Una finestra nuova, per tutti, aperta sulla strada, sul mondo, ... lontana dai poteri, vicina alla gente, ... curiosa, rispettosa, amica, ... aperta allo scambio, alla battuta, al saluto, alla discussione, alla polemica, ...incline alla pace, ... ansiosa di verità, ...anche provocatoria se necessario, ... puntuale, ... intrigante, ... attesa, ............
IL MOSTRO DI FIRENZE
IL MOSTRO L'HA SCAMPATA ANCHE A PERUGIA? EPPURE L'ITALIA SPERAVA CHE UN MAGISTRATO COME GIULIANO MIGNINI, UNO DEL SEGNO “DELL'ARIETE” COME AMA PRECISARE, SAREBBE GIUNTO FINO IN FONDO.... LO SI IMMAGINAVA GIA', COME “GIUDITTA” CHE MOSTRA AL POPOLO LA TESTA DI OLOFERNE, APPENA TAGLIATA.....
PURTROPPO PER COLORO CHE OSSERVANO DALL'ESTERNO, LE REAZIONI AL PROVVEDIMENTO DEL PM DI PERUGIA, SONO STATE QUELLE DI UNA PROFONDA DELUSIONE, E DI RASSEGNAZIONE ALLA PIU' TOTALE SFIDUCIA NELLA GIUSTIZIA.
TENTERO' IO, NELLA MIA VESTE DI TESTIMONE, DI SPIEGARE CHE LE COSE NON STANNO AFFATTO COME SEMBRANO... INSOMMA... STATE PUR CERTI CHE PER I FUTURI “ARCHIVIATI”... NON E' TUTT'ORO QUEL CHE RILUCE....
Mi dispiace che il Dottor Mignini in questi giorni sia sotto i riflettori per l'uomo della strada che pensa di sapere ciò che semplicemente legge su qualche titolo di giornale, ideato ad hoc, per ricavarne in termini di copie vendute, il premio di uno scoop..... che nei fatti si rivelerà un paradossale flop....

E non crediate che la notizia sia stata accolta dai “prosciolti” con brindisi e fuochi artificiali, poiché nessuno più di loro, ma soprattutto uno, e basterebbe lui solo, sa meglio di chiunque altro, che la mossa del PM sarà come per i moribondi, il classico “miglioramento prima della morte”.

E vediamo di entrare in questo misterioso aspetto che nasconde in sé non certo la chiusura di un caso giudiziario con un nulla di fatto, bensì circoscrive e separa le verità incontrovertibili, da altre verità che pur rimanendo nel libero convincimento del Magistrato, devono ancora fortificarsi, trasformare i gravi e molteplici indizi in altrettante prove, e poiché l'omicidio non si prescrive mai, a differenza di altri reati pur contestati nell'inchiesta perugina, si è ritenuto di non vanificare la certezza per attendere ciò che ancora non è giunto a maturazione.

E' dunque in tal senso che va interpretato il provvedimento del PM che sebbene abbia chiesto al momento l'archiviazione di uno stralcio dell'intera inchiesta, motivando la sua decisione in un modo tale che appare più pesante di una condanna, resta tuttavia fiducioso, che prima o poi le sue personali convinzioni saranno confortate da fatti nuovi, e forse chissà, magari da un finale a sorpresa come quello di una confessione.

Il Mostro, sa che tale appellativo non si addice alla bassezza di un criminale o di un semplice assassino, e pertanto così come inviò in un messaggio ai cronisti de La Nazione, “Sono vicinissimo a voi, ma mi prenderanno quando lo vorrò io...”, non possiamo escludere che si comporti coerentemente a quanto ancor oggi gli fa credere di essere al di sopra di tutti, di tenere tutti in pugno, e di avvalorare in tal modo, quel titolo di cui si pregiò per primo, “Mostro”, imponendo alla collettività da quel giorno di chiamarlo così.....

Ora, è necessario essere informati anche sui tempi che i codici di procedura penale stabiliscono per la prescrizione di una serie di reati, quelli dai quali non si può prescindere nell'ambito di un dibattimento, per assicurarsi attraverso una sentenza che quanto avvenne di illecito con il concorso di molte persone, subito dopo la scomparsa di Francesco Narducci, non solo deve punire i responsabili, ma soprattutto dovrà chiarire i motivi per i quali ci si comportò in un modo che indusse, ed ancor oggi induce gli stessi parenti del gastroenterologo, a rinunciare di guardare in faccia coloro che lo uccisero.

Ancora oggi, la famiglia Narducci, afferma che la causa di quel decesso fu un incidente, o nel peggiore dei casi un suicidio......

Eppure, le perizie, confermate anche recentemente dai Ris, parlano chiaro: Francesco Narducci fu ucciso. Ma come ebbe a dirmi la mamma, con la voce straziata dalla violenza ancor più che dal dolore: “Siamo costretti a dire “disgrazia””...

Costretti da chi ?

La signora, dopo ben diciotto anni, non disse “fummo”, ma disse come se avesse una pistola puntata contro: “siamo”, parlò al presente ....

E se nel corso del dibattimento, uscisse finalmente fuori “quel nome”?

Se i genitori del medico perugino, ormai in età avanzatissima, volessero liberarsi da questo segreto, ed affrontare quando sarà, la vita eterna con l'anima pulita e in pace di fronte a Dio e di fronte agli uomini?

E' questa la parte dell'inchiesta da cui bisogna partire, senza rischiare che scadano i termini per affrontare un processo, ed è questo il nodo che solo davanti ad un Collegio giudicante può essere sciolto, e costituire la prova certa, coincidente con il convincimento del PM, e i provvedimenti che disporrà il Giudice.

