Una finestra nuova, per tutti, aperta sulla strada, sul mondo, ... lontana dai poteri, vicina alla gente, ... curiosa, rispettosa, amica, ... aperta allo scambio, alla battuta, al saluto, alla discussione, alla polemica, ...incline alla pace, ... ansiosa di verità, ...anche provocatoria se necessario, ... puntuale, ... intrigante, ... attesa, ............

“CHIUDETE INTERNET!”! FU LO STRANO IMPERATIVO LANCIATO DA ELTON JOHN LO SCORSO 2 AGOSTO AL MONDO INTERO, ATTRAVERSO LE TELECAMERE, RIPORTATO SULLE PAGINE DELLA CARTA STAMPATA NAZIONALE ED ESTERA…
FU QUESTO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME, CHE APPARVE COME UNA TERRIBILE PROFEZIA, DI CUI BEN PRESTO NE AVREMMO SENTITO L’ECO ANCHE IN ITALIA, QUANDO NEI GIORNI SCORSI, DAL “GOVERNO GEREMIA” DETTO ANCHE GOVERNO PRODI, CI COMUNICARONO CHE ERA STATO VARATO UN DISEGNO DI LEGGE AD HOC, FINALIZZATO AD INTERROMPERE IL DIALOGO VIRTUALE CHE HA CONSENTITO AI PAESI DI TUTTO IL MONDO DI GLOBALIZZARE INIZIATIVE, VOLTE AD ABBATTERE LE BARRIERE CHE SEPARANO I POPOLI, A CAUSA DELLA MANCANZA DEI MEZZI FINANZIARI INDISPESABILI PER VIAGGIARE, PER CONOSCERE DA VICINO CIVILTA’ E TRADIZIONI DIVERSE, NONCHE’ LE ENORMI CONTRADDIZIONI CHE DETERMINANO LE GUERRE, QUANDO I RICCHI RUBANO AI POVERI, PAGANDO CON UN PEZZO DI PANE UN SACCHETTO DI DIAMANTI, O UN CONTAINER DI PETROLIO. MA VEDIAMO DA DOVE SI E’ ORIGINATA L’IDEA “GENIALE” DEL CANTANTE …..

Il cantante: «Sono un tecnofobo. Scendiamo in strada a protestare»
Elton John, «Chiudete internet, rovina l'arte»
«Per colpa del web la gente non esce più, non socializza, sta in casa per conto proprio sui blog»

LONDRA - Internet va chiusa perché «rovina l'arte e la vita».

Lo suggerisce Elton John sul quotidiano inglese «The Sun». Il cantante ha infatti affermato che la Rete spinge la gente a isolarsi, e starebbe progressivamente cancellando l'arte e la buona musica. «Per colpa di Internet la gente non esce più, non socializza, sta in casa per conto proprio».
La popstar ha inoltre auspicato una sollevazione popolare per rivoluzionare il mondo dell'arte e della musica: «Io dico alla gente: uscite, comunicate. Spero che il prossimo movimento musicale demolisca definitivamente Internet. Dobbiamo scendere in strada e protestare, anziché stare a casa sui blog».

BASTA PER CINQUE ANNI - Elton John propone di «spegnere internet per cinque anni e vedere che sorta di arte viene prodotta in quel lasso di tempo. Il punto è che c'è troppa tecnologia disponibile: scommetto che se si riuscisse a fare questa prova, verrebbe fuori musica molto più interessante di quella che si ascolta al giorno d'oggi». Elton John, però, ammette di essere «il più grande tecnofobo di tutti i tempi. Non possiedo un cellulare, né un iPod. Sono un vero luddista su queste cose». L'ultimo concerto dell'artista britannico è stato però trasmesso in streaming su internet, e tutta la sua discografia è disponibile in Rete per il download. «All'inizio degli anni Settanta venivano lanciati almeno dieci nuovi album alla settimana, ed erano fantastici. Ora sei fortunato se trovi dieci album all'anno di quella qualità». In passato l'artista aveva attribuito a internet la responsabilità dei cali nelle vendite di dischi, avanzando anche azioni legali contro i siti nei quali gli utenti possono scambiarsi gratuitamente musica.
02 agosto 2007…..”

Fa riflettere l’intervento a sorpresa di Elton John , con argomentazioni di carattere sociologico, almeno apparentemente, come se all’improvviso si preoccupasse dell’umanità che a causa della tecnologia, induce bambini adulti ed anziani a trascorrere il proprio tempo in Internet, perdendo il gusto di uscire di casa, di andare ad un concerto, ad un cinema, ad una rappresentazione teatrale, di indossare un bell’abito e ritrovare il piacere di incontri non più virtuali, ma un rientro nella società vera, fatta di una cena insieme, e di tante altre cose che tutti ricordiamo, e con una buona dose di nostalgia.

Il cantante, proprietario di tanti siti internet, che concorrono ad aumentare la pubblicità del suo talento, sinceramente non convince sull’autenticità di motivi che ritiene validi al punto di chiedere la chiusura di internet.

Come mai non si è posto il problema, quando ancora non si erano organizzati i controlli serrati che mirano a catturare dall’universo telematico, quei siti che sono veicolo di pornografia, di pedofilia, o di quanto altro impegna senza sosta la competenza degli addetti ai lavori?

Ad una star come Elton John, internet può solo portare vantaggi, e tra l’altro egli stesso, come tutti noi, restiamo comunque liberi di organizzare il nostro tempo come più ci piace, e soprattutto sulla base delle possibilità finanziarie.

Internet permette a chi non ha i denari per uscire di casa, per fare la cosiddetta vita di società, di navigare per il mondo, secondo i propri interessi, di guadagnare lavorando da casa, per coloro che sono disoccupati, per non parlare delle categorie svantaggiate, i disabili, che attraverso internet hanno ritrovato le gambe, frequentano corsi online a tutti i livelli, perfino le Università, e non si sentono affatto isolati, anzi parlano con tanti amici, con i quali poi il contatto molto spesso si trasforma da virtuale in reale.

In internet i nostri figli usufruiscono gratuitamente di consultazioni nelle enciclopedie o testi che altrimenti dovrebbero acquistare, come pure le traduzioni istantanee, e la ricerca sui temi conformi al tipo di studi o di professione che hanno scelto.

In internet ci si può vedere un bel film, senza pagare una lira, e i giornali si possono leggere in gran parte gratuitamente, tranne alcuni che richiedono un esiguo versamento annuale come abbonati.

Siamo stati sollevati da incombenze che detraevano alla nostra giornata ore ed ore, basti pensare ai certificati che le pubbliche amministrazioni rilasciano ondine, le file agli sportelli postali, o in banca, il pagamento delle bollette, o acquisti di ogni tipo, basti avere o una carta di credito o una delle tante carte opzionali che vengono automaticamente ricaricate, come le schede dei cellulari.

Certo, vi sono anche gli aspetti negativi, ma onestamente i controlli di siti inadeguati funzionano istantaneamente, ed è giusto riconoscere che se per caso si ha la disgrazia di cadere nel mirino della Giustizia, magari per un’inchiesta pesante che scredita chi si trova coinvolto, basta andare su internet, e ci si può informare di tutto, e di tutti, perché internet non distingue i nomi cosiddetti eccellenti da quelli che non contano nulla.
E nemmeno si ha un interlocutore, come potrebbe essere un editore o un giornalista o lo stesso direttore del giornale, cui presentarsi con la bustarella in mano, e già il nostro nome scompare dagli archivi degli scandali.

Per il resto, appare davvero strano che il cantante prima di pretendere la chiusura di internet, non abbia valutato che con la crisi economica in cui tutto il mondo versa, sarebbe davvero emarginare tre quarti di umanità.

Caro Elton, eppure anche tu hai passato i tuoi momenti di crisi, quando mettesti all’asta la tua preziosa collezione di occhiali, per non parlare di certe cauzioni che se ben ricordo ti furono chieste in Francia, in occasione delle indagini sulla tragica fine di Lady D.
E dunque sai bene che quando ci si indebita, quando il conto in banca è in rosso, quando non hai un bell’abito da indossare, o una macchina decente con cui muoverti, e non puoi nemmeno più consolarti con la televisione, i cui programmi vanno in caduta verticale, tutto questo che indurrebbe a cadere nella disperazione, o in uno stato di complessi d’inferiorità, con internet lo si supera e si apprezza anche l’essere costretti a rimanere a casa, non certo per nostra scelta, ma perché non ci sono più denari da spendere per il tempo libero.

