Una finestra nuova, per tutti, aperta sulla strada, sul mondo, ... lontana dai poteri, vicina alla gente, ... curiosa, rispettosa, amica, ... aperta allo scambio, alla battuta, al saluto, alla discussione, alla polemica, ...incline alla pace, ... ansiosa di verità, ...anche provocatoria se necessario, ... puntuale, ... intrigante, ... attesa, ............
di Gabriella Pasquali Carlizzi - Mercoledì 20 Agosto 2008

“…TU VUO’ FA L’AMERICANO! MMERICANO! MMERICANO SIENTE A ME, CHI T’HO FA FA?... “ IL MOSTRO DOPO BEN QUARANT’ANNI FIORENTINI, SI E’ “VENDUTO” AD HOLLYWOOD…
DOVE AL GRANDE SCHERMO NON INTERESSA ALTRO CHE ANDARE DIETRO AL MERCATO… ED E’ LI’ CHE L’HORROR TIRA…
ALLA FACCIA DELLE VITTIME DELL’ORRORE DI UNA STORIA VERA, PROFANATA DA VERGOGNOSE E STRUMENTALI MENZOGNE OSPITATE DAI MASS-MEDIA DELLA CARTA STAMPATA, NONCHE’ DEL PICCOLO E GRANDE SCHERMO…..
ANCHE HOLLYWOOD SCENDERA’ COSI’ IN BASSO…?