In questa inchiesta abbiamo visto indagati divenire parti offese, e parti offese o testimoni divenire indagati, questo a riprova che il PM Mignini, è un Magistrato che non opera con i paraocchi, né mantiene il proprio punto di vista nel momento in cui spunta una prova che dimostra il contrario.
E c'è da credere, che nel chiedere l'archiviazione di un solo stralcio, se si è avvalso della formula che ci riconduce “all'insufficienza di prove”, ha voluto far intendere che le sue valutazioni si sono basate al momento su circostanze di vario genere condizionate dalla procedura, ma che tuttavia tali sue valutazioni, nell'ambito di altri filoni dell'inchiesta potrebbero essere ribaltate e non solo dare nomi e volti certi agli assassini di Narducci, ma anche al Mostro di Firenze.

Il quadro è complesso, e a renderlo ancora più inquietante si è aggiunto il “caso Piselli”, ormai definito così anche nella discussione che sta animando l'interesse di molti, sia sul Forum di questo sito, sia sul Blog dello stesso Fabio Piselli.

E' chiaro che ogni giudizio spetterà alla magistratura, ma per quello che ho ascoltato io stessa e davanti a testimoni, penso che quantunque il Piselli nelle informative che lo riguardano fosse descritto come il”Buscetta” della situazione, o qualunque altro “pentito”, questo discredito della persona non basterà per soprassedere a ciò che questo consulente, pur in aperta violazione di certe leggi, ha tuttavia documentato.

Personalmente, che avvengano certi incresciosi episodi, posti in essere da soggetti istituzionali, non mi stupisce, specialmente se parliamo di Mostro di Firenze, ma non per questo ci si deve arrendere di fronte all'arroganza dell'antistato, bensì sarebbe ora che i cittadini vantino in conformità con quanto recita la Costituzione Italiana, la sovranità popolare.

Ciò che Fabio Piselli, del quale non mi interessa sapere nulla dei suoi trascorsi, ha comunque sollevato sia pubblicamente che posto al vaglio degli inquirenti, sia pure seguendo criteri apparentemente anomali, non ordinari, è una vicenda che non potrà essere né “imbavagliata”, né “giustificata” con artifizi cui in certi ambienti si è soliti ricorrere.Sarebbe un'onta per lo Stato, poiché nessuno saprà mai, qualora un certo materiale si deteriorasse strumentalmente, se riuscisse fuori da qualche altra parte nella sua versione integrale ed integra, e dunque, al di là di chi sia l'artefice di tale circostanza, non è su di costui che ci si deve concentrare, bensì è sul prodotto documentato dal soggetto, un prodotto, credetemi, veramente sconvolgente.

E mi verrebbe da dire che l'ex Capo del Gides, come si legge alla pagina 352 del suo libro “Il Mostro- Anatomia di un'indagine”, scriveva senza timore di essere smentito: “Nelle mani capaci e fidate di Mignini ci sono prove inconfutabili. La prima, e la più importante, che il “Mostro” non era certamente Pietro Pacciani.”.

Alla luce di quanto avrebbe documentato all'interno del Gides il Piselli, non possiamo sorvolare sulle espressioni usate dal poliziotto-scrittore: lui non parla di “indizi”, e nemmeno di “insufficienza di prove”, lui, ormai giunto alla fine del suo mandato, non teme di definire quanto sarebbe finito sul tavolo del PM di Perugia, “prove inconfutabili”, capaci di affermare con certezza che il Mostro non era Pacciani.

Un giorno, parlando con uno dei più noti magistrati, ebbi a chiedergli, in quali casi una prova può ritenersi “inconfutabile”, e l'illustre autorità mi rispose: “ Una prova è inconfutabile solo quando si ha la fortuna di documentarla in modo che si senta e che si veda. Nemmeno una confessione può oggigiorno dare una certezza così assoluta, perchè molte persone si autoaccusano di reati che non hanno commesso, per coprire i veri responsabili. Ma con la tecnologia di cui attualmente si dispone, vi sono esperti del settore, come ad esempio le intercettazioni, o videoregistrazioni o altro, che catturano il colpevole nelle fasi in cui si determinano prove certe, inconfutabili.”.

Forse, Giuttari, abituato a lavorare nel suo ufficio, solo davanti al suo pc, non avrebbe mai immaginato cosa avveniva nel frattempo, nell'altro piano del Magnifico, ove operava la sua squadra congiuntamente agli esperti della G.I....... mentre nulla delle prove inconfutabili, sarebbe giunto sulla scrivania del Magistrato.

19 Marzo 2008
Gabriella Pasquali Carlizzi

SIAMO NEL 2006…. A PERUGIA UN INDAGATO “ECCELLENTE” E’ SOTTO SERRATA OSSERVAZIONE, E IL MAGISTRATO DISPONE INTERCETTAZIONI AMBIENTALI, FONICHE E QUANTO ALTRO DOVRA’ INCASTRARE IL GATTO COL SORCIO IN BOCCA… SU DELEGA DEL PM VIENE SCELTA UNA TRA LE MIGLIORI STRUTTURE DI INTELLIGENCE ESPERTA IN INTERCETTAZIONI E DEL CUI DIRIGE NTE IL MAGISTRATO HA PIENA FIDUCIA, ANCHE PER LA QUALITA’ DEL PRODOTTO….

MA CHI DECIDERA’ QUALI PARTI DEL PRODOTTO CONSEGNARE ALL’INQUIRENTE, E QUALI PARTI “BRUCIARE”….PER PROTEGGERE GLI INCONTRI RISERVATI TRA L’INDAGATO E POTENTI SOGGETTI ISTITUZIONALI ?…

Un vero e proprio colpo di scena quello che nei giorni scorsi si è presentato a Gabriella Carlizzi, da tre mesi a Modena per ulteriori ricerche giornalistiche sul Mostro, un colpo di scena di tale gravità al punto che gli inquirenti di Perugia, potrebbero questa volta “incazzarsi” sul serio e smascherare chi da anni si adopera per proteggere un indagato, presunto Mostro e già indagato quale mandante o autore dell’omicidio di Francesco Narducci.