No, scusate la mia schiettezza, ma credo che le ragioni che hanno spinto il cantante a lanciare una campagna volta alla chiusura di internet, siano preventive di qualche evento che potrebbe abbattersi sull’immagine della star. Non dimentichiamo, che il padre di Dodi Alfaiett, non si arrenderà mai ad accettare la morte del proprio figlio e della splendida Lady D, come una fatale disgrazia.
In Inghilterra sembra che il processo abbia imboccato una strada diversa da quella che i Francesi , anche con una certa fretta, percorsero concludendo che i due furono le sfortunate vittime di un incidente. Molti punti oscuri e mai chiariti, pesano ancora sulle indagini di quel delitto, come tale io ritengo essere stato, e molte domande non hanno ancora trovato una risposta.
Ci si è fatto credere che la nobile coppia, si dirigesse a tutta velocità verso casa, per concludere la serata con l’anello da mille e una notte che Dodi aveva acquistato per la sua Diane.
Ma se questa era la verità, e se i due non vedevano l’ora di mettersi al riparo dai fotoreporter, perché mai, scelsero un percorso più lungo di qualche chilometro, quando usciti dal ristorante avrebbero impiegato cinque minuti per raggiungere la loro meta?
Dove si sarebbero recati veramente quella sera? Forse ricevettero un invito da qualche amico cui non vollero rinunciare, e si trovarono imprigionati in una trappola, ben predisposta, e chissà quanto pagata?

Dal Tribunale inglese potrebbe essere filtrata qualche indiscrezione, e magari Elton John che era tanto amico della Principessa vuole semplicemente evitare che internet speculi su notizie inedite e non di certo soggette, se vere, ad essere sepolte nel silenzio.

E la mia riflessione, mista ad uno scetticismo relativo ai veri motivi di una iniziativa cosi impopolare, fatta propria a tempo di record dal Governo Prodi, diviene ancora più profonda destando in me non poca inquietudine.

Infatti, in Italia da un lato ci si chiede di fare sacrifici su sacrifici, di fronte ad una situazione economica che precipita avendo ormai colpito i ceti medi della società, famiglie che non arrivano alla fine del mese, possibilità di lavoro sempre più ridotte, rincari quotidiani di tutto, a partire dai generi di prima necessità, alla benzina, ai biglietti per i treni, per gli aerei, per gli autobus, e anziché ringraziare Dio che con internet non ci si sente del tutto imprigionati nella povertà, nella miseria, ma in qualche modo si ha la possibilità di affacciarsi a questa finestra aperta sul mondo, ecco che passa da un giorno all’altro un disegno di legge cui non si era nemmeno accennato in grandi linee, né attraverso la stampa né attraverso la televisione.
La ribellione a questa decisione si allarga di giorno in giorno, e mi si consenta di invitare chi governa a valutare l’inopportunità di presentare un disegno di legge che mette il bavaglio a chi non ha altro mezzo per esprimere il proprio pensiero, inopportunità che se associata al clima rovente dato dalla difficoltà alla sopravvivenza, potrebbe davvero innescare meccanismi difficili da far rientrare, se gli animi degli Italiani sono esasperati, e tanti, tantissimi, pensano seriamente di lasciare il Paese.
Si è tornati in pratica ai tempi in cui si emigrava all’estero, in cerca di fortuna….

internet.gifOltretutto la notizia di questo decreto, ha coinciso con i fatti di cronaca giudiziaria di Catanzaro, che stanno tenendo impegnati quotidianamente i salotti televisivi d’opinione, fatti che al di là del torto o della ragione, non edificano la nostra Giustizia, fin troppo malata.
Anche perché, i meglio informati sanno bene che se l’inchiesta tocca aspetti della massima delicatezza, aspetti che seppure saranno taciuti da una informazione di potere, attraverso internet farebbero il giro del mondo in pochi secondi.

E dunque, per concludere, ci si chiede: Chi ha paura di Internet?…
Anche se a parer mio, ripeto, in un momento caldo come questo per la politica italiana, qualora prevalesse sul popolo che è sovrano, un disegno di legge che rievoca ben altri tempi del nostro passato, sarebbe come soffiare sul fuoco….
Lasciate perdere le multinazionali, che certamente si trovano a concorrere, se parliamo di telefonia, con quanto grazie ad internet cancella dall’elenco delle spese la bolletta telefonica, o case farmaceutiche che risultano perdenti a fronte di quanto si scopre da internet di un determinato farmaco, magari già bandito all’estero perché cancerogeno o provocatore di infarto o altri mali che pongono a rischio la nostra vita, mentre in Italia, il farmaco killer continua ad essere prescritto e venduto in farmacia…
Per non parlare di prodotti come nell’omeopatia, scienza che seppure ostacolata come medicina alternativa, incassa miliardi nelle farmacie italiane, quando grazie ad internet, lo stesso farmaco che qui paghiamo cento euro, possiamo ordinarlo al prezzo di cinque euro….

E allora diciamo la verità, sui problemi che hanno indotto il Governo ad una decisione che come al solito penalizza i cittadini in tutti i sensi.
I cittadini tuttavia hanno il potere di voto, e potrebbero anche trovare il modo, andando a votare, di rendere in massa tutte le schede nulle, pur avendo osservato il dovere di recarsi alle urne.
E il giorno che si dovesse verificare un evento del genere, bè……. sappiamo tutti quali sarebbero le conseguenze.
Meglio rinunciare all’ennesima provocazione verso un popolo che è saturo… chiunque governi, ormai siamo finiti al disotto del fondo…

SANITA’: LA CARDIOCHIRURGIA DELL’OSPEDALE SAN FILIPPO NERI DI ROMA, E’ UN RARO MODELLO DI ELEVATA PROFESSIONALITA’,QUALITA’ DEL PERSONALE MEDICO E PARAMEDICO, SINERGIA PERFETTA TRA LA SALA OPERATORIA E LA TERAPIA INTENSIVA.
FORSE PER QUESTO A “QUALCUNO” FA PAURA E BUSSA ALLA PORTA DELLA POLITICA PER FAR CHIUDERE IL REPARTO?
AFFIDA IL TUO CUORE AL SAN FILIPPO NERI….!
LA CRISI IN CUI VERSA L’ITALIA E CHE PREVEDE COME TERAPIA D’URTO I COSIDDETTI “TAGLI”, E’ UNA CRISI CHE RISCHIA DI PENALIZZARE LE POCHE O UNICHE REALTA’ FUNZIONANTI, FAVORENDO, GRAZIE ANCHE AD UNA EVIDENTE IGNORANZA, STRUTTURE SANITARIE CHE PONGONO A SERIO RISCHIO LA VITA STESSA DEI PAZIENTI….
E LA MALATTIA DIVENTA ANCORA UNA VOLTA L’OSSO DA SPOLPARE, PER COLORO CHE SONO ORMAI ABITUATI A CONVIVERE CON I TOPI NELLE CUCINE E PERFINO NELLE SALE OPERATORIE …
E QUESTE SONO LE STRUTTURE CHE NON SUBIRANNO ALCUN “TAGLIO”, POICHE’ GRAZIE ALLE DISASTROSE CONDIZIONI SI PUO’ CHIEDERE LORO IL “PIZZO” IN CAMBIO DI UN OCCHIO CHIUSO….
Caro Marrazzo, sei informato di cosa sta accadendo negli Ospedali pubblici della Regione Lazio di cui sei il Presidente?

Che il sistema sanitario italiano sia profondamente malato e vada tenuto in seria considerazione alla luce della gravissima crisi che stiamo vivendo è una realtà, e sarebbe anche giusto censire tutte le strutture pubbliche e valutare con coscienza e professionalità ciò che può essere eliminato, ciò che necessita di maggiori incentivi e adeguamento alla funzione, e ciò che risulta un esempio di sanità funzionante, insomma un fiore all’occhiello nell’universo doloroso della malattia.

Sappiamo purtroppo che oggi si muore anche per un intervento di appendicite, o per un parto cesareo, o per una medicazione mal fatta, e sappiamo pure che a determinare la vita e la morte di una persona è l’illustre signor “Cuore”…
Finchè il cuore batte c’è speranza di sopravvivere, ma se il cuore si ferma il ciclo della vita si interrompe.