IL MOSTRO DI FIRENZE
A QUANTO SE NE SA, PARE CHE NEL PROSSIMO AUTUNNO I “CONSULENTI” DEL FILM SUL MOSTRO DI FIRENZE APPRODATO AD HOLLYWOOD, INIZIERANNO A SCRIVERE LA SCENEGGIATURA E PERTANTO IL CAPOLAVORO POTREBBE SCONVOLGERE L’AMERICA VERSO LA PRIMAVERA DEL 2009….
POTREBBE, MA NON E’ DETTO…. INFATTI A BREVE SARA’ DISTRIBUITA IN TUTTO IL MONDO E TRADOTTA IN SEI LINGUE, NONCHE’ ADOTTATA COME LIBRO DI TESTO LA TANTO ATTESA TRILOGIA GIA’ DA TEMPO ANNUNCIATA DA GABRIELLA CARLIZZI, LA QUALE DICE: “ DUBITO CHE UN PRODUTTORE COME JINKS COHEN, MA CHIUNQUE ALTRO, DOPO AVER LETTO LE MIE TREMILA PAGINE DI VERITA’ OGGETTIVE SUL MOSTRO, INVESTA ANCHE UN SOLO DOLLARO, PER UN FILM CHE APPARIREBBE DEPISTANTE DI UNA INCHIESTA IN CORSO CON IL RISCHIO DI ESSERE SEQUESTRATO O DI INCORRERE IN SERI GUAI GIUDIZIARI…”
INTANTO, MENTRE IN ITALIA SEMBRA ESSERE SCESO IL SILENZIO SU QUESTAVICENDA, SI APRONO NUOVI FILONI SEMPRE PIU’ INQUIETANTI, MENTRE PERSISTONO LE LITI GIUDIZIARIE TRA INQUIRENTI FIORENTINI E IL PM DI PERUGIA, GIULIANO MIGNINI, FINITO ALLA SBARRA IN CONCORSO COL SUPERPOLIZIOTTO-SCRITTORE MICHELE GIUTTARI…..
Chissà se il neoeletto Ministro della Giustizia valuterà la necessità a nostro avviso impellente , per l’apertura di una Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul “Mostro di Firenze”, e ancor di più sulle numerose mostruosità che ancor oggi, a quarant’anni di distanza dagli efferati duplici delitti, vengono perpretate all’interno degli stessi ambienti giudiziari, chiamati a recuperare la verità di questo caso.
Una vicenda in cui non basta più accertare l’identità di chi massacrò impunemente ben sedici vittime, se ci riferiamo alle coppie uccise nei boschi intorno a Firenze, ma nemmeno l’assassino del gastroenterologo di Perugia ha un nome, così come senza nome è rimasto il sicario di almeno quattro prostitute, delitti sicuramente associabili a quelli delle coppiette, come altre misteriose morti, i tanto gay, o il Conte di Robilant così come il Principe Corsini, o la giovane Mara Calisti di Todi, e Cinzia Bruno, e Nadia Roccia, e i massacri di cui “fu costretto” ad autoaccusarsi Donato Bilancia appena qualcuno osò esprimere un accostamento tra i delitti della Liguria e quelli del cosiddetto Mostro di Firenze.
E non sono certo mancate a Roma, le gesta “eroiche” di questo Mostro, se solo si approfondissero alcuni omicidi, o suicidati, morte anomale, come quella del Petrini, o di Maurizio Antonello a Mestre, o di Giuseppe Cosco in Calabria, o della compianta amica e confidente, non fece in tempo a testimoniare, la antropologa Cecilia Gatto Trocchi…..
Una lunga scia di sangue, in cui l’avvocato Fioravanti ha incluso come “delitti collaterali” anche quelli di personaggi sardi, forse perché testimoni o potenziali ricattatori.
Già… i sardi… o la cosiddetta “pista sarda”, sulla quale è presumibile si incentrerà il soggetto del film ispirato ad opere di cui Hoollywood avrebbe già acquistato i diritti d’autore….forse senza conoscere i tanti documenti incontrovertibili e autentici che escludono categoricamente che il Mostro sia da ricercarsi all’interno dell’allora Clan dei Sardi.
Tuttavia questa pista fu battutta per anni dagli inquirenti, in lungo e in largo, fino ad essere definitivamente chiusa, con tanto di critiche espresse sul quotidiano fiorentino La Nazione, da colui che a buon diritto era considerato il “mostrologo”, il quale in un suo articolo accusò i magistrati di aver perso anni preziosi a causa dell’essere stati dietro proprio alla pista sarda…
La “stranezza” salta agli occhi quando lo stesso “mostrologo” ha convinto l’immaginario collettivo di aver sempre creduto nella pista sarda, fino ad identificare il vero Mostro e ad andarlo ad intervistare insieme ad un collega americano, a Villacidro, un paese della Sardegna.
“Lei dunque, signora Carlizzi, esclude a priori qualunque coinvolgimento dei Sardi: può spiegarci il motivo di questa sua certezza?” , mi fu chiesto un giorno, nel corso di una audizione in Commissione Giustizia alla Camera dei Deputati.
Risposi: “ Illustri Onorevoli, immagino che voi ricordiate che durante gli anni in cui il Mostro uccideva, il Clan dei Sardi si trasferì in gran parte in Toscana al fine di pianificare una serie di eccellenti sequestri di persona, organizzazione che prese il nome dell’Anonima Sequestri, e ricorderete ad esempio il sequestro Belardinelli, il sequestro Kronzuccher, tanto per citare i più famosi nonché quelli di cui si occupò in veste di Magistrato proprio il Procuratore Vigna, che sarebbe poi divenuto titolare dell’inchiesta sul Mostro.
Ebbene, secondo voi, un’organizzazione che mira a riscatti miliardari, e che al proprio interno è tenuta all’assoluta osservanza del codice barbaricino, (basti che uno del Clan faccia un errore che viene dato in pasto ai maiali), secondo voi , avrebbero mai rischiato di esporsi e finire nel mirino della Giustizia, ammazzando coppie in amore e asportando pezzi anatomici? Oppure in Toscana esisteva una Banca dei feticci, dove potevano essere venduti al prezzo di diamanti?....”
Bastò questa semplice osservazione perché la Commissione condividesse il mio pensiero, e cioè l’effetto depistante che la famosa “pista sarda” aveva arrecato alla intera inchiesta.
Mostrai inoltre, come lo stesso “mostrologo” autore del primo film sul Mostro, aveva rappresentato nella sua opera cinematografica, una storia assai verosimile, ma ben lontana da fantasiose piste sarde, o “compagni di merenda”, una storia che oggi sembra rinnegare….. stando ai fatti inquietanti che lo vedono tuttavia protagonista ad Hollywood…..
Provate a guardare il Dvd, “Night the Ripper”, e vi accorgerete che l’autore non pensava certo a colui che oggi accusa come il vero Mostro di Firenze….
Di questo film, potete accontentarvi della versione che forse troverete ancora in Italia, sebbene siano state reperite ben altre tre versioni di cui una sola originale e in lingua tedesca.
 
