sembra che Paolo Micheli, il Giudice che per ben undici ore è rimasto chiuso in Camera di Consiglio, non solo abbia “recuperato” la reputazione della Giustizia Italiana, ma ha dato anche prova di non essere stato condizionato dallo “scandaloso” comportamento di quei cronisti, tra i quali Mario Spezi, che hanno messo nero su bianco, con attacchi senza precedenti contro i Pubblici Ministeri titolari del “caso Meredith”, Giuliano Mignini ed Emanuela Comodi, costretti a subire aggressioni mediatiche italo-americane organizzate da Mario Spezi, a suo dire, su incarico degli stessi statunitensi.

L’ipotesi di un interesse privato del “mostrologo”, imputato che dovrà comparire il prossimo 12 dicembre proprio davanti al GUP Paolo Micheli, e al Pubblico Ministero Giuliano Mignini, è forse sfuggita a chi ha ritenuto di investirlo di questa crociata contro la magistratura.

Infatti gli inquirenti non sarebbero stati indotti a sospettare che Amanda Knox e Raffaele Sollecito, anzichè pensare a difendersi, abbiano contato di più sul potere di chi avrebbe accusato magistrati e polizia di fatti gravissimi, e diffusi sempre dallo stesso Spezi, con uno stile “suggestivo” e tale da indurre nella pubblica opinione veleni e sospetti di ogni genere contro il Pm Mignini e due agenti della Polizia, i quali in sostanza avrebbero messo sotto protezione il “vero” assassino di Meredith, inquinando le indagini sul nascere, e preferito portare alla sbarra la giovane americana e l’ex fidanzatino pugliese.

Eppure, io stessa, avevo detto a Spezi : “Per favore, fermati”, e il mio invito scaturiva proprio dal fatto che il suo comportamento non avrebbe di certo favorito la posizione dei ragazzi accusati di aver ucciso Meredith.
Infatti, il “clamore italo-americano”, oltre che di pessimo gusto, altro non dimostrava che la debolezza delle prove a sostegno della presunta innocenza degli imputati.

I processi si fanno sulle carte, e le carte si confrontano e discutono nelle aule di Giustizia, davanti a chi, al di sopra delle parti, è chiamato ad esprimere un verdetto.

Ma chi persegue fini strumentali a se stesso, nella sua ignoranza non sa, evidentemente, che l’operato di un Pubblico Ministero è volto alla ricerca di prove sia a carico che in difesa dei soggetti incriminati.

Nel caso specifico, questo criterio sarà stato adottato nel modo più scrupoloso e responsabile, dato che ci si è trovati di fronte a vittima e presunti assassini, ad eccezione di Sollecito, tutti di nazionalità straniera.

Non solo, ma gli americani, ricalcando il non commendevole comportamento tenuto da Douglas Preston e Mario Spezi, nelle vicende relative al “Mostro di Firenze” e al “Caso Narducci”, non hanno esitato nel diffamare inquirenti ed investigatori, tentando di intralciare il sereno corso delle indagini, sottoponendo i magistrati ad una eroica prova di nervi, seppure brillantemente superata, fino ad oltrepassare i limiti della liceità, quando Mario Spezi, forse sperando di dare un “colpo mortale” all’inchiesta, due giorni prima della sentenza, ha osato diffondere dal suo sito www.mariospezi.it , affermazioni di cui ora, anche in forza delle decisioni del GUP Paolo Micheli,dovrà necessariamente rispondere.
La legge è uguale per tutti…!

Purtroppo, i tre ragazzi, ed in particolare Amanda Knox, avrebbero dovuto anche attraverso i loro avvocati, diffondere un comunicato stampa con l’invito perentorio per Mario Spezi, in quanto a suo dire, incaricato dagli americani, affinchè lo stesso si astenesse dall’offendere in loro difesa, proprio gli inquirenti che avrebbero dovuto formulare le loro richieste, nel totale rispetto delle loro funzioni.

Un’iniziativa del genere, seppure il rinvio a giudizio di Amanda e Raffaele, era scontato, ai fini però di quanto si dibatterà nel processo, avrebbe giocato a favore degli imputati.
Ora invece, che le decisioni del Giudice hanno ampiamente espresso la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza per gli ex fidanzatini , e la colpa per Rudy Guede, costoro non essendosi dissociati dalla “crociata” ispirata dal “mostrologo”, ne consegue che l’agire di Spezi, oltre che sullo stesso, peserà sulle valutazioni relative al comportamento, alla personalità, al ricorso a poteri esterni con caratteristiche da “Clan”, fino a costituire, un bagaglio di “aggravanti” in sostituzione di quelle “attenuanti” che si applicano per imputati “disciplinati”.

Ed ancora una volta mi verrebbe da dire, paradossalmente: “Prendete esempio da Andreotti!”
Il riferimento calza, dato che l’avvocato che difende Sollecito, è la stessa Giulia Bongiorno che riuscì a fare “assolvere” il “Divo Giulio”.
E chissà che la storia non si ripeta anche per il pugliese…
La Puglia vanta poteri forti, e ne sa qualcosa il Pm Woodkok, che si è visto più volte “scippare” inchieste scomode da parte di Procure più “clementi”…

Ora, poiché l’amico Spezi si è servito di una firma di tutto rispetto, e per di più inglese, e dunque una firma giornalistica che per “solidarietà” dovrebbe stare dalla parte della vittima, come pure la stessa testata il “The Independent”, anche noi abbiamo voluto capire la posizione del giornalista, relativamente al comportamento che la stampa dovrebbe tenere nei casi di giudiziaria.

Mario Spezi, sul suo sito web, riportando le parole del cronista Peter Popham ha così “ammonito” il Giudice e criticato i Pubblici Ministeri:

“Peter Popham: una possibilità di salvare la faccia della giustizia italiana”

“Quando il Giudice Paolo Micheli leggerà la sentenza, avrà l’ opportunità di recuperare la reputazione della giustizia italiana…”

“Se il pubblico ministero del caso Meredith Kercher avesse voluto dare una dimostrazione di che cosa c’ è di sbagliato nella giustizia italiana, non avrebbe potuto fare lavoro migliore…“

E’ pur vero, che l’illustre Peter Popham, dando una lezione deontologica ai colleghi giornalisti, così si è espresso:

"Quando inizia un processo – spiega Peter Popham, corrispondente a Roma per il quotidiano inglese The Independent – i cronisti devono essere molto cauti, perché se uno scrive che 'Amanda Knox è colpevole dell’uccisione di Meredith' prima della fine del processo, commette un reato che si chiama Contempt of Court (inosservanza di un provvedimento del tribunale) e rischia di finire in carcere".
"I giornalisti da noi devono stare molto attenti – aggiunge Popham - a non scrivere queste cose prima del verdetto del giudice.”

E noi siamo perfettamente d’accordo con Peter Popham, sempre che questa regola valga per tutti, anche per chi negli articoli di Spezi si è ritrovato accusato come presunto assassino di Meredith, in concorso addirittura per favoreggiamento e inquinamento delle prove, con due Poliziotti che indagavano sui cellulari ritrovati nel giardino della villetta e riconducibili alla vittima!

Inoltre, Peter Popham, sa bene che così come non si può scrivere prima della fine del processo che Amanda è colpevole, onde non incorrere nel reato di inosservanza di un provvedimento del tribunale, non si può nemmeno scrivere che Amanda non è colpevole.