E’ dunque il cuore l’organo vitale più importante in assoluto, ed è anche quello più esposto oggigiorno a causa di uno stato permanente di stress cui tutti siamo sottoposti, specie quando incombe l’incubo della sopravvivenza, e si rimane vittime dell’ansia, della depressione, della esasperazione, insomma la cattiva qualità della vita diviene il nostro peggiore nemico.
Lo confermano le statistiche: i cardiopatici, coloro che da un giorno all’altro provano sulla propria pelle che cos’è un infarto, quelli che varcano la soglia della sala operatoria di cardiochirurgia, sono sempre più numerosi, e paradossalmente i centri specializzati e qualificati diminuiscono, specie quelli all’interno di strutture polivalenti, costringendo il paziente a rivolgersi a quelle pochissime unità cardiovascolari con interminabili liste di attesa, e conseguente aggravio della malattia.

Chi non ricorda il padre della cardiochirurgia italiana, l’illustrissimo professor Valdoni?
Io stessa fui tra i pochi studenti interni alla Prima Clinica Chirurgica del Policlinico Umberto I che ebbe la fortuna di muovere le proprie mani insieme al quelle del Maestro , quando ancora la notizia di un intervento al cuore faceva il giro del mondo.

Questa mia felice esperienza determinò in me una severa consapevolezza a riguardo di come una struttura sanitaria e in particolare una struttura di chirurgia cardiovascolare dovesse rispondere a determinati requisiti sia in termini di professionalità specialistica che in termini ambientali, di igiene e di adeguatezza a problematiche gravi quali da sempre risultano le malattie del cuore.
Il mio parametro di riferimento è ancor oggi quello più “storico” per eccellenza, il professor Valdoni e la sua scuola, e dunque quando mi trovo a dover valutare la funzionalità di un reparto cardiovascolare il mio senso critico è assai severo come peraltro un innato spirito di osservazione che caratterizza il mio modo di fare informazione d'inchiesta.

Qualche giorno fa è accaduto che una mia amica è stata colpita da un infarto, e chiamato il 118 è stata ricoverata al San Filippo Neri, ove a dire degli stessi sanitari è giunta praticamente morta e inspiegabilmente “resuscitata” poco dopo.

Anna, questo il nome della paziente, è stata curata dai sanitari della terapia intensiva, un’equipe eccezionale come poche se ne vedono , così come l’ambiente tenuto rigorosamente da un punto di vista igienico e di costante presenza del personale per ogni malato.
Nessuno è un “numero” ma ciascuno gode del rispetto della propria identità, tutto è personalizzato sul modello del singolo paziente, e ciò che prevale è la gentilezza, l’armonia, la serenità, elementi che contagiano il malato ottenendo in tal modo la sua stessa collaborazione volta alla auspicata guarigione.

Dopo un settimana di terapie farmacologiche, grazie alle quali Anna appariva in buone condizioni generali, avendo riscontrato il primario del reparto, professor Paolo Sordini, l’occlusione delle coronarie, si predisponeva l’indispensabile intervento chirurgico di bay pass, sostituendo appunto i vasi occlusi con segmenti della vena safena.
Va detto che Anna era un’accanita fumatrice e che la sua qualità di vita era soggetta da molti anni a tensioni familiari e forte stress, oltre al fatto di aver avuto i suoi due fratelli deceduti per infarto.

Sono stata presente all’intervento e pertanto la mia testimonianza è diretta, oculare, e deve richiamare l’attenzione e la responsabilità di coloro che intendono chiudere il reparto di cardiochirurgia del San Filippo Neri.

La sala operatoria è di eccellente efficienza, come peraltro tutti i macchinari, cominciando dalla macchina cuore-polmoni che consente di operare il paziente a “cuore fermo” mediante la circolazione extracorporea.

L’anestesista, dottoressa Emilia Landolfi ha dimostrato quanto di meglio si potesse sperare, in termini di professionalità, intuizione, prevenzione dei momenti critici, immediatezza nella valutazione per la somministrazione di farmaci onde evitare rischi fatali durante ben cinque ore di intervento.

Accanto al professore Sordini, le cui mani mostravano l’armonia di un pianista, hanno collaborato l’aiuto professor Alberto Alois, e la dottoressa Federica Iezzi.
Alla fine dell’intervento, mi sono congratulata con l’equipe, senza nascondere che per la prima volta mi capitava di riconoscere nella loro bravura quello stesso eccezionale carisma che mai prima di ora avevo riscontrato in altri , un carisma di alta chirurgia al pari della scuola del professor Valdoni.

Il primario, Paolo Sordini, mi ha guardato un attimo, aveva gli occhi lucidi, poi con ancora la mascherina sulla bocca, ha sussurrato: “Eppure Gabriella, qualcuno ci vuole male… vogliono farci chiudere…”.

Il cuore di Anna, ormai ricollegato naturalmente, ricominciava a battere, tutto era perfettamente riuscito, ed io avevo assistito ad un miracolo della scienza.

La sera, tornando a casa, ero sconvolta per l’assurdità che qualcuno volesse chiudere un reparto di quel livello, per il disprezzo di professionisti come pochi ancora possiamo vantarne, se consideriamo l’esodo dei nostri migliori cervelli nei paesi esteri, ero arrabbiata per la violazione palese dei diritti del malato, il quale oltre a dover rinunciare ad essere curato da professionisti di grande spessore, sarà assoggettato ai tempi sempre più lunghi delle liste di attesa.

Nel reparto di terapia intensiva adiacente alla cardiochirurgia, pensate che di otto letti, ve ne sono ben quattro, nuovi, attrezzati e non utilizzabili grazie alla nostra burocrazia nel settore sanitario, quattro posti letto dai costi elevatissimi, se solo si pensa alle macchine di monitoraggio, eppure la Regione Lazio fa finta di non vedere, di non sapere, di non sentire…
Perché?

Corre voce che vi sia a Roma una struttura che sembra invece godere di particolari attenzioni, nonostante convivano con le continue visite dei NAS ormai da anni, tuttavia non si fa altro che rassicurare il privilegiato Ospedale, come si legge su qualche quotidiano: “Non dovete preoccuparvi, voi del San C...…. , nessuno perderà il posto di lavoro e nessuno taglierà posti letto alla cardiochirurgia…. A meno di qualcosa per la cardiochirurgia infantile… ma l’Assessore “pinco pallino” manda a dire tra le righe della stampa: “voi potete dormire su sette cuscini”…”

Caro Assessore, sappia che se davvero sarà tolta al San Filippo Neri la Cardiochirurgia, ebbene, tutti coloro che lì giunsero in fin di vita e da lì uscirono con una vita nuova, scenderanno in piazza, e lei dovrà ripensare al suo programma di “tagli”, e magari tagliare proprio chi pensa di aver scampato il pericolo, visto e considerato che il privilegiato Ospedale, ha una inquietante lista di decessi proprio nel reparto della cardiochirurgia.

Basterà digitare su Google il nome dell'Ospedale San C... unitamente alla parola NAS e non crederete a ciò che leggerete!

Se poi, si “accusa” il San Filippo di scarsa produzione, oltre al fatto che relativamente alla cardiochirurgia è dolosamente falso, qualcuno faccia il “mea culpa”, per la vergognosa campagna di discredito organizzata mediante la connivenza con una certa stampa, e finalizzata ad indirizzare i cardiopatici in un Ospedale piuttosto che in un altro.

Dobbiamo forse chiederci il perché di certe riprovevoli decisioni, oppure dobbiamo rimpiangere il tempismo dell’ex PM Antonio Di Pietro, il “fondatore” di tangentopoli?

La prudenza non è mai troppa se si vuole evitare uno scandalo, specie quando basterebbe farsi una idea propria, andando di persona a constatare che i reparti di cardiochirurgia e di terapia intensiva del San Filippo Neri, fanno onore al nostro sistema sanitario, sono veramente un fiore all’occhiello, e sono in tanti i cittadini che a quel reparto devono la vita, tanti quanti a gran voce sono pronti a scendere in piazza, per gridare: “Giù le mani da chi ci ha restituito un cuore capace di battere! Giù le mani dalla cardiochirurgia del San Filippo Neri!”

Ed ecco cosa ho letto ieri su un foglio lasciato nell’ufficio della terapia intensiva, e firmato da “Pasquino”.
Ho chiesto chi fosse costui, qualcuno mi ha risposto “non saprei, dottoressa, forse un infermiere…o un dottore… non so…”.
Ho fatto mie le parole accorate di questa lettera, e penso che in tanti si sarebbero firmati volentieri identificandosi in “Pasquino”.