Immaginare un soggetto che unifichi il contenuto di “Nigth the Ripper” con quanto lo stesso autore ha scritto con un collega americano, nel libro “Dolci colline di sangue” penso che sia impossibile e squalificante per l’immagine del cinema hollywoodiano, soprattutto se ci si soffermasse a leggere e riflettere su una splendida opera autobiografica che il “mostrologo” volle intitolare “Il Violinista Verde”….
Un consiglio al produttore JINKS COHEN ?... “Aspetti prima di procedere, e legga a breve la mia Trilogia, ricca di immagini, documenti, risultanze di indagini audio-visive…. E se non vuole attendere i tempi tecnici , circa due mesi ancora, per la pubblicazione della mia opera, mi contatti, venga a trovarmi a Roma, e le mostrerò quanto basterà a rivedere il suo progetto cinematografico…”
Facciamo ora il punto della situazione sul seppur lento cammino dell’inchiesta in Italia. A Firenze è stato assolto il Farmacista Calamandrei , accusato di essere il mandante dei duplici delitti del Mostro. Non sappiamo se la Procura o le Parti Civili ricorreranno in Appello, ma al momento il dottor Calamandrei è innocente.
Intanto, il PM di Perugia, dottor Mignini e l’ex Capo del Gides dottor Giuttari, attendono la prossima udienza a Firenze, ove anche loro sono finiti sul banco degli imputati, e sulla base della sentenza che sarà emessa, è possibile che l’inchiesta passi di mano….
Dico questo, e mi si consenta un legittimo sospetto, perché penso che l’obiettivo da parte di poteri occulti, non siano stati né il PM di Perugia, né Giuttari, piuttosto il vero obiettivo è ancor oggi quello di vanificare perfino la speranza di recuperare verità che evidentemente scottano….
In tal senso, non mancano le occasioni, in una inchiesta come questa, per incardinare un procedimento solo strumentalmente e per scopi diversi…… Sempre che, come è auspicabile, il Ministro di Grazia e Giustizia non disponga provvedimenti tesi ad accertare l’origine di fatti, come le perquisizioni subite dal Magistrato Perugino, e disposte dagli stessi colleghi con i quali ha lavorato sulla medesima inchiesta “gomito a gomito”, fatti che oggettivamente gettano discredito sull’intera Amministrazione Giudiziaria.
In ogni caso il PM di Perugia ha chiesto il rinvio a giudizio per circa venticinque indagati, e dunque sta dando prova di non mollare, anche se l’essersi ritrovato sul banco degli imputati avrà procurato sia a lui che alla sua famiglia una sofferenza , a mio avviso immeritata.
Né più né meno, di quando lo stesso Magistrato, ogni tanto mi notifica qualche avviso di garanzia che come sempre finiscono con un “non luogo a procedere”….
Lì per lì ci rimango male, la mia famiglia si arrabbia, poi quando ci parlo e mi spiega che lui è uno che crede nell’obbligatorietà dell’azione penale, capisco che l’unica scocciatura sarà quella di spiegare ad un Gip, un banale equivoco……
Ma con animo sereno, e con costante impegno, continuo ad informarlo di ogni elemento a mio avviso utile alle indagini che porta avanti, percepisco la sua stima nei miei confronti, e so perfettamente che è una persona sempre pronta a ricredersi, nel momento in cui si convince della buona fede del suo interlocutore.
E questo suo lato caratteriale lo ha ben dimostrato, fin dal 2002, quando fu riaperto il caso Narducci, e lo stesso PM non ha esitato negli anni, nell’avanzamento delle indagini e dei riscontri a modificare la posizione giudiziaria di molte persone, da testimoni ad indagati , o da indagati a parti offese e viceversa. Un uomo così, è un uomo che non ragiona con i paraocchi, né sostiene tesi aprioristiche senza il beneficio del possibile errore giudiziario.
Se dovessi delineare il profilo del dottor Mignini in veste di PM, direi che forse è l’unica persona che tiene conto di quanto dovrebbero applicare tutti i Pubblici Ministeri, e cioè cercare la verità non solo a sostegno della vittima di turno ma anche in favore degli stessi indagati.