Il concetto di presunzione di innocenza, non vanifica i gravi indizi di colpevolezza.
Dunque caro Spezi, forse avresti fatto meglio, ad attenerti ai buoni e giusti consigli del tuo amico e collega inglese Peter Popham, del quale ci piace immaginare la soddisfazione per il primo atto di Giustizia verso la sua connazionale e povera vittima Meredith Kercher.

Mercoledì 29 Ottobre 2008
Gabriella Pasquali Carlizzi

 


Descrizioni Immagini (in ordine) :

1. I tre imputanti del processo sull'omicidio di Meredith Kercher : Rudy Guede, Amanda Knox, Raffaele Sollecito;

2. Il PM Giuliano Mignini;

3. Mario Spezi;

4. Logo della testata "The Indipedent";

5. Peter Popham, corrispodente per l'Italia di "The Indipendet".

 
 
 
OMICIDIO MEREDITH KERCHER

INTERVENGANO IL CAPO DELLO STATO E IL GOVERNO ITALIANO.

NO ALLE INGERENZE DELL’AMERICA NEGLI AFFARI DELLA NOSTRA GIUSTIZIA!

IL DANNO DELLE INQUIETANTI INTROMISSIONI AMERICANE HA GIA’ LESO L’INCHIESTA SUL CASO NARDUCCI E IL MOSTRO DI FIRENZE, MEDIANTE L’USO DI UNA VERGOGNOSA CAMPAGNA MEDIATICA, IN DIFESA DI UNO DEGLI IMPUTATI,IL GIORNALISTA MARIO SPEZI.

ORA GLI STATI UNITI DIFENDONO AMANDA KNOX, SENZA NEMMENO SAPERE DI COSA SI PARLA, QUEL CHE SANNO PERO’ E’ CHE L’OBIETTIVO DA COLPIRE, E’ SEMPRE LO STESSO MAGISTRATO, GIULIANO MIGNINI.

L’AMERICA DIMENTICA QUANDO EMISSARI D’OLTREOCEANO VENNERO A ROMA E MI CONTATTARONO OFFRENDOMI BEN SETTANTA MILIARDI DELLE VECCHIE LIRE, PERCHE’ RINUNCIASSI A PUBBLICARE IL MIO LIBRO “GLI AFFARI RISERVATI DEL MOSTRO DI FIRENZE”, LA PRIMA OPERA IN CUI FU SVELATA L’IDENTITA’ DELLA SETTA DEI PRESUNTI MANDANTI DEI DELITTI DELLA TOSCANA.
E NON CREDIAMO SIA CASUALE CHE GLI STATI UNITI REITERINO IL LORO NON COMMENDEVOLE COMPORTAMENTO “STRUMENTALIZZANDO” IL POPOLO CHE NON SA, E CREANDO LA “SETTA DEGLI INNOCENTISTI” A FAVORE DI CHI, PRESUNTO INNOCENTE, E’TUTTAVIA INCRIMINATO DI REATI DI SANGUE TERRIFICANTI, E PER CUI DOVRA’ ESSERE EMESSO UN VERDETTO DALLA NOSTRA GIUSTIZIA .

I CITTADINI ITALIANI, CHIEDONO RESPONSABILMENTE AL NOSTRO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA E AL GOVERNO, NONCHE’ A TUTTE LE FORZE PARLAMENTARI DI RICHIAMARE L’AMERICA AL RISPETTO DELL’AUTONOMIA DELLE NOSTRE ISTITUZIONI ED IN PARTICOLARE DELLA GIUSTIZIA ITALIANA.
GIU’ LA MASCHERA E I FOMENTATORI CHE OSANO PUNTARE IL DITO CONTRO IL PUBBLICO MINISTERO GIULIANO MIGNINI, ABBIANO IL CORAGGIO DI PARLARE A VOLTO SCOPERTO, PRIMA CHE QUALCUNO FACCIA I LORO NOMI CONFIGURANDOLI IN QUELLA CHE APPARE UNA “ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE ITALO-AMERICANA”, FINALIZZATA A DEPISTARE QUELLE INDAGINI GIUDIZIARIE CHE DIVENTANO PERICOLOSE QUANDO SI INTRAVEDE IL RISCHIO DI SMANTELLARE SETTE SATANISTE E SCHOLE ESOTERICHE INTERNAZIONALI.

E IL VERO SCOPO DELLE INGERENZE AMERICANE SEMBRA ESSERE PROPRIO QUESTO, GIACCHE’ UN SIMILE COMPORTAMENTO NON VA CERTO A FAVORE DI CHI SI VUOLE DIFENDERE, ANZI GETTA OMBRE PESANTI AGGRAVANDO LE POSIZIONI GIUDIZIARE DI CHI L’AMERICA VUOLE DICHIARARE SENZA COLPA NE’ PECCATO...

SI TEME IN AMBEDUE I CASI, FORSE UNA CONFESSIONE TALE DA SVELARE IL VERO VOLTO DI CHI ANCORA OGGI E’ SFUGGITO ALLA GIUSTIZIA?
E QUALI SAREBBERO IN QUESTO CASO LE COMPLICITA’ D’OLTREOCEANO?

SCIENTOLOGY E’ A CONOSCENZA CHE IL LORO MAGGIORE SOSTENITORE, TOM CRUISE, AVREBBE ACQUISTATO I DIRITTI D’AUTORE DEL LIBRO DI MARIO SPEZI E DOUGLAS PRESTONO PER PORTARE IL SOGGETTO SUL GRANDE SCHERMO HOLLYWOODIANO, LO STESSO SOGGETTO GIA’ INCRIMINATO IN ITALIA PER DEPISTAGGIO DI UN’ INCHIESTA ATTUALMENTE IN CORSO?
O DOBBIAMO SOSPETTARE CHE L’INTERESSE DI TOM CRUISE SIA STATO DETTATO DA BEN ALTRI INTERESSI RICONDUCIBILI AL POTERE DELL’AMERICA, CHE IN TAL MODO SI SAREBBE ASSICURATA IL SILENZIO DI CHI FORSE INNOCENTE NON E’?

QUANTO ACCADE DA UN PO’ DI TEMPO A QUESTA PARTE RISCHIA DI INCRINARE I RAPPORTI DI ALLEANZA CON GLI STATI UNITI, AI QUALI ABBIAMO GIA’ DATO TANTO, SE PENSIAMO AL SANGUE VERSATO DAI NOSTRI FIGLI PER COSIDDETTE MISSIONI DI PACE, CONCLUSESI CON IL RIENTRO DELLE BARE COPERTE DALLA BANDIERA ITALIANA, E ACCOMPAGNATE DAL CORDOGLIO DEL CAPO DELLO STATO IN RAPPRESENTANZA DELL’ITALIA TUTTA E UNITA. ALL’AMERICA NON RESTA CHE DIRE: FERMATEVI, FATE UN PASSO INDIETRO, E NON PERMETTETEVI PIU’ DI DIRE: “NON CI FIDIAMO DELLA GIUSTIZIA ITALIANA”!