E’ il caso di dire che se il Diavolo fa le pentole, non fa mai i coperchi…. E a volte capita che da qualche pentola esca una “spia “ che forse accortasi di strani movimenti, e magari nessuno sa che lavora contemporaneamente per gli Italiani e per gli Americani, decide di intercettare non solo l’indagato, ma anche gli uomini della PG che, consegneranno materialmente al Magistrato i compact disc contenenti le fonoregistrazioni ambientali.

E così si presenta a Gabriella l’esperto della G. I. : alto, bello, atletico…. E soprattutto veramente bene informato sul caso Narducci ma anche sull’indagato nonché sui soggetti che tradendo il Magistrato, preferiscono tranquillizzarlo mentre bruciano le prove attestanti le protezioni di alto livello di cui gode colui che riuscì a inserire in un bastone da passeggio strumenti capaci di far ascoltare in tempo reale, Italiani e Americani, il contenuto di un interrogatorio cui fu sottoposto dall’inquirente perugino.

Il nostro James Bond tira fuori da una custodia, due dischetti, li inserisce nel pc e dà il via ad uno, in particolare….

Gabriella, cioè io, impallidisco, e anche i miei due collaboratori presenti, Elisa e Matteo, restano attoniti, quasi increduli che ciò che ascoltavamo fosse la pura verità.

Le voci degli agenti si distinguono perfettamente, troppe volte ho verbalizzato con ciascuno di loro, in quella struttura, da quando il Capo, non era più alla Squadra Mobile di Firenze….

Mi viene spontaneo chiedere allo 007, il perché avesse deciso di consegnare proprio a me quel materiale.

“Consideralo un regalo, tanto io potrei avere le ore contate, sono certo che farai prima tu a consegnarli al Magistrato…. E’ un regalo che faccio volentieri a una donna come te, coraggiosa, onesta, incorruttibile e libera….”

Gli chiedo se accetterebbe un’intervista, e senza problemi accetta…. E’ sereno, la morte non lo spaventa, né teme di rispondere alle domande che sa già saranno “pesanti”….

Lui di me sa tutto, infatti qualcuno lo ingaggiò qualche anno fa, per conoscere le fonti da cui attingevo le notizie, la mia credibilità….. i motivi per cui mi esponevo a tanti pericoli e ritorsioni.

Decidiamo, per ovvi motivi, di dargli un nome “convenzionale”, prima di iniziare l’intervista.

Domanda: “Mario”, tu sai che il gesto di venire da me e darmi prova di quanto ho sempre io stessa sospettato potrebbe metterti in serie difficoltà, da ogni punto di vista?

Risposta: Certo che lo so, ma vedi Gabriella, con questo gesto spero di riscattarmi per quei tanti comandi che il mio ruolo mi ha obbligato ad accettare…. E che credimi, anche se agisci per ordine dei Superiori, certe cose ti segnano nell’anima e nella mente per tutta la vita.

Domanda: Da quanto ho capito, in questa operazione sull’indagato eccellente, tu lavoravi su due fronti, quello italiano e quello americano?

Risposta: Hai capito bene, proprio così. D’altra parte non dimenticare che quanto è capitato allo scrittore americano, ha scatenato l’ira dei poteri deviati statunitensi, i quali fin dall’ini-on hanno perso una parola o un incontro o un interrogatorio, intorno a questa vicenda. I mezzi di cui loro si servono, noi nemmeno ce li sogniamo, in termini di tecnologia.

Domanda: Ma scusami, il Magistrato non ti conosce, anzi non sa nemmeno che esisti, almeno all’epoca delle intercettazioni, in quanto sembra che i suoi rapporti di fiducia fossero con il tuo Capo… quel G. che insieme agli agenti di Polizia Giudiziaria, quelli decentrati alla Periferia di Firenze, per intenderci, avrebbe condotto le operazioni….

Risposta: Esatto. Ma il mio Capo poi delegò me, che tra l’altro già conoscevo alcuni degli uomini del Magistrato perugino…. E così, lavorando insieme a loro, mi resi conto che erano pronti a fare un lavoro sporco….naturalmente in danno della verità.

Domanda: Che intendi per “lavoro sporco”?

Risposta: Lo hai sentito con le tue orecchie: tranquillizzare il Magistrato da un lato, e bruciare quanto il Magistrato non doveva sapere o vedere….sia riguardo all’indagato, sia riguardo uomini delle istituzioni che lo hanno sempre protetto…. Certo, se il PM avesse potuto produrre un lavoro “pulito e integro”, il tizio starebbe ancora in galera….

Domanda: Scusa, ma quando ti sei accorto di questo, perché non sei andato dal PM o hai avvertito il tuo Capo?

Risposta: Te l’ho detto, io lavoravo contemporaneamente per gli Americani… non potevo, però, come vedi, mentre lavoravamo il materiale dentro la struttura, ho provveduto a documentare ciò che avveniva dietro le spalle del Magistrato, e se avessi voluto ricattare i suoi uomini, con questa roba qui, potevo ben farlo… Invece, come vedi, mi sono rivolto a te, perché conosco la tua onestà, e so già che ancora una volta, ti comporterai difendendo la Giustizia, come sempre hai fatto….

Domanda: Senti “Mario”, io domani scriverò un pezzo sul mio sito, facendo capire quanto mi sta capitando, e sono certa che il Magistrato mi convocherà, e mi chiederà tutto, di questa vicenda, compreso il tuo vero nome. E tu sai che io dirò tutto. Ora ti chiedo: “Tu sai che sarai interrogato e messo sotto torchio, e che saranno nominati periti fonici che dovranno stabilire l’autenticità di quanto hai documentato, e ormai di pubblico dominio, dal momento che io come giornalista posso pubblicare quello che voglio… in fondo ci sono testimoni, Elisa, Matteo, qui di segreto non c’è più nulla…?