La Chirurgia del Cuore

 

Quello che Voi state facendo è chiaro, inutile girarci attorno, se la Cardiochirurgia avesse avuto dei letti non performanti, in base alle vostre regole matematiche, poteva chiudere, ma non lo sono; se la UOC non era produttiva, in base a delle semplici leggi di mercato si poteva chiudere, ma hanno fatto trecentocinquanta interventi; se il motivo era l’alta mortalità si doveva cambiare il Direttore responsabile non chiudere la struttura.
Potevate fare un concorso per Direttore di UOC visto che i dati della mortalità sono del 2005 e il Primario è andato in pensione nel 2008, ma non l’avete fatto.
Potevate cambiare, fermare quella che avete definito e pubblicato su internet, come una mattanza, ma non l’avete fatto.
Se a voi stava a cuore la Salute Pubblica, avevate il diritto di farlo, il dovere istituzionale di intervenire. La verità è che non ve ne frega niente della produttività, della performanza, della mortalità, a voi interessano solo le vostre logiche politico-clientelari.
Oramai è palese, avete stabilito che il San Filippo Neri va declassato, fino a ridurlo ad un piccolo Ospedale che ne giustifichi la chiusura o la riconversione in ciò che a voi e ai vostri amici fa più comodo.
Non saranno certo le mie parole a farvi cambiare idea, neanche mille assemblee di lavoratori più o meno motivati da interessi collettivi o personali.
Certo fa un certo senso vedere l’Ospedale dove abbiamo trascorso una vita, dove hanno lavorato i nostri padri e la nostre madri, dove abbiamo visto la gioia di tante vite date alla luce, il dolore funesto della morte, l’angoscia della sofferenza, distrutto per volere di quattro politicanti senza scrupoli, che invece di fermare la continua emorragia verso i Privati, che fanno Sanità a fine di lucro, che invece di individuare i colpevoli del deficit sanitario, si accaniscono contro strutture che funzionano.
Inutile illudersi, Voi non risponderete a nessuno di quanto state facendo, resterete impuniti come i vostri predecessori, poiché questa è l’Italia.
Non risponderete neanche alle vostre coscienze, perché dubito che Voi ne abbiate una.
Fate ciò che vi hanno permesso di fare, ma almeno abbiate le palle di farlo subito!
Non si possono lasciare le vite dei pazienti in mano a Professionisti ormai sviliti, distrutti professionalmente, demotivati, vilipesi da tutti, esposti alla pubblica gogna.
La Chirurgia, specialmente quella cardiaca richiede concentrazione, tranquillità, certezze professionali, capacità di decidere, alta professionalità, fiducia in se stessi, sicurezza.
Tutte condizioni psicologiche che gli avete tolto con una violenza inenarrabile.
In quella sala operatoria, ogni piccolo errore risulta fatale per la vita del paziente.
Neanche ad un animale ferito e sofferente si rifiuta il colpo di grazia. Questa lenta agonia, il vostro non dar seguito alla morte annunciata, non fa del male solo a noi professionisti della cardiochirurgia, ma soprattutto alla gente che ancora decide di affidarsi alle cure del nostro Ospedale.
Noi, al contrario di Voi, non veniamo a piangere per tutelare i nostri interessi, non ne abbiamo, ma gradiremmo terminare la nostra opera professionale a testa alta, evitando che altri paghino con la vita la vostra becera e ignobile arroganza.
Quindi e concludo, fate quello che vi siete prefissato, sperando che un giorno voi possiate stare dall’altra parte.

Pasquino

Eppure a dare con convinzione il proprio voto al Presidente Marrazzo, i lavoratori e professionisti del San Filippo Neri, sono stati veramente in tanti…. !
Errare humanun est !

Mercoledì 8 Dicembre 2008

Gabriella Pasquali Carlizzi

 

Nostro servizio - Domenica 20 Settembre 2009

SANITA': DA SONDALO A ROMA… DALL’OSPEDALE MORELLI ALLA FONDAZIONE SANTA LUCIA… L’ECO DELLE NOSTRE PAROLE NELL’UNICO INTERESSE DI DIFESA DEI DIRITTI DEL MALATO, HA AVUTO L’EFFETTO CHE SPERAVAMO… E COSI’ I TANTO DECANTATI CENTRI DI RIABILTAZIONE, CHE DA ANNI SI AUTOPROMUOVONO COME IL “FIORE ALL’OCCHIELLO” CAPACI DI OTTENERE MIRACOLI, DEVONO FARE I CONTI CON I RESPONSABILI REGIONALI CHE FORSE HANNO LETTO LE TANTE EMAIL DI EX DEGENTI CHE HANNO RACCONTATO AL NOSTRO GIORNALE STORIE TRISTI E TIPICHE DI UNA SANITA’ CHE TRABALLA.
DURANTE L’ESTATE ABBIAMO SEGUITO IL CASO DI UN RAGAZZO E DELLA SUA CORAGGIOSISSIMA MAMMA. QUESTO GIOVANE TRASFERITO DALLOSPEDALE DI SONDALO, OGGI SI TROVA PROPRIO PRESSO LA FONDAZIONE SANTA LUCIA DI ROMA….

Ci chiediamo come possa sentirsi una persona malata, una persona che deve riporre la propria fiducia soprattutto negli ambienti sanitari ai quali consegna la propria vita, quando aprendo i giornali, è costretto a rendersi conto che “non è tutt’oro quel che riluce”.

Per il nostro “giovane eroe”, abbiamo dato spazio alle richieste della mamma, ogni volta che si è appellata a noi per rendere pubblico il suo legittimo desiderio affinchè il proprio figlio fosse curato presso il Policlinico Gemelli di Roma, presso cui era stato trovato perfino un posto in rianimazione con elitrasporto, essendo questa mamma tra l’altro impiegata in un noto ambito sanitario.

Se le abbiamo dato spazio è perché crediamo che le mamme siano dotate di quel famoso “sesto senso” che la storia ci ha insegnato a considerare come un elemento infallibile.

In ogni caso, anche se i nostri articoli hanno disturbato taluni dell’Ospedale di Sondalo e forse anche qualcuno del Santa Lucia di Roma cui sono pervenuti, ciò che conta sono i fatti, sono le attuali condizioni in cui queste strutture versano, condizioni che pensiamo sia giusto conoscano soprattutto i malati che si trovano degenti in tali luoghi.

E non vogliamo nemmeno dire nulla dei risultati della nostra ricerca giornalistica per far luce su tali vicende, noi proseguiremo per recuperare ogni verità utile alla collettività, tuttavia, poiché altri giornali ne hanno parlato, ci limitiamo a farvi leggere ciò che è stato scritto.

Noterete, che l’auspicata autonomia per l’Ospedale di Sondalo, che avrebbe dovuto essere sancita lo scorso 17 settembre dalla Terza Commissione della Regione Lombardia, vede tempi molto lunghi e nessuna certezza, a parte gli scambi diplomatici di strette di mano, ma gli interessi del PD sono stati disattesi, come lo dimostra l’articolo che qui di seguito pubblichiamo.

Angelo Costanzo, PD. Basta tergiversare sulla sanità in provincia di Sondrio!

18 Settembre 2009

Basta tatticismi da parte della Lega e del Pdl sulla sanità.
Portino subito in Consiglio regionale la proposta di legge d’iniziativa popolare per il “Morelli”.
Il “Morelli” non lo si rafforza con dichiarazioni sulla stampa, ma con atti concreti in Consiglio regionale.
Sertori convochi un Consiglio provinciale ad hoc sul tema della sanità.