Quanto sta subendo da parte dei colleghi fiorentini, seppure a mio avviso poteva evitarlo se non si fosse posto troppi scrupoli, in termini forse di un eccesso di zelo, tuttavia non ha ottenuto la sua resa, e per questo la pubblica opinione deve sostenerlo e smascherare ogni complotto che si tenta di ordire alle sue spalle.
E come definire, se non “complotto” quanto oggi si legge sui giornali in proposito di un improvviso sodalizio tra Mario Spezi e Douglas Preston e i genitori di Amanda Knocs, accusata in concorso di altri di aver ucciso la povera Meredit Kercher? Ma di questa notizia dell’ultimora, leggerete nel dettaglio , sempre su questo sito, nella sezione dedicata alla mia Opinione….
Torniamo invece alle oscure trame intessute da esperti manovratori di fili massonici-criminali,trame tutte orientate a vanificare le testimonianze utili per risalire agli assassini di Francecso Narducci, fino a non poter escludere l’eleminazione di eccellenti testimoni istituzionali.
Ebbene, ricorderete quanto tutta la stampa nazionale riportò il 3 marzo del 2003, relativamente alla sparatoria avvenuta su un treno diretto a Firenze, un conflitto a fuoco che si risolse con l’arresto di una dirigete delle Brigate Rosse, Desdemona Lioce, con la morte del suo compagno Galesi, e con la morte del Maresciallo Petri di Tuoro sul Trasimeno?
Qualche riflessione.
In quei giorni al PM Mignini si presentavano persone informate sui fatti che riferivano quanto sapevano di Francesco Narducci, ed anche delle voci che giravano sul conto del medico perugino, fin da quando lui era ancora in vita, durante gli anni in cui il Mostro uccideva. I sospetti che il medico fosse in qualche modo coinvolto nei duplici delitti delle coppiette, non erano nemmeno sfuggiti ad alcuni soggetti appartenenti alle Forze dell’Ordine sul territorio perugino, e tra questi, vi era proprio il Maresciallo Petri.
Il PM dottor Mignini lo avrebbe interrogato in quei giorni, anche perché qualcuno che poi lo confermò in sede di incidente probatorio, riferì che il Maresciallo Petri, fu incaricato da un suo superiore ad aprire un fascicolo con su scritto: “Francesco Narducci- Mostro di Firenze”. E non solo, ma fu proprio il Maresciallo Petri, un giorno ad inseguire Narducci con la moto, avendo notato strani “movimenti” tanto da esprimersi con i colleghi:” Stesse pur certo , il dottorino, prima o poi lo acchiappo…”.
E’ interessante notare che la mattina del conflitto a fuoco con le Brigate Rosse sul treno, il Maresciallo Petri non doveva essere di turno, ma vi si trovò “casualmente” per sostituire un collega.
E ancora, siamo certi che dirigenti delle Brigate Rosse, che erano incaricati di una “missione” molto importante, fossero così idioti da scatenare quel putiferio, per finire una in galera a vita e l’altro morto?
Di qui, una domanda è d’obbligo: chi viaggiava oltre i protagonisti di questa tragedia, su quel treno, magari con un mandato e licenza di uccidere il Maresciallo Petri, perché fosse eliminato un testimone chiave nell’inchiesta sul caso Narducci?
E se, al di là delle strumentali rivendicazioni cui le BR sono abituate, come nel caso Moro, per acquisire potere e seminare terrore tra la collettività, si scoprisse, riesumando il corpo del Marsciallo Petri, che ad ucciderlo non fu né la Lioce né il Galesi…. A meno che gli stessi brigatisti non si fossero resi manovalanza di mandanti eccellenti e molto interessati a sostenere che la morte del Narducci fu una disgrazia?
Lo Stato volle subito premiare il figlio del Maresciallo Petri, assumendolo nella Polizia di Stato, benché giovanissimo e molto provato dal trauma subito.
Quanto accadde quel giorno, dalla stampa nazionale fu raccontato così come leggerete nell’articolo che riportiamo qui di seguito, ma ci si consenta dire, che tra il fatto di cronaca, e un ipotetico antefatto organizzato per fini occulti in spregio della ricerca della verità sostanziale, potrebbero emergere elementi meritevoli di essere acquisiti ed approfonditi dal PM Mignini, titolare del caso Narducci.
Mercoledì 20 Agosto 2008
Gabriella Pasquali Carlizzi