Risposta: E fai bene, perché la vicenda del Mostro di Firenze, se mai un giorno si chiuderà, dovranno dire grazie solo a te, che hai sempre raccontato alla pubblica opinione, ogni fatto che hai vissuto, e sempre documentando gli inquirenti.

E comunque stai tranquilla, ti do la mia parola, se il Magistrato mi convocherà, io sono fin d’ora a sua disposizione, e risponderò ad ogni sua domanda…..

Ho deciso di cambiare vita, di uscire dall’ombra, e di collaborare con te, alla luce del sole.

Tra la tua esperienza e la mia, faremo una collana di libri e Dvd, su tutte le inchieste di cui ci siamo occupati….. e così ci si accorgerà che i “Misteri d’Italia” non esistono…

Tutti sanno ed hanno sempre saputo, ma occultare le verità che scottano, frutta miliardi,
o credi che in certi ambienti si pianga il sangue delle vittime?

Bè, è ora che vada, devo arrivare in Germania entro domani mattina…. Se ci sono novità
sai come comunicarmele…..

James Bond si dirige verso la stazione di dove mi trovo attualmente, nel nord italia… Non porta nulla con sé, né valige, né borse…. A meno di una specie di agenda, dove forse c’è più di quanto si possa immaginare.

Insieme ad Elisa e a Matteo, decidiamo di riascoltare delle centinaia di ore documentate, pochi minuti di una conversazione tra gli addetti ai lavori avvenuta all’interno della struttura ove lavorano gli agenti di PG e gli esperti ….

P1: … Sarà il caso che diciamo al Magistrato che è tutto a posto… così se fa le ferie…

P2….Che dici, tra un quarto d’ora?….

P3….C…i, qui è una tragedia, non c’è manco un dato, come volemo fa? Io direi che come minimo,

(…….) mi deve pagare una cena. Non lo so, ha prenotato il ristorante per stasera (risate)..

E che è successo…. Siccome è stato scollegato repentinamente per qualche, immagino, non

volontaria distrazione, ne ha caricato solo un pezzo dello storico… e ne mancava tanto al

punto esatto…..

Ce l’abbiamo….!

 

G.1 (Telefonata al Magistrato): “ Dottore, il problema è stato tutto risolto… fatte le ferie, ok?

Ciao, ciao….

No, no, no…è il discorso siccome qui stò a Firenze, ……si è scollegato qualcosa

involontariamente…. È tutto a posto… stai tranquillo…. “

 

Ma che succede, dopo aver tranquillizzato il Magistrato, e aver detto che negli ultimi tempi la stampa perugina ha rotto fin troppo sulla vicenda?

 

Per pudore verso le Istituzioni, preferiamo tralasciare quanto ascolterà direttamente il Pm, appena disporrà del materiale che il nostro James Bond, ha provveduto a documentare, all’insaputa di coloro che credevano di compiere certe “operazioni” al riparo da occhi ed orecchi, che forse ritenevano loro complici….

E fu così, che invece di accendere una sigaretta….

L’accendino bruciò qualcos’altro, riducendolo ad “una pallina che cola….”…

E’ IL MOMENTO DI FARE IL PUNTO DELLA SITUAZIONE.

QUALI SONO GLI ATTUALI RAPPORTI TRA LE DUE PROCURE, DI FIRENZE E DI PERUGIA?

PERCHE’ LA SENTENZA DEFINITIVA SUI COMPAGNI DI MERENDA NON VIENE ABBATTUTA, NONOSTANTE GIUTTARI CHE CONTRIBUI’ A QUESTA SENTENZA CONSIDERANDO PACCIANI, VANNI E LOTTI GLI AUTORI DEGLI ULTIMI QUATTRO DELITTI, OGGI, ALLA LUCE DI NUOVI ELEMENTI, LO STESSO INVESTIGATORE, HA DICHIARATO E PUBBLICATO CHE L’UNICA CERTEZZA DELL’INCHIESTA E’ QUELLA CHE PACCIANI NON ERA IL MOSTRO DI FIRENZE?

Gabriella Pasquali Carlizzi - Sabato 5 Settembre 2009

AMANDA KNOX E IL CASO NARDUCCI: QUALI OCCULTI POTERI LI COLLEGANO?
L’OMICIDIO DI MEREDITH KERCHER E’ UN INVESTIMENTO PER L’AMERICA?
PER QUESTO A FAR DA SPALLA ALLA STAMPA AMERICANA SI E’ PRESTATO “IL GIORNALE” DEL CAVALIERE?
APPAIONO SEMPRE PIU’ NETTI E RICONOSCIBILI I CONTORNI DI UNA MASSONERIA ITALO- AMERICANA CHE PRETENDE DI CONDIZONARE IL CORSO DELLA GIUSTIZIA….LASCIANDO IMPRONTE SUL CASO KERCHER, SUL CASO NARDUCCI E SUI COLLEGAMENTI CON IL MOSTRO DI FIRENZE…
MA IL SISTEMA GIUDIZIARIO ITALIANO NON PREVEDE LA PENA DI MORTE…. CARO PRESIDENTE OBAMA….. E SUOI PREDECESSORI…

di Gabriella Pasquali Carlizzi - Martedì 16 Giugno 2009

AMANDA E NARDUCCI… IN ATTESA DEL VERDETTO RINVIATO AL 30 GIUGNO… SU GIUTTARI E MIGNINI… E L’AVVOCATO FIORAVANTI, GIA’ TESTIMONE NEL PROCESSO NARDUCCI, IERI HA DIFESO IL POLIZIOTTO DAVANTI AL TRIBUNALE DI FIRENZE.
PRIMA O POI CAPIREMO …
L’estate è calda più del solito, e non solo in senso climatico, dato che respiriamo un’aria più che torrida che corre tra le pieghe di una giustizia che non finisce mai di sorprenderci, fino a quando e chissà quando, verrà pure il giorno della chiarezza…

Dobbiamo crederci, non dobbiamo arrenderci, faremmo un favore a coloro che “giocano” con la vita altrui, i tanti morti ammazzati che pure foraggiano inconsapevolmente misteriosi interessi perfino all’interno delle stesse istituzioni.