Le iniziative assunte dall’Amministrazione comunale di Sondalo, la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione dell’Azienda Opsedaliera “Morelli” di Sondalo e la visita dei componenti della III Commissione Sanità hanno riportato all’attenzione dell’opinione pubblica, delle istituzioni locali e della politica un problema di difficile gestione come la riorganizzazione della rete ospedaliera provinciale ed in particolare la necessità di rilanciare il ruolo del “Morelli”.
Positiva, ma irta di ostacoli e tatticismi politico istituzionali è la scelta di istituire un tavolo tecnico-istituzionale, proposta dall’Assessore provinciale Pradella. Si sa che ad un tavolo tecnico-istituzionale nessuno dice di no. Il rischio è che chi può e deve decidere, la Regione Lombardia prenda tempo, senza decidere nulla in vista delle scadenze elettorale regionali del prossimo anno.
Se c’è questa volontà politica chiara perché il PDL e la Lega locale non si esprimono chiaramente sulla proposta d’iniziativa popolare che noi sosteniamo ma che va integrata dentro un progetto complessivo di riorganizzazione della rete ospedaliera provinciale perché anche gli ospedali di Morbegno e Chiavenna hanno bisogno di scelte chiare?
Nel documento di programmazione dell’azione di governo della Giunta Sertori, che verrà discusso nel prossimo Consiglio provinciale, non si trova l’ombra del tema della riorganizzazione sanitaria e del Morelli.
Nella Giunta provinciale l’assessore Pradella, firmatario della proposta di legge popolare ha la delega alle Politiche di Coordinamento dei Servizi Sanitari. O è una dimenticanza oppure quella è una delega finta per illudere la gente che l’amministrazione provinciale si occupa del problema della sanità di cui non ha competenze.
A Sertori chiediamo di esprimersi chiaramente con una delibera del Consiglio provinciale su questo tema convocando un Consiglio provinciale ad hoc sulla riorganizzazione socio sanitaria.
Non è un mistero che la Regione Lombardia, guidata dal PDL e dalla LEGA, in questi anni non ha fatto nulla per rilanciare il ruolo del “Morelli”.

La delibera regionale del 2003 d’istituzione dell’AOVV, che prevedeva impegni chiari di valorizzazione per la struttura sondalina, è palesemente disattesa e rimasta nei cassetti regionali.
Il Consiglio regionale può e deve decidere in tempi rapidi la proposta d’iniziativa popolare.
A partire dai prossimi giorni l’Assessorato regionale alla Sanità impartisca direttive chiare al Direttore Generale per il rilancio del “Morelli” e delle altre strutture ospedaliere provinciali.
Il PDL e la LEGA hanno sempre parlato di “filotto” istituzionale che avrebbe consentito maggiore peso politico del territorio. La maggioranza che governa la provincia e quella delle regione sono identiche ma non si sono visti grandi risultati in campo sanitario. Basta tergiversare e prendere tempo: chi ha avuto dall’elettorato il ruolo di governare e decidere lo faccia! Si pronunci chiaramente, non solo sui giornali illudendo i Sondalini e il territorio, ma nelle sedi istituzionali in Consiglio regionale e nel Consiglio provinciale e non si nasconda dietro tatticismi e silenzi imbarazzanti.

Angelo Costanzo
Segretario provinciale Partito Democratico

E vediamo ora cosa sta accadendo di ancor più grave alla Fondazione Santa Lucia di Roma.
La Regione Lazio, presumibilmente per gravi e motivati fatti, ha emanato il decreto n. 56 del 28 luglio 2009 , entrando nel merito della qualità dei servizi.

Tale decreto di fatto cancella la Santa Lucia come ospedale di rilievo nazionale e di alta specializzazione per la riabilitazione neuromotoria, impedendo cosi’ la possibilita’ di continuare ad assistere pazienti motulesi e con gravi celebrolesioni acquisite.

Per i più scettici, basterà leggere quanto pubblicato dall’AGI lo scorso 18 settembre e che riportiamo fedelmente qui di seguito.

SANITA’: A RISCHIO IRCCS S.LUCIA PER DECRETO REGIONE LAZIO

(AGI) - Roma, 18 set. - La Regione Lazio cancella con un decreto l’alta specializzazione dell’Irccs Fondazione Santa Lucia e tra 15 giorni si profilano per la struttura tagli all’occupazione. Cosi’ la dirigenza dell’IRCCS Fondazione Santa Lucia ha incontrato le rappresentanze aziendali dei lavoratori per aggiornarle sulla situazione finanziaria dell’Istituto e discutere con loro i possibili provvedimenti che saranno presi nei prossimi giorni per far fronte alla grave crisi derivante dalle decisioni e dalle perduranti inadempienze della Regione Lazio. All’incontro hanno partecipato FP CGIL, UIL FPL, CISL FP, ADONOP e CIMOP.

I vertici della Fondazione - sottolinea una nota - hanno esposto la situazione venutasi a determinare a seguito del decreto n. 56 del 28 luglio 2009 della Regione Lazio che produrra’ effetti drammatici nei confronti dell’Irccs di Via Ardeatina. Tale decreto di fatto cancella la Santa Lucia come ospedale di rilievo nazionale e di alta specializzazione per la riabilitazione neuromotoria, impedendo cosi’ la possibilita’ di continuare ad assistere pazienti motulesi e con gravi celebrolesioni acquisite. Cio’ in conseguenza dell’adeguamento ai minori requisiti organizzativi previsti dalla normativa regionale per le strutture non di alta specialita’. Ulteriori conseguenze si avranno poi sulle linee di ricerca traslazionale.

Pesanti saranno anche le conseguenze sul personale impiegato: 241 dipendenti del ruolo sanitario, pari a circa il 50%, verrebbero ad essere in esubero rispetto all’attuale organico impegnato nell’assistenza diretta, oltre al personale amministrativo e di supporto. Con questo decreto, quindi, viene ad essere ulteriormente complicato il quadro determinato dalle inadempienze della Regione Lazio relative ai rimborsi dovuti per le prestazioni erogate dal 2006 al 2009.

La Santa Lucia - aggiunge la nota - ritiene illeggittime le disposizioni del decreto 56/09, dei decreti collegati e del Piano Sanitario Regionale per la parte di merito, poiche’ contrarie alla normativa nazionale sugli IRCCS e sulle strutture di alta specialita’, nonche’ assolutamente pregiudizievoli del diritto della salute del cittadino. Pertanto la Fondazione ha annunciato che impugnera’ questi provvedimenti presso il TAR e ha chiesto un incontro urgente al Ministero della Salute e della Ricerca. Se entro 15 giorni non si trovera’ una soluzione da parte degli enti competenti, l’Istituto convochera’ nuovamente le rappresentanze sindacali per comunicare le inevitabili misure che dovranno essere prese a livello occupazionale.

I rappresentanti aziendali hanno condiviso le preoccupazioni e le motivazioni della dirigenza dell’Irccs e raccomandato un’immediata attivazione presso gli organi istituzionali affinche’ siano prese tutte le iniziative possibili a tutela della Fondazione e dei livelli occupazionali, cosi’ come dei livelli assistenziali per i pazienti. (AGI)

LE NOSTRE CONCLUSIONI

Non ci resta che augurare al nostro “giovane eroe”, caso simbolo per tutti coloro che versano nelle sue stesse condizioni, di riflettere e mettere in campo tutti gli strumenti possibili a tutela della propria salute.

La vita è un bene prezioso e va difesa, come pure ogni diritto connesso, in qualunque contesto venga eventualmente leso.

Di certo resta evidente un dato di fatto: una qualunque struttura sanitaria che reclama, a torto o a ragione, mezzi finanziari finalizzati alle cure del malato, è consapevole che il malato stesso non è curato come dovrebbe.

E se così non fosse a che titolo si chiederebbero tanti soldi alle Regioni?

E nemmeno riteniamo che le strutture sanitarie facciano beneficenza pagando ciò che serve ai malati di tasca propria… benché tutti benestanti, molti soci del Rotary Club, taluni poeti e scrittori, altri esponenti politici….

Scusate ma stiamo parlando dei medici?..... Si… basta informarsi….

E per finire, consentiteci una osservazione che ci auguriamo ottenga disposizioni precise dal Ministro della Salute, fino ad ora attento alle nostre pubblicazioni e per questo lo ringraziamo. Si parla tanto di pandemia, della nuova influenza e delle vaccinazioni in massa ormai prossime. Si studiano sistemi di prevenzione ovunque, nelle scuole, e anche tra il personale sanitario.

Tuttavia ci risulta che per i malati in genere, quelli ricoverati, nessuna limitazione sia stata posta a riguardo delle visite di amici e parenti.

E se il virus fosse portato proprio da queste persone, magari inconsapevoli?

In fondo per soggetti ricoverati le difese immunitarie spesso sono deboli, pensate a quelli che sono usciti dal coma, e magari hanno perso più di venti chili di peso…tanto per fare un esempio….

E in questi casi, se il degente venisse contagiato, di chi sarebbe la responsabilità?