I due terroristi, Mario Galesi e Desdemona Lioce, preparavano un attentato. Lei è stata catturata

Arezzo, sparatoria sul treno muoiono agente e brigatista

CASTIGLION FIORENTINO - E' domenica mattina, presto, quando l'incubo delle Br ricompare sparando su un treno semivuoto. In carrozza, sul lento "diretto" che fa tappa in piccole stazioni tra Roma e Firenze, Mario Galesi, 37 anni, e Nadia Desdemona Lioce, 43, ricercati per l'omicidio D'Antona, viaggiano sotto falso nome. Incappano nel controllo di tre agenti della Polfer. Tirano fuori la rivoltella e sparano. I poliziotti rispondono al fuoco. Sette-otto colpi in tutto. Emanuele Petri, 48 anni, sovrintendente della Polfer, cade ammazzato da un proiettile calibro 765 esploso a bruciapelo alla gola. Galesi è ferito a morte e spirerà in serata. Ferito un altro agente, mentre il terzo poliziotto riesce a disarmare e catturare la Lioce.

Castiglion Fiorentino, il paesino a 15 chilometri da Arezzo dove il treno finisce di correre, è in questo modo tappa di violenza brigatista ma anche di speranza secondo il ministro degli interni Beppe Pisanu: "Non brancoliamo più nel buio" dice. "Si sta avvicinando il momento di rendere giustizia al professor Biagi e al professor D'Antona".

Sono le 8.30 della mattina quando sull'interregionale 2304 Roma-Firenze, che a quel punto si trova tra le stazioni di Cortona-Camucia e Castiglion Fiorentino, si scatena la sparatoria. Ma la storia comincia più di due ore prima, alla stazione Roma Tiburtina, dove Desdemona Lioce e Mario Galesi obliterano due biglietti per Arezzo e salgono sul diretto per Firenze in partenza alle 6.19.

Lei ha pantaloni neri, maglia color pesca sopra una camicia grigia, capelli rossi, è ingrassata rispetto all'ultima volta che l'ha fermata la Digos. Lui è piccolo e stempiato, vestito in modo anonimo, ha un telefonino cellulare. Porta con sé un borsone. Dentro ci sono documenti e ritagli di pubblicazioni, due agende elettroniche, un floppy disk e soprattutto la telecamera palmare che rende legittimo un sospetto: i due sono diretti a filmare le abitudini domenicali di un "obiettivo".

Alle 8.24 il treno fa sosta alla stazione di Terontola, crocevia per l'Umbria. A bordo salgono tre uomini della polizia ferroviaria per controlli di routine. Li guida un poliziotto esperto, il maresciallo Emanuele Petri, 48 anni, che abita a Tuoro sul Trasimeno con moglie e figlio. Questa domenica Emanuele sarebbe potuto rimanere a dormire, ma all'ultimo momento ha cambiato turno per essere libero martedì di accompagnare un collega in carrozzella ad una visita medica. Con Petri ci sono il sovrintendente Bruno Fortunato, 45 anni di Terontola, padre di due figli, e l'agente Giovanni di Franzo, 36 anni. I poliziotti entrano nella carrozza quattro, a scompartimenti aperti, divisa solo a metà dalla vetrata che separa fumatori da non fumatori. In tutto l'open space ci sono due coppie e una viaggiatrice solitaria.

Petri si avvicina ai due terroristi e chiede i documenti, mentre più indietro Fortunato vigila e Di Franzo sta alla radio ricetrasmittente. I brigatisti si alzano e consegnano le carte d'identità al sovrintendente di polizia. Sono false, ma ben fatte su carte rubate e quando l'agente Di Franzo contatta la sala operativa della polizia ferroviaria di Firenze, la risposta è che i due nomi sono puliti. Ma Galesi teme di essere scoperto, tira fuori la pistola e la punta al collo del sovrintendente Petri.

E' calmo: "State buoni, dateci le armi e tutto si risolve". La trattativa fatta di invocazioni va avanti per secondi interminabili. L'agente Fortunato butta la pistola, ma quando la Lioce va a raccogliere l'arma si rompe quel fragile equilibrio poggiato su nervi tesi. Fortunato e la Lioce entrano in contatto e Galesi fredda Petri sparandogli al collo. Ancora colpi. Due proiettili raggiungono ad un polmone e al fegato Fortunato. Di Franzo getta la radio trasmittente, che è ancora in contatto con Firenze, e risponde al fuoco ferendo Galesi che cade a terra, colpito da due proiettili al ventre. Poi il poliziotto si getta sulla Lioce, armata della pistola strappata a Fortunato. La disarma. La immobilizza.

Il maresciallo Petri è morto a terra accanto al terrorista Galesi, il maresciallo Fortunato brancola ferito e l'agente Di Franzo ha gli occhi impauriti quando un uomo, un vigile urbano di Perugia libero dal servizio che viaggia nello scompartimento, gli offre aiuto. Telefonano alle rispettive centrali. E in quel momento il treno si ferma alla stazione di Castiglion Fiorentino. L'agente Fortunato trascina fuori un'impassibile Lioce, come indifferente, la ammanetta al palo che sorregge i cartelli dei binari due e tre. La quinta persona che era nella carrozza è sparita. L'hanno vista filare via dal treno scendendo dalla parte del binario invece che sul marciapiede.

E' un complice dei terroristi? Il sospetto svanisce, il tempo di rintracciare quel passeggero, una donna fuggita dal terrore del vagone quattro. In serata l'ultima notizia: un lungo intervento chirurgico non è servito, il brigatista Galesi è morto all'ospedale di Arezzo.

(3 marzo 2003)

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