Vittime, che diventano materia del contendere tra poteri internazionali, dove alla fine, il recupero della verità sembra confondersi tra le tante, troppe trame che alimentano dialoghi sordi tra interlocutori collusi e ben mimetizzati all’interno di un sistema guasto, marcito nel tempo, un sistema che continua ad allungare i suoi tentacoli da un tribunale ad un altro, dando di sé un’immagine simile ad un grande e sotterraneo laboratorio dove gli alchimisti della giustizia scelgono le cavie per clonare le infinite non verità, purchè somiglino alla più comoda delle verità.

Ed è la naturale conseguenza di questo sistema, la reazione di chi approfitta degli eventi per sferrare poi attacchi ora a questo ora a quello, per strumentalizzare una determinata circostanza a proprio uso e consumo, tanto più quando in gioco c’è la galera a vita.

In questi giorni, durante i quali Amanda Knox si è sottoposta all’interrogatorio, accusata di aver ucciso Meredith Kercher, tutta l’America è scesa in campo, ai massimi livelli di mass-media, opinionisti, rappresentanti delle Istituzioni in Usa, tutto il popolo americano ha fatto di Amanda una vittima innocente, vittima del sistema giudiziario italiano.

Addirittura si è caduti nel comico, quando alcuni universitari americani, intervistati, hanno detto di non capire come possa essere possibile che in Italia una persona stia in carcere contro la propria volontà!

Chissà, forse un giorno scopriremo che vi sono detenuti volontari… e con la crisi che c’è, non è escluso che molti ricorrano a farsi mantenere dallo Stato, sia pure in una cella.

Vitto e alloggio gratis, niente bollette, cure mediche, psicologo, socialità, colloqui con i familiari, tutto il giorno in compagnia di chi condivide la medesima condizione, bè… alle strette…
Stia attento il Governo, perché mantenere un detenuto costa diverse centinaia di euro al giorno…!

D’altra parte, prima di demonizzare il comportamento degli americani, è anche giusto, nella specificità di questo caso, cercare di capirne le origini, il perché di questo coro unanime di reazioni durissime che fin dal primo momento hanno puntato il dito contro il Pm Mignini, perfino dimenticando che ad aver mandato alla sbarra Amanda e i suoi presunti complici, è stato il Giudice Paolo Micheli, col quale non se la sono presa né gli americani e nemmeno i difensori degli imputati.

Mignini è stato accusato di tutto, a caratteri cubitali e c’è da dire senza alcun timore di eventuali conseguenze.

Articoli dai toni diffamatori, calunniosi, e aggravati da un presupposto del tutto falso che più volte ha chiamato in causa la mia persona, come se addirittura io avessi influenzato il Pm nell’elaborare l’impianto accusatorio a carico della bella Amanda.

Inizialmente ho resistito, poi due giorni fa non ce l’ho fatta più e anche nel mio video del 13 giugno (http://ilmostroafirenze.in) ho voluto chiarire la mia posizione.

E non solo riguardo all’assoluta diversità di convinzioni o opinioni tra me e la Procura di Perugia nel caso di Meredith Kercher, ma ho ritenuto giusto far sapere che questo magistrato mi mise perfino agli arresti domiciliari, fatto da cui scaturirono dei procedimenti a mio carico, e nel corso dei quali sono intenzionata a far emergere quelle tante verità che ancor oggi nessuno immagina.

Personalmente io ritengo di aver subito delle ingiustizie gravissime, e di subirle ancora dato che non è giunto il momento in cui, davanti ad un Giudice, tirerò fuori le carte, le registrazioni, e quanto altro penso che scatenerà un putiferio ai vertici dello Stato.

Dal 1995 ad oggi, e continuerò sia pure su tavoli differenti, penso di aver dato un contributo enorme sia alle indagini sul Mostro che in quelle sulla morte di Narducci, e ci sono stati tempi in cui mi si dedicavano le prime pagine dei giornali, o ero l’ospite d’onore in decine di salotti televisivi
Oggi ho molti elementi per un amaro e ragionevole dubbio: essere stata solamente usata.

Nelle inchieste di Firenze e di Perugia, è successo di tutto, e come ripeto, sia in caso di archiviazione che in caso di rinvio a giudizio, mi riferisco al processo Narducci, le Istituzioni preposte dovranno necessariamente ripercorrere lo svolgimento di anni ed anni di indagini, e capire quali meccanismi di volta in volta si sono attivati e soprattutto per quali scopi.

Tuttavia, personalmente non condivido il comportamento degli americani che attendono come la manna dal cielo una eventuale condanna di Mignini o di Giuttari, poiché seppure si verificasse tale circostanza, non ne conseguirebbe l’assoluzione per Amanda.

E penso inoltre che soprattutto per Mignini, l’essere oggi seduto sul banco degli imputati, abbia immancabilmente segnato la sua vita, al di là di un verdetto finale, ma questa disgrazia si è abbattuta su di lui, sulla propria famiglia, e forse sulla stessa fiducia del magistrato verso la Giustizia.
A meno che egli stesso non riconosca di essere colpevole, è presumibile che al pari mio e di tanti altri imputati si senta vittima di una grave ingiustizia.
E dunque potrà ben comprendere anche chi di una ingiustizia si sente vittima quando la riceve per effetto di un suo provvedimento.