 


Didascalia immagini:
1. Logo Fondazione Santa Lucia;
2. Rita Formisano;
3. Rita Levi Montalcini;
4. Logo Regione Lazio;
5. Ospedale di Sondalo;
6. Logo Regione Lombardia.

 

NEWS… SANITA’… OSPEDALE SONDALO… INTERVENGANO LE AUTORITA’!

ANDREA MAGNONI E’ A ROMA, PRESSO IL CENTRO DI RIABILITAZIONE SANTA LUCIA… MA IN QUALI CONDIZONI E’ ARRIVATO? COME E’ STATO CURATO A SONDALO? LA TERZA COMMISSIONE DELLA REGIONE LOMBARDIA CHE DOVRA’ DELIBERARE SULL’AUTONOMIA DELL’OSPEDALE DI SONDALO, FORSE FAREBBE BENE A VISITARE ANDREA E VALUTARE COME E’ STATO CURATO…

Riceviamo e pubblichiamo volentieri la lettera inviata alla nostra Redazione dalla signora Vincenza Giuseppini, mamma di Andrea Magnoni.

“Carissimi amici, vi ringrazio per quanto avete fatto per ottenere il trasferimento a Roma di mio figlio Andrea , anche in forza delle vostre pressioni e quanto avete accettato di rendere pubblico sensibilizzando infatti ambienti anche politici lombardi, interessati a conquistare l’autonomia del’Ospedale di Sondalo.
E così si è fatto in modo che mio figlio fosse trasferito prima della visita disposta dalla III Commissione della Regione Lombardia.
A parte la gioia di rivedere mio figlio, mai mi sarei aspettata di trovarlo con un deperimento tale da rendere veramente precario e incerto ogni tentativo di ripresa.
Ha perso venti chili di peso, e mi chiedo in che modo sia stato nutrito.
Ancora ha il sondino gastrico, per problemi all’epiglottite emersi bene grazie alla visita dell’Otorino del Santa Lucia, e nemmeno a dirlo, nessuno a Sondalo si è occupato in modo serio dei gravi problemi conseguenti alle fratture multiple riportate alla parte sinistra della faccia e regioni circostanti. Mi dicevano: “Tutto a posto.. tutto bene…”. Invece appena lo hanno visto i medici del Santa Lucia, hanno ritenuto urgente il parere del chirurgo maxillo-faciale, e anche di un medico nutrizionista onde far fronte al vergognoso stato di deperimento, di cui evidentemente a Sondalo non si sono preoccupati.
E non mi sembra nemmeno giusto che i sanitari del Santa Lucia, ereditino responsabilità cliniche che non sono loro.
Intendo andare fino in fondo a questa storia, come sapete ho interessato il Tribunale del Malato ed altre sedi competenti, anche perchè qualora si riscontrasse incuria professionale od altro, mio figlio deve essere risarcito del danno.
Attualmente Andrea al Santa Lucia si trova in una camera con altro paziente molto anziano.
Ciò che mi stupisce è il fatto che siano consentite continue visite di amici, gente estranea, ad un malato come mio figlio che dato il deperimento e le sue condizioni immunologiche può contrarre qualunque virus, non da ultimo quello della letale influenza, su cui il Ministro della Sanità ha allertato l’intera popolazione, e di conseguenza penso sia legittimo temere per coloro che sono ricoverati in ambienti sanitari. Rappresenterò questi mie timori al Santa Lucia, nella speranza che ne tengano conto, e comunque anche al fine di declinare da qualsivoglia mia responsabilità.
Anche una delle mie figlie, rientrata dall’Irlanda due giorni fa, è sempre accanto ad Andrea, ma ripeto, vorrei che Andrea non corresse alcun pericolo oltre quelli a cui le sue condizioni lo espongono, visto come mi è stato mandato a Roma.
Grazie comunque per interessarvi ancora di questo caso e dare voce ad una mamma addolorata.

Vincenza Giuseppini

Nostro servizio - Venerdì 21 Agosto 2009

ANCORA SANITA'… ANCORA OSPEDALE DI SONDALO…
ANCORA IL CASO DI ANDREA MAGNONI…
ANCORA IGNORATI GLI APPELLI E LE DENUNCE PUBBLICHE DI MADRE-CORAGGIO CHE NON SI ARRENDE…
CI VORREBBE L’EX PM ANTONIO DI PIETRO…

La storia di Andrea e di mamma Vincenza ormai la conoscono in tanti, tutti quelli che leggono il nostro sito e che ogni giorno ci inviano valanghe di email, sia di solidarietà verso questa madre sia anche dense di fatti tutti riconducibili all’Ospedale di Sondalo, storie vissute, storie finite male, storie che giustificherebbero pienamente la sfiducia che la signora Vincenza ha più volte dichiarato pubblicamente a riguardo delle cure somministrate al figlio Andrea dai sanitari di Sondalo.

La signora ha intrapreso vie legali, e noi stessi abbiamo verificato presso il Servizio nazionale del Tribunale del Malato, che il caso di Andrea Magnoni da lunedì 23 agosto sarà sottoposto al vaglio del Tribunale del Malato della Regione Lombardia, competente per territorio.

Abbiamo anche verificato che la stessa segreteria del Presidente Formigoni si è interessata al caso, e permane l’interesse anche a livello del Ministero della Salute.

Tutto ciò non ha smosso alcuna reazione positiva da parte dell’Ospedale di Sondalo presso cui ancora è trattenuto Andrea, e per il quale l’unico trasferimento preso in considerazione è presso il Centro di Riabilitazione Santa Lucia a Roma….
Quando?
Difficile dirlo, i tempi d’attesa sono lunghi, e comunque in questo Centro giustamente danno la precedenza a coloro che non usufruiscono come è disgraziatamente per Andrea di un posto in Riabilitazione sia pure a Sondalo, sia pure tanto lontano dalla famiglia, dalla mamma.

Ci chiediamo come faranno il padre e le sorelle tra pochi giorni, in quanto il contratto d’affitto della casa di Andrea ove alloggiano è stato disdetto, e la casa deve essere lasciata libera a fine mese.
Sono state disdette anche le utenze, luce, gas ecc, e bloccato il conto in modo che lo stipendio di Andrea rimanga intatto.

A dire della signora Vincenza, né le figlie né l’ex marito hanno disponibilità finanziaria per soggiornare a loro spese in un albergo o altro alloggio, e dunque saranno costretti a lasciare a Sondalo Andrea da solo.

Brutta gatta da pelare per i medici, dato che il ragazzo è assistito di giorno e di notte da un familiare a turno.
Che dirà Andrea quando non vedrà più nessuno?
O sarà la volta buona che questi familiari chiederanno anche loro che venga trasferito subito a Roma?

Almeno questa è la speranza della signora Vincenza, e diciamo la verità, anche la speranza nostra e dei tanti che fanno il tifo per questa mamma.

Nel frattempo nessuno più del personale medico e paramedico vuole parlare “ufficialmente” con la signora Vincenza, e le è stato chiaramente detto che questo è a causa di quanto lei ha voluto rendere pubblico.
Una vendetta?
La signora Vincenza ha agito esercitando i propri legittimi diritti di madre, e in tal senso reazioni del genere appaiono abnormi, anche perché non sollevano altri dall’adempimento ai propri doveri.
Ed è un dovere inopinabile informare una madre delle condizioni di salute del proprio figlio.

Qualcuno deve averlo capito, dato che ieri, 20 agosto, si è recato a visitare Andrea e a parlare con i medici il dottor Cammelli, attualmente sostituto della dottoressa Maria Cristina Manca Direttore Sanitario di Sondalo.

Costui si è poi premurato di telefonare alla signora Vincenza, naturalmente dopo aver parlato anche con le sorelle e il padre di Andrea.
Sentite come Vincenza ci ha descritto questa conversazione.