Mercoledì 22 Ottobre 2008
Gabriella Pasquali Carlizzi & La Redazione

di Gabriella Pasquali Carlizzi - Venerdì 24 Ottobre 2008

A MARIO SPEZI DICO: “PER FAVORE…FERMATI!
LA TUA ATTUALE POSIZIONE GETTA INQUIETANTI DUBBI SULLA TUA “CROCIATA” INNOCENTISTA PER AMANDA KNOX, SPECIE ORA CHE HAI OSATO DARE UN NOME E UN VOLTO A CHI TU SOSPETTI ABBIA UCCISO MEREDITH. SPERO CHE IL QUESTORE DI PERUGIA, DIFENDA LA SUA POLIZIA DALLE PESANTISSIME INSINUAZIONI DA TE AVANZATE, E MESSE IN RETE, NEL TUO SITO WEB E RIPRESE DA ALTRI SITI.”
LA SI POTREBBE DEFINIRE UNA SOFISTICATA MANOVRA DI DEPISTAGGIO, POSTA IN ESSERE ANCORA UNA VOLTA ATTRAVERSO I MEZZI DELLA COMUNICAZIONE, QUELLA CHE VEDE MARIO SPEZI A CAPO DI UNA “CROCIATA” TESA A DEMOLIRE LE INDAGINI DEI MAGISTRATI DI PERUGIA, CON ACCUSE AL PM DI INAUDITA GRAVITA’ OLTRE CHE IL FANGO GETTATO SULLA POLIZIA, NEL CUI OPERATO APPARE , ATTRAVERSO SPEZI, ADDIRITTURA “COMPLICE” NELL’AVERE INTERNATO IL "VERO" ASSASSINO DI MEREDITH IN UNA “CASA DI CURA” E FACENDO IN TAL MODO ACCUSARE AMANDA KNOX, RAFFAELE SOLLECITO, E RUDY GUEDE.
IL COMPORTAMENTO DI MARIO SPEZI DEVE FAR RIFLETTERE, NON SOLO CHI DALL’AMERICA GLI AVREBBE CONFERITO QUESTO "INCARICO", MA SOPRATTUTTO LE FAMIGLIE DEGLI INDAGATI, I QUALI RISCHIANO DI RITROVARSI INCRIMINATI DI ALTRI REATI...
MARIO SPEZI, FAREBBE MEGLIO AD ASTENERSI DA CERTI SCHIERAMENTI CHE INDUCONO IL RAGIONEVOLE SOSPETTO DI UN SUO INTERESSE PRIVATO NELL'OCCUPARSI DELLA MORTE DI MEREDITH KERCHER PER INFANGARE L’OPERATO DI CHI INDAGO’ E INDAGA SU DI LUI.
Prima di commentare cosa Mario Spezi ha scritto sul suo sito, e quanto anche altri giornali online scrivono, sia sul conto del PM di Perugia che della Polizia, nonché sul mio conto, penso sia doveroso che tali pubblicazioni le leggano anche coloro che visitano questo portale.
Come pure mi chiedo il perché Mario Spezi, non renda pubblico l’atto giudiziario notificato a tutte le parti, a me come parte offesa, ad altri come imputati di reati gravissimi, atto per il quale è stata già fissata a Perugia davanti al GUP Paolo Micheli, l’Udienza Preliminare per il prossimo 12 Dicembre.
Mario Spezi è un giornalista che ben conosce il diritto-dovere di cronaca, e penso che nell’avere accettato l’incarico di interessarsi al “caso Meredith”, sarebbe stato corretto da parte sua, rappresentare la sua reale posizione nei confronti sia del PM dottor Mignini che del GUP dottor Micheli.
Se Spezi pubblicasse o riassumesse quanto lo riguarda dell’Udienza Preliminare del 12 Dicembre 2008 , la pubblica opinione constaterebbe che il PM e il Giudice che discutono in questi giorni sulla colpevolezza o sull’innocenza dei tre imputati accusati di avere ucciso la povera Meredith, sono lo stesso PM e lo stesso Giudice che dovranno discutere anche sulla sorte di Mario Spezi, nell’Udienza del 12 Dicembre.
Penso che in tal modo, Mario Spezi, pur libero di proseguire nella sua appassionata difesa dei presunti assassini di Meredith, nonché nell’opera denigratoria verso inquirenti, testimoni e la stessa Polizia, sarebbe stato comunque apprezzato per la sua lealtà nel riportare i fatti, sottoponendoli ad una più completa valutazione anche da parte di quanti magari da oltreoceano sono ignari, come pure gli stessi imputati e parti offese nonchè le rispettive famiglie.
E c’è di più.
Come leggerete, Mario Spezi ha ricostruito il “Caso Meredith”, puntando il dito contro un presunto assassino di cui fa nome e cognome. E forse il poveretto nulla sa di una simile e terrificante accusa, così come all’oscuro saranno i suoi stessi parenti, ai quali penso sia giusto dare la possibilità di tutelare il ""diffamato" in tutte le sedi competenti.

Nessuno come Mario Spezi si è battuto tanto per la libertà di stampa, e dunque è bene diffondere quanto il “mostrologo” ha pubblicato sul suo sito, anche al fine di rendere edotti coloro che un giorno potrebbero dire: “Noi non lo sapevamo….”

DA: WWW.MARIOSPEZI.IT:

Sembra la Russia di Putin, ma è Perugia

Giornalista scopre un' altra verità
sul delitto di Meredith Kercher:
incriminato, non ha più scritto

La notizia era clamorosa e grande è stato lo sconcerto nel vederla, il giorno dopo, sparire da tutti i giornali: due ore prima del ritrovamento del cadavere di Meredith Kercher, alle 7 del mattino, un giovane si aggirava in piazza Grimana con le mani, i vestiti e le scarpe sporchi di sangue.

Fuori di sé, urlava e piangeva: "L'ho ammazzata, l'ho ammazzata"».

La notizia era suffragata da numerose testimonianze scrupolosamente raccolte dal giornalista: passanti, infermieri e autista dell’ ambulanza venuta a soccorrere il giovane, i medici del pronto soccorso che l’ hanno curato per un lungo taglio a una mano.
Tutti con nome e cognome.
Perché, allora, la notizia, capace di rovesciare tutta l’ indagine che da quasi un anno tiene in carcere Amanda Knox, Raffaele Sollecito e Rudy Guede, è sparita?
Perché non ha avuto alcun seguito?
Ora una risposta c’ è: il giorno stesso della pubblicazione, il 23 maggio scorso, il
giornalista fu convocato in questura, interrogato pesantemente per due ore e, alla fine, iscritto nel registro degli indagati per l’ assurdo reato di provocato allarme.
Firmato: Dott. Giuliano Mignini, il piemme dell’ inchiesta Kercher.
Lo stesso piemme che due anni fa accusò chi scrive di depistaggio per avere criticato la sua indagine sul fantasioso omicidio Narducci e mi sbatté illegalmente per 23 giorni in galera; lo stesso che, per identica ragione, mise sotto indagine lo scrittore e giornalista americano Douglas Preston; il magistrato che il 14 novembre prossimo siederà sul banco degli imputati a Firenze accusato, tra le altre cose, di avere messo illegalmente sotto intercettazione altri giornalisti troppo critici con lui.
Il giornalista di Perugia non se l’ è più sentita di continuare.

Perugia, distretto della Russia di Putin.
Eppure la notizia è sempre valida e offre spunti interessanti ed elementi nuovi che, se collegati a quelli già noti, disegnano un nuovo, molto più inquietante quadro di quello che potrebbe essere accaduto nella notte tra il 1 e il 2 novembre del 2007.

Il giovane ferito e insanguinato si chiama Claudio Pellegrini, di Trento, a Perugia noto come tossicomane e spacciatore, informatore della polizia e ben conosciuto dal personale del pronto soccorso che segnalò l’ accaduto alle forze dell'ordine.
Incredibilmente pare che l'uomo non sia mai stato sentito dagli inquirenti e che nessuno gli abbia preso le impronte.

Da notare, tra l’ altro, che la descrizione di Pellegrini fatta dalla mezza dozzina di persone quella mattina (Trent'anni, biondo, occhi azzurri, un berretto di lana bianco calato sulla testa e una felpa scura) corrisponde alla descrizione dello sconosciuto che fornisce Rudy Guede il quale niente poteva sapere di questo episodio.