La mia visione delle cose è anche un po’ originale, nel senso che quando appresi che la Procura di Firenze aveva deciso di processare il Pm Mignini , non guardai ai fatti per cui fu incriminato, ma il mio pensiero andò fulmineamente prima al Signore, poi al giorno in cui vidi arrivare a casa mia la polizia giudiziaria del Pm, e dopo un’ora che parlavamo convinta che erano venuti ancora una volta ad approvvigionarsi di quanto era utile alle indagini, mi sentii dire: “Signora, ci dispiace infinitamente, ma deve capire anche il dottor Mignini, per atto dovuto, dobbiamo notificarle un provvedimento di arresti domiciliari”…

E fu un susseguirsi di atti che come ripeto ancora oggi reclamano il riscatto totale della verità, quando mi difenderò producendo ciò che forse imporrà al Governo, ai Ministri, al Csm, a tutti i vertici delle Istituzioni di esigere non poche spiegazioni.
Certo, il giorno che la storia di tanti anni sarà chiarita, anche il profilo di tutti coloro che a vario titolo ne hanno fatto parte sarà più definito e allora si potrà azzardare il giudizio su una persona, ma fino a quel tempo ci si dovrà accontentare di osservazioni, deduzioni, considerazioni, che pure hanno il loro peso.

E tra le tante osservazioni che mi sono giunte per email, vi è quella che vedrebbe come “incompatibile” la difesa di Giuttari da parte dell’avvocato Fioravanti, sostituto dell’avvocato Giovanni Maria Dedola.

C’è da dire che in materia di incompatibilità del difensore che è anche testimone, i pareri non sono ancor oggi concordi, tuttavia è innegabile che l’avvocato Fioravanti abbia addirittura deposto come testimone nel corso dell’incidente probatorio nel processo sulla morte di Narducci.
Infatti, risulterebbe in atti che l’avvocato fu più volte interrogato da Giuttari e poi chiamato a confermare le sue deposizioni anche davanti al Pm Mignini.

Ora, qualcuno potrebbe rilevare che i fatti per i quali l’avvocato difende il poliziotto sono fatti diversi da quelli per i quali Fioravanti è testimone.

Formalmente l’osservazione appare giusta, anche se nella sostanza si potrebbe dire che in definitiva si parla di fatti all’interno di una medesima vicenda.

Oppure si potrebbe anche dire che per gli inquirenti i delitti del Mostro videro due livelli, una manovalanza e un livello cosiddetto “superiore”, come dire: Pacciani la manovalanza, Narducci il mandante… ambedue morti, ambedue non processabili, ambedue “innocenti” ad vitam post mortem, in quanto non è possibile provare il contrario.

Andando però a leggere bene gli atti, emerge la possibilità che secondo quanto Pacciani avrebbe riferito in vita al suo avvocato, il dottore, presumibilmente Narducci, avesse avuto anche un ruolo di “esecutore”, almeno in alcuni dei duplici delitti, e per gli inquirenti tale ruolo lo avrebbe avuto anche in concorso con altri, come un farmacista & company…
E sempre dagli atti emergerebbe anche, a detta di qualcuno, che le indagini furono fermate o frenate da soggetti istituzionali.

Stessa cosa che sembra abbia provocato, sembra,  il processo a carico di Giuttari e di Mignini, sulla base di una registrazione nella quale sembra che un sostituto procuratore di Firenze, riferendosi al procuratore capo, abbia detto . “..Non è un uomo libero…”, durante una conversazione relativa alle indagini sul Mostro, anzi sui livelli superiori del Mostro.

Poco o nulla la pubblica opinione ha capito di questa storia, e se ne capisce sempre di meno.

Ad esempio, Giuttari ha sempre sostenuto che la registrazione avvenne casualmente senza che lui ne fosse consapevole.
Può darsi, e gli crediamo, ma allora ci si chiede: perché ne fece un uso giudiziario?
Avrà sicuramente avuto le sue ragioni, ma certo, a noi poveri e comuni mortali, se ci facessero comprendere meglio, forse ci aiuterebbero ….

Ammirevole comunque la pace ritrovata tra il poliziotto e l’avvocato storico di Pacciani, acerrimi "nemici" in altri tempi, fino al 2004, come potrete costatare voi stessi andando sul mio sito www.ilmostroafirenze.in , se avrete la pazienza di ascoltare le trasmissioni ufficiali che ho messo in rete.
Vi accorgerete che a Porta a Porta, il 26 settembre del 2001, Giuttari e Fioravanti si scontrarono duramente, e su fatti processuali, mica su opinioni.

Per non parlare delle cause di morte di Pacciani.
Sentite cosa afferma con assoluta sicurezza Fioravanti nel 2002, Tg2 Dossier Speciale, e poi nel Costanzo Show del 12 gennaio 2004. (www.ilmostroafirenze.in)

Sono queste circostanze, che se lasciate sparse nel tempo e quindi le si perdono nella memoria della collettività, possono passare inosservate, ma se invece diventano documenti di un corposo dossier, allora, ripeto, a noi cittadini, qualcuno dovrà pure dare una risposta.
Visti i costi di quarant’anni di indagini….

Chi mi legge da tempo, noterà che Gabriella Carlizzi, nei suoi articoli non parte più all’attacco verso nessuno, le esperienze dolorose servono a farci cambiare nella forma, anche se dentro di noi la sostanza dell’autenticità resta invariata.

Ma i nostri valori, quando rischiano di diventare straccetti “usa e getta”, abbiamo il dovere di proteggerli e metterli in campo con le persone giuste al momento giusto.