“…Mi sento telefonare da questo Cammelli, il quale dopo poco mi dice se può chiamarmi per nome, io presa alla sprovvista rispondo di si, ma continuo a dargli del lei e a chiamarlo “dottore”.
Lui invece “Enza” come se fossimo amici di vecchia data…
E già che io sono scema che non ho capito, a lui hanno dato questo compito, cercare di placare la situazione, darmi spago e tenermi buona…
Ha iniziato a parlare di spirito paterno… io ho 58 anni, lui 60 e non ho capito a cosa si riferisse, a meno che non mi consideri pazza come mi avranno descritto…
Mi ripeteva che se avesse un figlio come Andrea lui lo farebbe curare a Sondalo, ignorando completamente la mia sfiducia verso quei medici e verso quell’Ospedale….
Poi l’ha fatta grossa, tanto che gli ho mandato un sms di fuoco… visto che mi aveva dato anche il suo cellulare…
Insomma, per farla breve questo si è permesso di andare a dire a mio figlio che io andrò a trovarlo, ma vi rendete conto?
A un ragazzo che non è nemmeno cosciente se non in minima parte, e poi ha aggiunto che ci era scappata pure la lacrimuccia… Inaudito, roba che gli avrò ripetuto mille volte che io lì non ci andrò mai e mio figlio lo aspetto a Roma… Guardate, non potete immaginare cosa ho provato, una vera e propria violenza psicologica, oltre quella praticata su Andrea, dandogli una illusione nonostante conoscesse le mie intenzioni…
Ma voi, che siete dei giornalisti tanto coraggiosi, a parte le mie iniziative giudiziarie, mi consigliate di coinvolgere anche qualche politico? Per favore aiutatemi….”

Terminata la conversazione ci siamo consultati e abbiamo deciso di consigliare pubblicamente la signora Vincenza a sottoporre l’intera vicenda all’ex PM Antonio Di Pietro…
Perché proprio lui?

Il motivo è semplice, basta andare un po’ indietro con la memoria.
La Tangentopoli di Di Pietro iniziò proprio nell’ambito della Sanità in Lombardia, e anche se attualmente fa politica, pensiamo che sia l’unica persona a disporre della documentazione idonea a far luce sulle strutture sanitarie di quella Regione, compreso l’Ospedale di Sondalo, specie in considerazione che tra pochi giorni si dovrà decidere se questo Ospedale merita o non merita l’autonomia richiesta.

E in tal senso gli interessi sono elevatissimi, e sarebbe paradossale perdere un vantaggio così grande per il puntiglio di non voler trasferire a Roma un paziente…. A meno che non vi siano dietro ragioni riconducibili alla dinamica dell’incidente…

E sempre tra Milano e Bergamo vi sono altri due Magistrati donne, la dottoressa Penna e la dottoressa Pugliese, che già negli anni scorsi misero anche loro le mani su uno scandalo della Sanità in Lombardia, e che prese il nome dello “scandalo della Clinica dei Vip”, vi ricordate?
All’epoca, la Lega non era certo alleata col Berlusca, e cavalcò questo scandalo, ottenendo una grande popolarità e tanti tanti voti…
Ora, la Lega nonostante a Sondalo sia molto presente, si troverà tra l’incudine e il martello, tuttavia staremo a vedere… a volte maggioranza e opposizione possono raggiungere in casi specifici anche l’auspicata unità di intenti.

Possiamo ben dire alla signora Vincenza che conoscendo personalmente sia Di Pietro che le due Magistrati, invieremo loro tutta la documentazione raccolta su questo caso, e vediamo se il Di Pietro politico cavalcherà questa vicenda come avrebbe fatto quando era il Pubblico Ministero più amato o più temuto d’Italia.
La stessa documentazione faremo in modo che arrivi anche sul tavolo della Commissione che dovrà concedere o negare all’Ospedale di Sondalo l’autonomia, e in tal senso siamo certi che i sanitari di questa struttura saranno contenti, in modo che non vi siano dubbi di alcun genere sui requisiti che l’Ospedale vanta e che dovrebbero essere riconosciuti.

Ci preme però chiarire una cosa alla signora Vincenza.
Se è vero che questo nostro impegno è scaturito dalla sua vicenda personale, è pur vero che quando ci siamo visti arrivare tante email da parte di persone che avevano vissuto analoghe brutte esperienze, abbiamo sentito il dovere civico di trattare questa vicenda nel più generale ambito della Sanità, e pertanto anche quando il suo Andrea sarà a Roma, e speriamo presto, noi continueremo a tenere i riflettori accesi sugli interessi del malato in genere.

E secondo in nostro modesto parere, forse sarebbe stato più prudente trasferire Andrea subito, e mettere a tacere un caso al quale prima o poi qualcuno avrebbe dato voce, come è capitato a noi.

Concludiamo esortando la signora Vincenza a non permettere nessun tipo di confidenza a chi deve rimanere al proprio posto, senza farsi dare del tu da nessuno, o consentire a medici che si straripi dai loro ruoli …. Se quanto ci ha raccontato della telefonata intercorsa col dottor Cammelli è vero…. bè, molte sono le nostre perplessità…

Nota

Riteniamo interessante capire quanto stia a cuore l’Ospedale Morelli di Sondalo al Sindaco, il quale ne ha fatto il cavallo di battaglia per essere eletto…. Ottimo bancario… non c’è dubbio.
Leggete qui di seguito.

Luigi Grassi - lista n. 4
1. Luigi Grassi, vicesindaco dell’Amministrazione uscente Togni, Assessore in Cmav, impiegato in una banca locale.
I tre punti chiave del programma? a) Autonomia del Morelli, avendo dato pieno appoggio al Comitato Promotore del disegno di legge per l’istituzione dell’Azienda Autonoma ospedaliera a Sondalo. b) Conclusione dell’accordo con Comune di Milano per concessione definitiva degli “accrediti” alla nostra Casa di Riposo, al fine di garantire il mantenimento dei posti di lavoro ai nostri cittadini presso il Comune, e, al contempo, di aumentare i numeri dei posti letto, arrivando così al pareggio d’esercizio della nostra casa di riposo. c) realizzazione di nuova centralina idroelettrica su vecchio acquedotto di Dom Bastone così da reperire risorse per le casse del Comune e per fornire alla ditta farmaceutica Gambro maggiori quantità di acqua, sostenendo così il loro piano di sviluppo industriale che comporta nuove assunzioni.
2. Sondalo ha bisogno di stabilità e di una progettualità lungimirante, seria e concreta, rispetto della sua realtà economica e sociale. Ho iniziato a perseguire questi obiettivi dall’inizio del mio percorso politico e amministrativo ed ho condiviso con alcuni colleghi questa esperienza. In questo momento , con il gruppo che mi sostiene, abbiamo raggiunto la preparazione e le competenze necessarie per poter concretizzare questi obiettivi. Non è necessario alzare la voce o mostrare amicizie più o meno altisonanti : bisogna lavorare duro, con impegno e determinazione, mossi solo dall’amore per il proprio paese. Ciò a significare che potremo mettere a disposizione della cittadinanza competenza e immediata operatività.
3°. Dopo le dimissioni del Sindaco Togni ho ricevuto numerosi attestati di stima e di sostegno da altrettanti sondalini; lo stesso ex sindaco mi ha stimolato in questo senso. L’appoggio, poi, del gruppo di maggioranza e dell’attuale lista è stato determinante per decidere di scendere in lizza. I tanti nomi illustri di dipendenti del Morelli e non solo che sostengono la nostra lista, mi hanno convinto che , la nostra, è stata la decisione giusta.
4°. Se sarò eletto Sindaco, sarò un Sindaco libero, quindi in grado di chiedere un appuntamento al Presidente Formigoni, affinché mi spieghi cosa intende fare circa il Morelli. Mi presenterò senza alcuna tessera politica in tasca , ma solo con la fascia tricolore perché sarò il Sindaco di tutti i cittadini di Sondalo e non avrò timore alcuno a difendere gli interessi dei miei concittadini che sono l’anima di un paese splendido che ha bisogno di sapere che si può alzare la testa!

Fonte


Didascalia immagini:
1. Luigi Grassi;
2. Maria Luisa Manca - direttore sanitario Sondrio;
3. Antonio Di Pietro;
4. Logo Italia dei valori;
5. Logo Tribunale del Malato.