Ora se si inserisce un personaggio legato alla droga nella scena del ritrovamento del cadavere di Meredith, altri particolari non secondari potrebbero trovare una spiegazione: perché, per esempio, l’ assassino prese e poi gettò via i due cellulari della ragazza inglese?
A fare questo avrebbe potuto aver interesse solo chi, conosciuto dalla polizia, non voleva far trovare il proprio recapito nel cellulare della vittima di un omicidio.
Cancellato il proprio numero, se ne sarebbe poi disfatto.

Ma sorgono anche domande molto imbarazzanti: il delitto fu scoperto da due agenti di polizia che indagavano sul ritrovamento di due cellulari.
Ora, perché ben due agenti di polizia indagavano su un episodio così banale e frequente come lo smarrimento di due cellulari?
E ancora: come hanno fatto in così poco tempo a scoprire che appartenevano a Meredith Kercher?
E come hanno fatto a scoprire in ancor meno tempo dove abitava la studentessa?
Perché Claudio Pellegrini fu subito rinchiuso in un centro di recupero inaccessibile ai giornalisti e alle loro domande?
Che cosa era accaduto quella mattina a Claudio Pellegrini?

Perché gli inquirenti non lo dicono, se hanno accertato che non ha niente a che fare con la morte di Meredith Kercher?”

Ora ci sia consentito un breve commento all’articolo pubblicato sul sito di Mario Spezi.
Il giornalista, ci tiene a mettere in evidenza che il PM dottor Giuliano Mignini, che si occupa del “Caso Meredith” è lo stesso PM da cui lui fu arrestato, lo stesso che incriminò il collega giornalista americano Douglas Preston, e sottolinea anche che il medesimo PM, il 14 novembre prossimo siederà a Firenze sul banco degli imputati.
L’esposizione dei fatti raccontati da Spezi non è completa, o comunque appare non corretta.
Infatti è necessario precisare che il provvedimento del suo arresto con l’accusa di depistaggio, seppure fu chiesto dal dottor Mignini, fu invece disposto dal Giudice.
E il Giudice, non valuta per un indagato solo le fonti di prova prodotte dal Pubblico Ministero, bensì esamina anche gli atti che l’indagato e i propri Difensori sono liberi di far confluire nel fascicolo del Giudice a sostegno della estraneità dai fatti contestati.
Tanto è vero, che la disposizione di un arresto, deve necessariamente, entro i termini previsti dal codice di procedura penale, essere convalidata o no dal Giudice, durante il cosiddetto interrogatorio di garanzia, dove accusa e difesa, espongono le proprie ragioni in perfetta parità davanti ad un Giudice terzo.
Dunque, a nostro parere, Spezi sbaglia a prendersela sempre e solo con Mignini, attribuendogli provvedimenti che sono stati firmati da altri.
Come pure, quando si riferisce al “caso Meredith”, non tiene mai conto che i Pubblici Ministeri sono due, e che accanto al Dottor Mignini, sostiene l’Accusa anche la PM Dottoressa Comodi.
E ancora.
Mario Spezi rende noto che il Dottor Mignini il 14 novembre prossimo siederà a Firenze sul banco degli imputati ecc. ecc.

Perché, ci chiediamo, Mario Spezi, se non altro per par-condicio, non informa la pubblica opinione, su quale banco lui siederà il prossimo 12 Dicembre, specificando nel merito le motivazioni, così come esposte nell’atto di fissazione dell’Udienza Preliminare, anche a lui sicuramente da tempo notificato?

Non sarebbe un modo di fare giornalismo più completo e più corretto?

Entrando poi nel merito di quanto Spezi racconta anche in modo molto suggestivo, forse un po’ di prudenza non sarebbe stata di troppo.

Infatti la storia di Claudio Pellegrini altro non è che la storia di tanti, troppi poveretti , vittime del tunnel della droga e che quando sono in preda ad una crisi di astinenza, assumono immancabilmente un comportamento autolesionista, si sfregiano, si feriscono, e invocano la morte.

Quella mattina il Pellegrini non gridava, come ha scritto Spezi: “L’ho ammazzata, l’ho ammazzata…”, bensì in preda all’astinenza, perché a tutti i costi voleva la droga, gridava e minacciava: “Io mi ammazzo, io mi ammazzo…”.

E questo è stato riferito da molte persone, forse meglio informate di Mario Spezi, e dello stesso giornalista che scrivendo un articolo sull’episodio, forse aveva confuso quel “l’ho ammazzata”, con un più verosimile “mi ammazzo..”, e non si rese conto che un banale errore seppure in buona fede, avrebbe creato in quel contesto un ingiustificato allarme nell’opinione pubblica già sufficientemente scossa.

Inoltre, sono pesantissime ed estremamente inquietanti le ombre che Mario Spezi getta sull’operato della Polizia, sebbene il giornalista abbia avuto cura di mettere una serie di punti interrogativi, tuttavia pensiamo che il Questore di Perugia, persona di nota esperienza, prenderà in seria considerazione.
Le istituzioni e gli uomini che le rappresentano vanno tutelate da quanto può apparire diffamatorio o calunnioso, anche nell’insinuazione, se si ricorre alla banale "furbizia" di mettere un punto interrogativo dopo una affermazione…

Una riflessione generale sul “Caso Meredith” alla luce di quanto sostiene Mario Spezi.

Come mai, gli attuali indagati con l’accusa di aver ucciso la studentessa inglese, e i loro avvocati, non hanno mai fatto cenno a propria difesa a quanto accadde a Claudio Pellegrini, un nome che non figura certo tra “eccellenti” o “intoccabili” e che dunque poteva rappresentare per le difese un cavallo da battaglia, più che vincente, se vi fosse stato un minimo di fondamento?

Risultano invece le mille contraddizioni in cui i presunti assassini di Meredith sono caduti, finendo poi anche per accusarsi l’uno con l’altro, per non parlare delle calunnie lanciate contro Lumumba, attualmente costituitosi parte civile.
La domanda viene spontanea: “Non sarebbe stato tanto più facile giocare la carta di Claudio Pellegrini? O non si vorrà mica far credere che indagati e illustri Avvocati Difensori non siano stati fino ad ora informati su un fatto quantomeno suggestivo?.... Ci sarebbe davvero da piangere, e da ringraziare Mario Spezi che solo dopo un anno dall’episodio, ha deciso di informare l’opinione pubblica a pochi giorni dalla sentenza che il GUP Paolo Micheli dovrà emettere per Rudy Guede, Amanda Knox e Raffaele Sollecito.

Vorrei ora lamentare l’ennesima diffamazione sul mio conto, come risulta pubblicata sul quotidiano online “L’Opinione.it” a firma di Dimitri Buffa in un articolo che riporto qui di seguito.
E’doveroso precisare che ho inviato una email al giornalista lamentando le falsità diffuse sulla mia persona, e che questi mi ha risposto, che ciò che lui ha scritto altro non è che il pensiero di Mario Spezi.
Un modo come un altro per dire: “Cara signora, se mi querela, citerò in Mario Spezi la fonte delle mie affermazioni”.
Mi dispiace che il collega Dimitri Buffa, sia scivolato su una buccia di banana, nel senso che quando ci si limita a riportare affermazioni gravi contro una persona, senza nemmeno consultare la persona che si diffama, almeno si usa mettere tra virgolette quanto la fonte riferisce.
Cosa che nell’articolo non appare. E dunque, si profila l’ipotesi di un reato di diffamazione in mio danno, commesso forse in concorso tra il redattore dell’articolo e Mario Spezi.
Chissà? Deciderà chi di dovere.