A che serve ora, puntare il dito contro questo o contro quello, nel caso di Amanda?
Può sortirne l’effetto contrario, la natura umana mantiene le proprie fragilità sotto qualunque abito, e dunque sarebbe almeno prudente non offendere la giustizia italiana in modo così plateale, mentre potrebbe rivelarsi utile cercare di capire meglio l’andamento di vicende collaterali, e farsi un' idea più precisa su taluni soggetti o circostanze, attraverso chi può provare documenti alla mano, l’assurdità di un certo agire.

Della deposizione di Amanda, come opinione personale, molte affermazioni non reggono, non appaiono veritiere.
Nella casa , a mio parere Amanda c’era, si è trovata a vivere suo malgrado il dramma di un delitto, e si è rifugiata tra le braccia di Raffaele, come prima istintiva reazione, magari in attesa di avere un consiglio dalla mamma.

Ma a conti fatti, seppure avesse sostenuto di esserci ma di non aver ucciso la povera Meredith, una posizione simile a quella di Rudy, i suoi trent’anni di galera sarebbero stati scontati, nessuno l’avrebbe creduta.

Di qui, l’unica carta in gioco, è quella di insistere sulla totale assenza dalla casa del delitto, sua e di Raffaele, ma questa tesi, diciamolo pure, fa acqua da tutte le parti.

Come si fa a far apparire Amanda come la studentessa acqua e sapone, e poi pretendere che si creda che la stessa, entra in casa, vede il sangue, si fa addirittura una doccia, e poi torna dal fidanzato?
E ci vuole un animo da killer per comportasi così, altro che studentessa acqua e sapone…

La Amanda innocente, sensibile, una volta entrata in casa e visto il sangue, avrebbe chiamato il suo Raffaele, la polizia, avrebbe fatto in modo di aprire la porta di Meredith, insomma bel altre reazioni istintive si sarebbero manifestate.

Purtroppo, qui c’è da aspettarsi una condanna almeno in primo grado, poi, come sempre accade in casi simili, tra qualche anno Amanda farà sapere che l’assassino vero è un altro, non dirà subito il nome, in modo che se l’assassino è potente la farà uscire dal carcere, insomma inizierà il solito giochino che abbiamo visto con Bilancia e con Pelosi, tanto per fare un esempio.

Le vere vittime dopo Meredith, ancora una volta siamo noi, noi che sospettiamo che il killer sia a piede libero, e magari non mancherà di farcelo capire.

Basti pensare che nella casa del delitto, benché sotto sequestro, sono entrati più di una volta ignoti, e nel portarsi via le cose, anche voluminose, non hanno mostrato alcuna fretta…
Protetti anche loro?

Di certo Amanda , Raffaele e Rudy, non sono usciti da galera per recarsi lì…

E allora chi ha avuto questo interesse, al punto da rischiare tanto, o al punto da non rischiare nulla?

Domande che scottano?
Si parla di estate calda…

 

 

di Gabriella Pasquali Carlizzi - Domenica 22 Marzo 2009

MEREDITH KERCHER: NUOVA INTRUSIONE IN CASA DELLA VITTIMA? CHIUNQUE SIA, SI COMPORTA COME IL “MOSTRO DI FIRENZE”… E I SUOI GREGARI…
MA IL “MOSTRO” E’ PERSONA PROTETTA… CHE DA SEMPRE SFIDA INQUIRENTI E RICATTA INVESTIGATORI… IL PUNTO INQUIETANTE E’ PROPRIO QUESTO…
O FORSE “LA VILLETTA DEGLI ORRORI” , DOPO LA PRIMA INTRUSIONE NON FU MESSA SOTTO SORVEGLIANZA? O NON FURONO MESSE LE TELECAMERE COME SI DICHIARO’ ALLA STAMPA DI TUTTO IL MONDO?...
E ALLORA, COME E’ POSSIBILE CHE IL “MOSTRO” O CHI PER LUI, ENTRINO ED ESCANO INDISTURBATI DAL LUOGO DEL DELITTO , PORTANDOSI VIA OGGETTI MACROSCOPICI COME UN MATERASSO?
E LE IMPRONTE SU CUI SI INDAGA, SARANNO L’ENNESIMA BEFFA E DEPISTAGGIO POSTO IN ESSERE DA CHI SEMBRA ASSAI ESPERTO DI “MOSTROLOGIA”…?

 
Siamo alle solite e ci si stupisce… ma perché?
Era scontato che durante la celebrazione del processo a carico di chi sicuramente sa, ma non parla, forse per rispetto alle solite strategie difensive, era scontato che l’ideatore e colui che tirò in trappola gli studenti, Meredith compresa, simulando l’allestimento di una scena teatrale, fino a sferzare nella realtà la coltellata che uccise Meredith, era scontato che costui, l’assassino, ma anche il vero “Mostro di Firenze”, tentasse di rivendicare in tutti i modi le sue gesta, in perfetta continuità con quel delirio che lo accompagnò durante gli anni in cui colorò di sangue le dolci colline fiorentine, “giustiziando” l’amore altrui…

Il delitto della povera Meredith reca una firma inconfondibile, anche se gli inquirenti devono procedere sulla base di risultanze investigative che avvalorano tuttavia le ipotesi di reato a carico di Amanda Knox e Raffaele Sollecito.