Edizione 224 del 21-10-2008
“DOLCI COLLINE DI SANGUE” le indagini all’italiana
Il libro di Spezi descrive non solo i 14 delitti che tra il 1968 e il 1985 terrorizzarono le notti delle estati fiorentine ma spiega come nel nostro paese gli errori giudiziari siano all’ordine del giorno

di Dimitri Buffa

Leggere un libro sul mostro di Firenze fino a pochi giorni or sono sarebbe stata l’ultima delle mie aspirazioni. Non amo il genere splatter, fatta eccezione per i film di Tarantino dove viene esorcizzato con il registro del grottesco. Leggere però il geniale libro di Mario Spezi ed Douglas Preston, “Dolci colline di sangue - Il mostro di Firenze” (già edito da due anni dalla Rizzoli e ristampato dalla Gruner Jahr Mondadori per l’uscita in allegato con la rivista “Focus”) non è semplicemente propedeutico a “farsi una cultura” su quei 14 delitti che tra il 1968 e il 1985 terrorizzarono le notti senza luna delle estati fiorentine. Infatti può servire anche a farsi un’idea perché in Italia - come dice Berlusconi - “i magistrati andrebbero sottoposti a perizia psichiatrica prima di essere immessi in servizio”. La vicenda del mostro di Firenze è infatti una storia, una sequela, di errori giudiziari. Quasi tutti evitabili con il semplice buon senso. Che, ora che l’inchiesta si è buttata sul satanismo e sull’esoterico, è stato a quanto pare accantonato per sempre. Spezi, diciamolo subito, scrive da Dio. E male ha fatto “la Nazione” di Firenze a lasciarselo scappare (ora lavora alla redazione fiorentina del “Corriere della sera”) per non difenderlo e prendere anzi le parti dei giudici e degli inquirenti perugini che due anni fa lo fecero persino arrestare accusandolo di depistare le indagini esoteriche di cui sopra. Solo in Italia può capitare - dice Spezi a chi scrive - di venire indagati da un magistrato che a sua volta sta per essere processato con l’accusa di avere commesso abusi ai danni di altri giornalisti.

Secondo l’accusa che lo riguarda, fatti intercettare senza ragione. E solo in Italia può capitare che agenti di polizia giudiziaria scrivano libri sui casi che stanno trattando pressochè in presa diretta. Inoltre sempre e solo in Italia può capitare di essere accusati di depistaggio per avere osato “ledere la maestà delle indagini”, criticandole. E se vogliamo, ancora, solo in Italia capita che i complici, meglio “i compagni di merende”, di un altro che è stato assolto vengano invece condannati definitivamente come “vice mostri”. A ben guardare nella storia del mostro di Firenze, ciò che è arrivato a fare concorrenza alla mostruosità dei delitti, è stata proprio la mostruosità di quasi tutte le indagini. E nel libro, assolutamente da non perdere, Spezi spiega bene la genesi di tutto ciò: un’assurda olimpiade dell’indagine tra polizia e carabinieri, tra ufficio gip e procura, con sullo sfondo la futura carriera di Piero Luigi Vigna come procuratore nazionale antimafia. Nel libro Spezi compie anche le proprie indagini e indica come sospetto-mostro un uomo, di cui non viene fatto il nome, che potrebbe avere rubato la mai trovata Beretta 22 che sparò in tutti i delitti dalla casa di uno dei sardi sospettati durante le prime indagini.

Spezi sa bene di non potere avere le prove ma almeno dà un esempio di metodo con il quale le indagini vanno fatte. Altro che verbalizzare con il protocollo le sedute spiritiche! Va anche detto che in questa storia gli unici che non escono con le ossa rotte per la loro imperizia sono i carabinieri, che dubitano delle indagini e dei colpevoli alla Pacciani e alla Vanni fin da subito, ma a cui l’inchiesta viene inesorabilmente tolta. Con la solita filosofia emergenziale, “qui ci vuole un colpevole” (magari di repertorio come era Pacciani e come poi sarebbero stati il Vanni e il Lotti), in Italia non si è mai fatta giustizia ma solo errori giudiziari a raffica. La colpa per cui Spezi ha dovuto subire persino l’affronto del carcere, e venire indagato addirittura per complicità con il “mostro”, sulla parola di tale Gabriella Carlizzi, già condannata per calunnia per avere indicato tempo prima, sempre come il mostro di Firenze, lo scrittore Alberto Bevilacqua (una donna che si vanta di parlare con la Madonna di Fatima sul proprio blog), è stata per l’appunto quella di avere documentato l’aspetto delirante delle indagini sul mostro di Firenze. Che adesso hanno preso una piega che nemmeno Vigna e Canessa osarono seguire anni fa quando vennero fuori le prime storie esoteriche sul farmacista di Perugia che sarebbe stato assassinato nel lago Trasimeno. E il cui corpo sarebbe stato scambiato con quello di un altro per ordine di una misteriosa setta satanica di cui proprio la Terlizzi è diventata la supertestimone cui i magistrati di Perugia danno retta.

Per finire questa recensione si potrebbero usare, ritorcendogliele in parte contro, le parole del pm Paolo Canessa che negli anni ’80 quando ancora il mostro compieva delitti, quando venivano indagati i più assurdi personaggi, tra cui un finto becchino, solo perché questi ultimi facevano di tutto per finire nel novero dei sospetti, e quando alcuni scrivevano sui muri “evviva il mostro” e altri strologavano di implicazioni sociologiche del tutto, si lasciò sfuggire questa esclamazione: “Non avrei mai immaginato che a Firenze ci fosse tanta gente strana”. Ecco anche gli italiani, tutti, mai avrebbero immaginato che a Firenze e persino a Perugia ci fossero tanti inquirenti “strani”.

NOTA DELLA REDAZIONE PER I LETTORI:

GABRIELLA CARLIZZI NON E’ STATA CONDANNATA PER CALUNNIA IN DANNO DI BEVILACQUA NE’ LO HA MAI ACCUSATO DI ESSERE LUI IL MOSTRO DI FIRENZE.
CHI HA DENUNCIATO BEVILACQUA COME “MOSTRO” NEL 1995 SI CHIAMA ANNA MARIA RAGNI, CONDANNATA IN VIA DEFINITIVA DOPO AVER CHIESTO IL PATTEGGIAMENTO.
SONO ALTRESI’ DISTORTE LE AFFERMAZIONI CHE INVADONO LA SFERA RELIGIOSA DI GABRIELLA CARLIZZI, LA QUALE PERTANTO HA DATO MANDATO AL PROPRIO AVVOCATO CARLA ARCHILEI DEL FORO DI PERUGIA DI PROCEDERE A NORMA DI LEGGE NEL MERITO DELL’ARTICOLO DI CUI SOPRA.

Venerdì 24 Ottobre 2008
Gabriella Pasquali Carlizzi

 

di Gabriella Pasquali Carlizzi - Lunedì 20 Ottobre 2008

MEREDITH KERCHER: E L’AMERICA DOPO MARIO SPEZI E DOUGLAS PRESTON ORA SCENDE IN CAMPO PER DIFENDERE ANCHE AMANDA KNOX…
“MAMMA SANTISSIMA… BACIAMO LE MANI!”
NEL NOME DELLA STATUA DELLA LIBERTA’, GLI AMERICANI MANTENGONO LA PENA DI MORTE A “CASA LORO”, E COMBATTONO CONTRO LA GIUSTIZIA ITALIANA, FACENDOSI GLI AFFARI DI “COSA NOSTRA”…
E COSI’ DOPO GLI ANATEMI MEDIATICI LANCIATI D’OLTRE OCEANO CONTRO IL PM GIULIANO MIGNINI CHE AVEVA ADDIRITTURA OSATO APPLICARE LA LEGGE PER L’INTOCCABILE MARIO SPEZI, ECCO CHE I COSIDDETTI “ALLEATI” FANNO GLI AVVOCATI DEL DIAVOLO E TORNANO A RILANCIARE MISSILI DI CARTA SEMPRE CONTRO LO STESSO MAGISTRATO…
QUESTA VOLTA E’ AMANDA KNOX LA VITTIMA DELLA GIUSTIZIA E CHISSA’ CHE TANTO CLAMORE NON COMMUOVA ANCORA UNA VOLTA IL “CAPO” DI SCIENTOLOGY, QUEL BELLISSIMO TOM CRUISE PRONTO A PORTARE SUL GRANDE SCHERMO ANCHE LE LACRIME DELLA STUDENTESSA STATUNITENSE…
MA CHE INTERVENTO “SOLLECITO” DAI NOSTRI SALVATORI DELLA PATRIA!
Eppure agli americani non mancano storie di assassini e serial killer, né scene da horror dal vero, fatti di sangue terrificanti e tali da dar lavoro a registi, scrittori, esoteristi, avvocati , politici e candidati al cambio della guardia , che a breve vedrà forse una nota di colore rallegrare la casa tutta bianca.. chissà…

Nonostante questo patrimonio rosso di sangue e nero di vergogna, da qualche tempo a questa parte, la Giustizia italiana sembra attrarre oltre misura lo sguardo degli americani, impegnati in una campagna di “pietismo” del tutto sgradevole se pensiamo che i privilegiati sono persone incriminate per reati gravissimi e che seppure è giusto per tutti il concetto di presunzione di innocenza, questo andrebbe almeno equilibrato con il sospetto della presunzione di colpevolezza.

E dunque perché non lavarsi i panni sporchi di “cosa loro”, e lasciare che i nostri Giudici esprimano un verdetto serenamente, e soprattutto al riparo da interferenze che fanno intendere ben altre trame intessute da interessi occulti che si servono strumentalmente delle disgrazie del nostro Paese?

Oppure dobbiamo pensare che il Cavaliere, la cui crociata contro i Pubblici Ministeri italiani, è ben nota, abbia fatto delega all’amico Bush, pregandolo di ingerire nell’autonomia della nostra magistratura, con uno stile senza precedenti e per il quale le vittime da difendere non sono i morti ammazzati, ma i loro carnefici, seppure presunti?

C’era una volta l’America…
Appunto, una volta, ora però le situazioni sono cambiate, e ciò che un tempo poteva abbagliare dei vostri luccichii come padroni del mondo, ora anche voi di guai da risolvere ne avete fin troppi, a cominciare dai tanti innocenti che attendono la sedia elettrica nel braccio della morte, solo perché non possono pagare le parcelle da capogiro degli avvocati che lavorano a vacazione…
Vale a dire, presentano il conto in termini di ore di impegno… come le domestiche … dette anche colf…in Italia e in America.

E se dai “Dis-Uniti Stati” s’ode uno squillo di tromba, dal Bel Paese risponde uno squillo…
O meglio un tuono rimbomba dalla bocca dei Difensori degli imputati che accusano anche loro i due PM, dottor Mignini e dottoressa Comodi, di essere responsabili delle fuga di notizie, grazie alla quale i giornalisti in tempo reale avrebbero dimostrato di conoscere quanto si era svolto a porte chiuse.

Come se una fuga di notizie fosse addebitabile solo al Magistrato.
E perché no, a soggetti diversi?
E se il PM, sospettasse che la fuga di notizie fosse invece opera dei difensori degli imputati o delle parti civili, o degli uni e degli altri?
E non solo.
Addirittura il PM Mignini, si sarebbe permesso di parlare della personalità di Amanda, in sede di udienza preliminare, senza attendere la sede più idonea, cioè quella del dibattimento nel caso Amanda fosse rinviata a giudizio…

E certo che ci vuole una bella faccia tosta, per parlare in questo modo, quasi a mettere in dubbio lo scontato rinvio a giudizio sia di Amanda che di Raffaele Sollecito, i quali pensiamo che abbiano diritto di difendersi in un’Aula aperta al pubblico, secondo il rito tradizionale di un vero e proprio processo che sarà celebrato in tutti i tre gradi fino ad una sentenza definitiva.

Oltretutto, e qui sta la malafede di chi sta puntando il dito contro la Pubblica Accusa, che è cosa diversa dal difendere il proprio assistito, malafede o ignoranza pura, nel senso che ci si dimentica o si fa finta di dimenticare che nella stessa Aula si sta discutendo in presenza dei tre presunti autori dell’omicidio di Meredith, il processo con rito abbreviato per uno dei tre, Rudy Guede, come dallo stesso richiesto, e dunque essendo il ragazzo di colore incriminato in concorso con gli altri due, Amanda e Raffaele, come è possibile per i PM nelle loro requisitorie, non esporre al Giudice quanto è relativo anche alla personalità di chi si è reso corresponsabile insieme a Rudy?

Questi Principi del Foro, non sanno che per Rudy, il Giudice dovrà esprimere un verdetto?
E che i PM hanno già chiesto la pena dell’ergastolo?
E dunque se il delitto è stato commesso in concorso, non è processualmente possibile prescindere da una esposizione dei fatti tale da sostenere l’impianto accusatorio a carico del Guede, che non si estenda anche ai suoi presunti complici, e valuti di costoro gli aspetti psicologici all’interno dei quali forse si nasconde il movente.

E c’è anche da considerare che la rappresentazione completa delle responsabilità attribuite a Rudy, il quale però non era solo, può anche alleggerire il grado di colpevolezza dello stesso, qualora emerga la presenza di una personalità più forte che possa aver agito su di lui già in uno stato di sovra-eccitazione da droghe ed alcool.

E che la bella Amanda, dotata di fascino ma anche di evidente determinazione, possa essere stata la regista di un rito, e provocato i due soggetti maschili a dimostrare con la violenza chi dei due era il più forte, nel “Mito dell’Eroe Assassino”, è questa un’ ipotesi più che verosimile.

Ma chi c’era al di sopra dei tre?
Qualcuno ha forse conferito ad Amanda il mandato di “Sacerdotessa” nella celebrazione di questo macabro rituale di morte?
Il massacro di Meredith , fu l’iniziazione dei due adepti, Rudy e Raffaele, (R.R. = Rosa Rossa?) per entrare a far parte della Setta di appartenenza nella quale Amanda aveva forse già conquistato un ruolo, quello appunto di reclutare nuovi soggetti mediante l’arma della seduzione?

Tempo fa, ospite in un salotto televisivo durante una trasmissione dedicata al “Caso Meredith”, un noto scrittore, anzi sarebbe meglio dire “il noto scrittore” affermò senza ombra di dubbio, che l’omicidio di Meredith era riconducibile ai delitti del “Mostro di Firenze e Caso Narducci”.
Quale era il “messaggio in codice” che lo scrittore mandò con una simile e lucida affermazione davanti a milioni di italiani?
Cosa e chi hanno in comune queste due vicende?