Personalmente sono convinta che i due ex (?) fidanzatini fossero presenti nella casa al momento del delitto, e sono altrettanto convinta, che almeno Amanda, seppe riconoscere nelle ore successive al delitto l’autore della coltellata che scappò di corsa…. dalla villetta…

Amanda però non parla, perché?
Solitamente è consuetudine degli avvocati, difendere i propri assistiti come si suol dire “sulle carte”, cioè, poco conta quale sia la verità sostanziale, ciò che è necessario è abbattere e contestare le accuse, o ricorrendo al codice di procedura penale, o consigliando gli imputati di avvalersi della facoltà di non rispondere, o intimando loro di non puntare il dito contro qualcuno di cui poi non si avrebbero le prove della sua colpevolezza…
Non avere le prove, non significa non aver visto, chiaro? Significa solo che se di quanto uno ha pur visto, non vi è conferma da parte di almeno un testimone, la dichiarazione si rivela una calunnia…
E in fondo Amanda è imputata di calunnia in danno di Lumumba, per non aver saputo dimostrare ciò di cui lo aveva accusato.

E’ pur vero che nella fattispecie Lumumba sarebbe stato ritenuto estraneo al delitto a seguito delle indagini degli inquirenti, ma quante volte constatiamo che indagini in un primo momento “negative”, si rivelano successivamente, a fronte di fatti nuovi, meritevoli di essere approfondite?

Lo abbiamo visto proprio nel caso del “Mostro di Firenze”, o no?

Che fece il dottor Giuttari, quando succedette al Capo della Sam, Ruggero Perugini?
Riesaminò i fascicoli, e si accorse che a carico di quelli che poi risultarono essere i “compagni di merenda” erano stati sottovalutati o ignorati alcuni aspetti, alcuni particolari che si rivelarono , agli occhi dell’attento investigatore,essenziali….

E dunque nulla è mai scontato in processi di tale complessità… 

Anche Lumumba si aspettava un risarcimento di centinaia di migliaia di euro per ingiusta carcerazione…
Invece, gli è stata riconosciuta una somma davvero irrisoria: ci si è chiesti il perché di tale decisione?
Sarà forse scaturita da qualche dubbio da parte dei Giudici, forse non convinti che quella detenzione fosse davvero ingiusta?

Su questo caso giudiziario, sarebbe bene analizzare molti comportamenti che a mio parere sono più che significativi e che tendono tutti a sottolineare che gli attuali imputati e anche il già condannato Rudy Guede, sono colpevoli… ma…. FINO A PROVA CONTRARIA!

E c’è da essere più che certi che nel caso gli inquirenti si trovassero di fronte ad un quadro diverso da quello ipotizzato, non esiterebbero nemmeno un istante a prendere in seria considerazione nuove circostanze, anche quelle capaci di portarli di fronte al volto del vero assassino di Meredith.

Inoltre, se questa ipotesi si verificasse, la posizione di Amanda Knox, Raffaele Sollecito e Rudy Guede, non cambierebbe di molto ai fini processuali e della pena, dal momento che se loro erano presenti durante il delitto, autori materiali o no, comunque omisero il soccorso, favorirono l’assassino, e di fatto, moralmente, concorsero con lui.
Certo, stare in carcere sapendo di non essere stati gli autori materiali di tanta atrocità, ma di essersi resi moralmente colpevoli per avere omesso una serie di cose, è ben diverso dall’essere indicati come quelli che hanno preso a pugnalate una compagna di studi…
E forse saranno queste valutazioni a convincere i difensori nel sostenere una strategia mirata esclusivamente a dire: “Io non c’ero, io non ne so niente…”, o cercando di rendere nulle quelle che per la pubblica accusa sono invece prove importanti.

Da questo punto di vista, gli imputati avrebbero poche speranze di cavarsela, e sarebbe del tutto sconveniente oltre che deplorevole perseverare in continui attacchi contro la magistratura.

Le prove della presenza dei ragazzi nella villetta al momento del delitto, le hanno fornite loro stessi, quando ripetutamente si sono accusati a vicenda, e poiché chiunque accusa l’altro, vuol dire che l’ha visto uccidere, e se ne deduce che tutti e tre erano lì…

Allora come andarono le cose?
Come si svolsero in realtà i fatti?
Furono davvero tirati in trappola con la scusa di inscenare un soggetto teatrale , e il “regista” si presentò in maschera a volto coperto, uccise Meredith e dimenticò “quel particolare” che permise ad Amanda di riconoscerlo?
E a pensarci bene, la prima immagine di Meredith che fece il giro del mondo, non fu proprio quella che la ritraeva, presumibilmente nella notte di Halloween, vestita da Vampiro?
Chi, della stampa, fece girare quasi ossessivamente quella foto? <è> Di certo il “regista” non era Tom Cruise, ma potrebbe avere ugualmente una certa esperienza nel rappresentare come finction ciò che ha vissuto dal vero… Proprio come fece il Mostro di Firenze!

E comunque il gioco al Gatto e al Topo, l’assassino non lo ha manifestato solo nelle intrusioni in casa della vittima, lui iniziò subito, con i suoi “messaggi in codice”, basti ricordare il volantino affisso subito dopo il delitto all’Università…

"Affittasi camera singola ampia e luminosa", si leggeva sul biglietto scritto a mano con un pennarello nero, nel quale si precisava "per Erasmus" (il programma di studi seguìto dalla vittima) e "preferibilmente a ragazza (inglese)". L'indirizzo, via Sant'Antonio, era appunto quello del casolare del delitto. Il numero della persona da chiamare, tale Gianfranco, era inesistente.

E allora, chi ricorda come fu da me decriptato quel “volantino”? Perché non andate a rileggervi il mio articolo pubblicato su questo sito nei primi giorni successivi al delitto?

E non riconobbi forse fin da allora, lo stile inequivocabile del “Mostro di Firenze”?

O non dissi pubblicamente che ero stata contattata, dopo i miei primi articoli sulla vicenda, proprio da una persona che al telefono si qualificò come la prima persona che aveva risposto alla inserzione di Meredith che cercava un alloggio?

O devo forse ripetere che “non vi è peggior sordo di chi non vuol sentire”?...