Innanzitutto Perugia.
Poi il PM Dottor Mignini.
Ma anche lo stesso Giudice, poiché l’Udienza Preliminare fissata per il prossimo 12 Dicembre che vedrà ben 22 imputati eccellenti, (tra i quali Mario Spezi) nell’ambito del “Caso Narducci” ed eventuali collegamenti con i delitti delle coppiette, quell’udienza sarà presieduta proprio dal Giudice dottor Micheli.

Ed in comune questi casi giudiziari hanno anche il “delitto rituale”, dunque l’esoterismo e di conseguenza assai verosimilmente occulti mandanti della Massoneria deviata, che a Perugia la fa da padrona.

Ma a rendere il quadro ancora più inquietante, ora si è aggiunto il comportamento degli americani, comportamento che getta ombre sull’intero scenario e pone in evidenza altri elementi che uniscono di fatto le due vicende, sia nel puntare il dito contro il PM dottor Mignini, e sia nel prendere le difese degli imputati.
Mario Spezi e Amanda Knox, vittime di un’unica e crudele mano, la mano della Giustizia?
Oppure presunti “Eroi del Male” , quello stesso Male che vede dilagare come una contagiosa epidemia il concetto sacrificale nel nome di divinità, e dunque un concetto che decolpevolizza gli stessi protagonisti di un crimine che diviene offerta, ed esce pertanto da chi forse se ne è reso solo strumento?
Perché l’America sta ingerendo nella nostra Giustizia e solo in questi due casi e per questi due imputati?
Gli americani in Mario Spezi ed Amanda Knox chi vogliono difendere, quale realtà tentano di coprire?
La stessa forse che vede “prigionieri del Male” gli studenti dell’ Università di Yale?

Oggi, la famiglia di Meredith Kercher ha chiesto di essere risarcita per decine di milioni di euro.
Eppure sa che Rudy Guede non sarà mai in grado di assolvere a tale richiesta, così come Amanda e Raffaele, studenti che non sanno nemmeno con quanti zeri si scrivono le somme loro richieste. E dunque, ci sia concesso un ragionevole dubbio: a chi è indirizzata questa richiesta di risarcimento di tali proporzioni?
Ad una setta satanica?
Ad una schola esoterica?
Ad una Loggia Massonica italo –americana il cui nome inizia con la lettera C…?

Riflettiamo…

Lunedì 20 Ottobre 2008
Gabriella Pasquali Carlizzi

di Gabriella Pasquali Carlizzi - Domenica 21 Novembre 2008

SI E’ DA POCHI GIORNI CELEBRATA LA PRIMA PARTE DELL’UDIENZA PRELIMINARE IN CUI IL GUP DI PERUGIA, DOTTOR MICHELI, DOVRA’ DECIDERE SE RINVIARE A GIUDIZIO AMANDA KNOX E RAFFAELE SOLLECITO, MENTRE I DIFENSORI DI RUDY GUEDE, HANNO CHIESTO IL RITO ABBREVIATO E LA SCARCERAZIONE.
L’UDIENZA SI CONCLUDERA’ IL 26 SETTEMBRE, ED E’ VEROSIMILE IPOTIZZARE CHE IL GUP ACCOGLIERA’ LE RICHIESTE AVANZATE DAI PUBBLICI MINISTERI DOTTOR MIGNINI E DOTTORESSA COMODI, CONVINTI DELLA COLPEVOLEZZA DEGLI INDAGATI E DELLA FORZA DEI RISCONTRI OTTENUTI DALLA POLIZIA GIUDIZIARIA IN FASE DI INDAGINI PRELIMINARI. MA……
Se da un lato tutto sembra confermare l’impianto accusatorio degli inquirenti, dove gli indizi di colpevolezza appaiono gravissimi e sostenuti anche dagli esami scientifici, a riprova che in quella tragica sera i tre indagati si trovavano sicuramente in casa con la povera Meredith, e che ciascuno di loro sappia bene come in realtà si svolsero i fatti, dall’altro lato, va detto che sia Amanda che Raffaele e poi Rudy sono caduti in tante di quelle contraddizioni al punto da indurre il fondato sospetto che costoro stiano “coprendo” le responsabilità di qualcuno.

Infatti, quando le versioni di più indagati accusati di aver commesso in concorso tra di loro un determinato reato, si presentano così contrastanti e diverse, come se tra di loro stessi si giocasse a trovare il vero assassino, l’esperienza ha dimostrato che un simile comportamento si manifesta quando si teme qualcuno, quando si è stati costretti da qualcuno, quando si appartiene ad una specie di “obbedienza-massonico-deviata” e non si può tradire quel silenzio imposto fin dal rito di iniziazione.

Le contraddizioni rese ai Pubblici Ministeri , o l’accusarsi l’uno contro l’altro, hanno messo in evidenza il dubbio degli stessi indagati relativamente al ruolo che dovevano assumere nella sede giudiziaria, forse nella speranza che una volta dichiarati colpevoli, sarebbero stati ringraziati da chi grazie al loro silenzio è rimasto nell’ombra, e pertanto in grado prima o poi di far valere il proprio scontato potere, fino a restituire la libertà e l’innocenza alle sue generose reclute.

Il delitto di Meredith, non appare di certo né come una “ragazzata”, né come una di quelle serate di sesso estremo finita male.

Tutto lascia invece pensare a qualcosa di premeditato, qualcosa studiato a tavolino chissà da quanto tempo, e il movente va forse ricercato o in ciò che Meredith aveva scoperto divenendo pertanto un soggetto pericoloso, o all’essere ella stessa stata esclusa da quella “obbedienza” e magari si è lasciata andare a qualche ricatto, firmando così la sua stessa eliminazione.

D’altra parte, osservando la fisiognomica dei tre indagati, seppure li si può considerare ragazzi per così dire “facili”, o al di fuori di ogni regola di costume, ragazzi magari esaltati dalla troppa libertà, privi di qualunque punto di riferimento o controllo, non si riscontrano nei loro volti i segni chiari dell’inclinazione a delinquere, specie nel commettere un delitto di tale violenza ed efferatezza.

E chi dovrà un giorno giudicarli, sarà tenuto a considerare non solo gli elementi, sia pure scientifici, come il Dna, o impronte digitali, o risultanze di intercettazioni telefoniche e ambientali e quanto altro la pubblica accusa sosterrà con forza, ma una Corte d’Assise deve raggiungere, anche al di là di quanto può costituire prova, il proprio libero convincimento, deve raggiungere la coscienza della verità, anche quando tutto ciò che verrà fuori dal dibattimento sembrerà additare gli imputati quali unici colpevoli e autori del delitto di Meredith Kercher.

Appunto, chi dovrà emettere una sentenza, non potrà sorvolare dallo studio della personalità di ciascuno degli imputati, non potrà non penetrare in profondità i loro sguardi, osservare espressioni emotive, imprimere nella memoria i lineamenti di ciascuno, estrarne un profilo psicologico, ma soprattutto avvalersi del contributo della fisiognomica, quale scienza capace di indicare se un determinato individuo, a meno di un raptus di follia, può aver commesso il crimine di cui trattasi.

E nella letteratura forense non sono mancati casi di imputati di crimini orrendi, con tutte le prove contro, persone condannate in partenza, che sono poi stati ritenuti innocenti, quando è scattata nel Giudice la coscienza della verità, e sono state disposte nuove indagini fino a smascherare il vero colpevole.

E’ interessante leggere in proposito, quanto afferma sul ruolo della fisiognomica, l’Avvocato Mario Pavone.

“La fisiognomica si intreccia,quindi, in un certo senso, con la psicologia laddove entrambe cercano di intuire e dedurre dal visibile i moti più intimi dell'animo umano.
Possiamo individuare le tre linee distintive della fisiognomica a secondo dell'approccio volgare, mimico e scientifico utilizzato dagli studiosi della materia.

Nell'approccio volgare è presente l'utilizzo dell'astrologia e della chiromanzia, e l'aspetto simbolico-intuitivo viene espressamente enfatizzato e privilegiato.
Nell'approccio mimico vengono messi in evidenza quegli elementi della comunicazione non verbale (tratti somatici, espressione corporea e facciale, segni del volto, tono della voce), che sono ritenuti degli indicatori del carattere di una persona.

L'approccio scientifico,infine, si propone di proseguire nell'ottica darwiniana e antropologica.
In tale contesto alcuni scienziati sono giunti alla conclusione, in base a ricerche neurologiche e psicologiche, che nelle persone che formulano idee creative, risulta particolarmente attiva la zona frontale del cervello con l'emissione di onde "alfa" da parte di entrambi gli emisferi.

Secondo la fisiognomica, per avere un'analisi più esauriente possibile dell'individuo,è necessario avere delle informazioni sulle tre fasce del volto che sono l'intellettiva, la sensitiva e la materiale; lo sviluppo maggiore di una fascia del volto rispetto ad un'altra, ne determina una maggiore influenza sul temperamento.

La fascia intellettiva è costituita dalla fronte e indica ingegno, curiosità, fede negli ideali; la fascia sensitiva è costituita dalla base del naso, tra le ciglia e le narici, è un indicatore dell'emotività e della sensibilità dell'individuo; infine la fascia materiale, localizzabile tra la base del naso e la punta del mento, esprime l'istintività e la sensualità.
Per la fisiognomica, anche il colore dell'incarnato costituisce uno degli elementi chiave per l'analisi della personalità. Per cui un colorito pallido indicherebbe mancanza di energia, malumore e pigrizia, mentre un colorito rosa acceso esprimerebbe sensualità ed estroversione; un colorito spento e grigiastro indica ipocondria, pessimismo e scarsa fiducia negli altri; infine un colorito che tende al giallastro è un segnale di forte irascibilità ma anche di ascolto verso l'altro e di lealtà.

Analizzando inoltre le singole parti del viso, secondo la fisiognomica, possiamo avere altre preziose informazioni sulla personalità dell'individuo che stiamo osservando.

Facciamo alcuni esempi;una fronte molto alta indica la tendenza alla superficialità e all'imitazione degli altri, mentre se è molto bassa indica scarso sviluppo intellettuale e atteggiamento ipercritico.

Una fronte proporzionata al resto del viso indica chiusura mentale e forte senso di responsabilità, ma se è alta e presenta un rigonfiamento nella parte superiore determinerà, in chi la possiede difficoltà di concentrazione e stravaganza.

Secondo la fisiognomica l'analisi della personalità di un individuo sarà tanto più attendibile quanto più informazioni si avranno sulle varie parti del volto, non solo ma se è vero che ogni parte rappresenta una caratteristica di personalità è altresì vero che solo dall'interpretazione armonica dei vari elementi si potrà capire al meglio chi è la persona che abbiamo di fronte.

A titolo esemplificativo,un cenno meritano alcune caratteristiche del mento e del naso. Se un mento aguzzo indica vivacità intellettuale con tendenza all'analisi e all'approfondimento, un mento tondo segnala creatività ed energia e capacità di mettere a proprio agio gli altri. Il doppio mento indica insicurezza, bisogno di protezione e instabilità emotiva, mentre se un mento è ben equilibrato con il resto del viso segnala grande tenacia.

Il naso è importante perché conferisce carattere al volto; il naso camuso (schiacciato e largo alla radice), indica forte empatia e personalità affettuosa; il naso all'insù indica instabilità emotiva e diffidenza, mentre il naso greco (lungo e stretto) lascia intuire che chi lo possiede sia molto sensuale, di animo buono e leale ma anche superficiale.

Il naso aquilino indica forza interiore e grande carisma, energia e tendenza all'ira, mentre il naso a patata indicherebbe tendenza all'idealismo ma una certa predisposizione alla tristezza. In questa esposizione, anche se sommaria, delle linee guida su cui si basa l'analisi fisiognomica, non poteva mancare l'analisi degli occhi e della bocca.

Degli occhi grandi denotano tendenza al misticismo, avversione al materialismo e insicurezza; occhi piccoli indicano intuito, vitalità e furbizia; occhi rotondi segnalano creatività e bontà d'animo, vivacità intellettuale; degli occhi all'ingiù ci dicono che il loro possessore è di animo romantico, sensibile con tendenza alla depressione, mentre degli occhi all'insù indicherebbero timidezza, introversione e scarsa coerenza

La bocca si analizza attraverso le labbra, per cui delle labbra carnose indicano sensualità e istintualità, nonché capacità di instaurare rapporti di coppia armoniosi; labbra sottili indicano introversione e tendenza al romanticismo, forte senso del dovere; un labbro superiore sollevato con gengive in evidenza denoterebbe aggressività e scarso autocontrollo, chiusura mentale; labbro superiore ad "emme",il senso dell'ironia e tendenza al buon umore, estroversione e avversione per la monotonia; labbra "a bocciolo" tendenza alla malinconia con instabilità emotiva e poca sensibilità verso gli altri.

Altre informazioni sul temperamento individuale si possono leggere, secondo la fisiognomica, anche attraverso i segni della pelle come i nei e le rughe di espressione, segni, soprattutto questi ultimi che, dipendendo dalla mimica facciale, rendono unico ed espressivo un volto dicendoci molto sulla vita intima della persona.

Secondo il Tao,il volto rivela ogni cosa ed è possibile analizzare la personalità di un individuo attraverso l'osservazione del suo viso, seguendo la tecnica dell'analisi facciale.

Per il Tao è possibile determinare attraverso i segni del viso, persino la forma e le dimensioni degli organi sessuali maschili e femminili.

Esistono anche delle caratteristiche nell'analisi facciale comuni sia agli uomini che alle donne: se l'angolo esterno dell'occhio presenta delle linee, queste indicano forte inclinazione sessuale e disponibilità, caratteristiche che sono tanto più intense quanto più sono profonde e numerose le linee.

La presenza di pieghe profonde ai lati della bocca indica forte desiderio sessuale e ancora una persona con mento lungo e potente possiederà una forte spinta sessuale.

Secondo il Tao è la quantità delle caratteristiche che si combinano tra di loro nonché la loro intensità a determinare la forza dell'inclinazione sessuale.

In generale un volto ovale,sinonimo di perfezione estetica,denota un temperamento ipersensibile,tendente alla dolcezza,creatività ma anche instabilità e timidezza, un volto quadrato indica grande forza interiore,un carattere energico e pratico,pazienza e determinazione.

Un volto triangolare denota intelligenza brillante ma scarsa fantasia mentre un viso rettangolare o lungo denota elasticità mentale,apertura alle novità,evoluzione intellettuale,senso estetico.”

Ora, sulla base di queste poche nozioni, proviamo ad osservare dalle fotografie, i volti dei presunti assassini di Meredith, e cerchiamo di ricavarne una opinione personale, che potrebbe coincidere con quanto sostiene la pubblica accusa, ma potrebbe anche indurci a diverse convinzioni, una soprattutto, quella che Amanda, Raffaele e Rudy stiano coprendo poteri forti e pericolosi, riconducibili a chi volle e ottenne il massacro della studentessa inglese.

Domenica 21 Settembre 2008
Gabriella Pasquali Carlizzi