 

ULTIMISSIME DA SONDALO
SANITA’ O MALASANITA’…?
IL CASO DI ANDREA MAGNONI DIVENTA UN GIALLO…
E MADRE-CORAGGIO DENUNCIA TUTTO…

Vincenza Giuseppini ci ha contattato ancora una volta, la sua voce era rotta dal pianto…

“Voglio che pubblichiate quanto ho da dire, per l’ultima volta…
Ho parlato con il Direttore Amministrativo di Sondrio… ho avuto la sensazione di una vera e propria intimidazione e mi ha anche fatto capire che a causa di quello che ho reso pubblico, ora Brambilla, il primario che cura mio figlio non mi risponderà più al telefono per darmi notizie sulla salute di Andrea.
Punita, capite, una madre punita dai medici.
E non ho frainteso visto che per tutta la giornata di ieri ho cercato Brambilla e non mi ha risposto…
Intanto Andrea ha la febbre alta, 38 e quattro capite? E loro ancora prelievi, ancora radiografie, ancora in cerca della causa… Incompetenza?
Lo decideranno i Giudici, io ho denunciato tutto , ma so per certo che poiché io non posso muovermi loro sono obbligati, conoscendomi, a darmi notizie su mio figlio.
Se Andrea è ancora vivo, lo devo a Dio, non certo ai medici…
La situazione di mio figlio è grave, e la mia convinzione resta quella che a Roma avrebbero studiato meglio il caso.
E per questo motivo, ogni complicazione, come quella attuale, penso di sapere a chi va addebitata.
Gli avvocati che ho consultato fino ad oggi mi hanno parlato chiaro: “Signora Giuseppini, non vi sono dubbi.
Lei è la madre, cioè la figura più importante e non può muoversi da Roma.
Si sosterrà e si dimostrerà che il rifiuto a trasferire suo figlio vicino a lei, è un “abuso” che già al momento può avere recato un danno anche psicologico e a rischio di depressione in questo ragazzo.
Saranno nominati dei periti e quantificato il danno risarcitorio.
E’un fatto almeno sospetto che suo figlio uscito dalla Rianimazione, sia stato solo tre o quattro giorni in Neurologia e poi subito passato a Riabilitazione dove è insorta la febbre, a loro dire causata dal fungo Candida, fungo a loro dire debellato, ma la febbre è ricomparsa e il che parla chiaro. Inoltre quando lei ieri ha detto che suo figlio vuole venire a Roma, le è stato risposto che non fa testo perché è incapace di intendere e volere… e quando lei ha preteso che le si confermasse questa dichiarazione gravissima, le si è detto: “Io riferisco ciò che dicono i medici. Suo figlio è vigile su piccole cose ma non è in grado di elaborare…”. Signora Giuseppini, questa dichiarazione non contrasta forse con il “Tutto bene” riferito dalla Neurologa e dal Primario?
E allora, dobbiamo sospettare che se Andrea ricordasse il misterioso motociclista, sarebbe considerato “incapace di intendere e volere? Si ricordi abbiamo le registrazioni abusive che le ha dato quella persona…”
Ecco vedete, queste cose me le hanno fatte considerare gli esperti.
Andrò fino in fondo, ma dopo questo comunicato non renderò più pubbliche le mie mosse, questo per non intralciare le azioni del Tribunale del Malato. O
ra dobbiamo agire a sorpresa e in tutte le sedi anche quelle della Sanità a livello della Regione Lombardia.
Vi dico pure che ho chiesto il divorzio, sono sette anni che sono legalmente separata, ma voglio dare un taglio ancora più netto e soprattutto non voglio più avere beni in comune con un uomo che ho cancellato dalla mia vita in questo frangente dell’incidente di Andrea.
Vi ringrazio per avermi dato voce, vi aggiornerò quotidianamente, ma vi prego di non pubblicare quanto vi dirò di riservatissimo. Sappiate solo che questa è una sporca storia…. Nemmeno immaginate cosa ho scoperto.”

Vincenza Giuseppini
Didascalia foto: 1).Roberto Formigoni; 2). Luciano Bressani

 

 

Nostro servizio - Sabato 15 Agosto 2009

OSPEDALE DI SONDALO… MA I MEDICI SE NE FREGANO ANCHE DELL’INTERVENTO DEL VICEMINISTRO DELLA SALUTE, FERRUCCIO FAZIO…
INTANTO MADRE-CORAGGIO NON MOLLA, RIVUOLE SUO FIGLIO ANDREA, CHE ORMAI CONSIDERA QUASI UN “OSTAGGIO” DI QUESTO OSPEDALE, SPECIE DA QUANDO PERSONE AMICHE CHE LAVORANO LI’ DENTRO, PUR CHIEDENDO DI NON FARE I LORO NOMI, HANNO INVIATO ALLA SIGNORA VINCENZA UN CORPOSO DOSSIER DI CASI DI MALATI TUTTI MERITEVOLI DELL’INTERVENTO DA PARTE DELLE COMPETENTI AUTORITA’.

OSPEDALE DI SONDALO…
E BRAMBILLA ACCUSA MADRE-CORAGGIO:
“LEI COSI’ NON VUOLE IL BENE DI SUO FIGLIO!”

Sono le dieci di sera, quando Vincenza Giuseppini telefona sconvolta alla nostra redazione.

Registriamo la telefona e su richiesta dell’interessata la pubblichiamo fedelmente.

“Scusatemi se vi disturbo a quest’ora, ma ho parlato poco fa col primario che cura mio figlio a Sondalo, quel Brambilla…
Gli ho detto che il Viceministro Fazio, si era interessato e che la segretaria era stupita che per trovare un posto a mio figlio a Roma, i medici di Sondalo lo cercassero telefonicamente e non secondo le normative…
Brambilla ha insistito che bisogna attendere che lo prendano al Santa Lucia… e quando io ho replicato che non voglio attendere più, e che voglio che mio figlio venga a Roma in una qualunque struttura, ce ne sono tante con la riabilitazione, lui mi ha accusato di non volere il bene di mio figlio, capite, cosa si sente dire una madre?
Ora ci penso io con l’Ordine dei medici ma anche con chi di dovere…
Pensate un po’, quando gli ho detto che a Roma c’è il Sant’Andrea che funziona benissimo per casi come quello di mio figlio, sapete che mi ha risposto Brambilla?
“Signora, ho cercato in internet, ma io non ho trovato nulla su questo Sant’Andrea…. Nemmeno un recapito telefonico…” .
E allora, mentre lo ringrazio per il suo interessamento, chiedo ancora una volta al Ministro di mandare subito gli ispettori all’Ospedale di Sondalo, e di verificare l’idoneità dei medici che non sono capaci nemmeno di trovare un numero telefonico… oppure mi prendono per i fondelli?
Come lo devo gridare al mondo che voglio mio figlio vicino a me a Roma, che non voglio che stia un giorno in più nell’Ospedale di Sondalo di cui non mi fido nel modo più assoluto.
Loro forse non me lo mandano perché temono di dover trasmettere l’intera cartella clinica?
O forse pensano che io sia stata ferma con la Magistratura? Si sbagliano…
Vediamo come se la sono aggiustata quando mio figlio è stato portato lì con l’elicottero, vediamo perché della sua identità si è saputa ufficialmente solo dopo due ore, mentre guardate caso a me mi rintracciarono quando ancora Andrea era sul luogo dell’incidente, e vediamo chi era il motociclista che qualcuno sta coprendo…. O era forse uno in divisa?...
O un medico sportivo?
Basta, non ne posso più, Brambilla ieri ha toccato il fondo, quando mi ha detto che sono io a non volere il bene di mio figlio… Per favore, che intervenga il Ministro, il Vice Ministro Fazio, ma che mio figlio sia mandato subito a Roma… prima che sia troppo tardi.
Io lavoro nella Sanità, ricordatevelo!
Mio figlio non deve ricordare altro che di aver frenato, quando è caduto, vero?
E’ per questo che lo tengono “prigioniero” delle loro “cure” a Sondalo?
E’ facile, ottenere ciò che si vuole quando c’è stato un trauma cranico tanto grave, un coma profondo di 15 giorni… e la memoria che va e viene…
E ora un danno assonale diffuso di cui non si conosce l’entità e nemmeno quanto sia permanete o recuperabile.
Liberate il mio Andrea da chi lo tiene “prigioniero” nel corpo e nella mente!”

Vincenza Giuseppini


OSPEDALE DI SONDALO
AGGIORNAMENTI

“Restituitemi mio figlio Andrea!”

E’questo il grido di Vincenza Giuseppini, la mamma che non si arrende fino a quando il suo Andrea non sarà trasferito in una struttura sanitaria di Roma.
L’abbiamo incontrata, è una donna forte, e non si lascia abbindolare da alcuna rassicurazione che gli provenga dal personale medico dell’Ospedale di Sondalo.

“La sapete l’ultima? Ora in quell’ Ospedale mio figlio ha contratto anche la Candida bronchiale, e i medici sdrammatizzano, come se io non sapessi che cos’è questo fungo, come se non sapessi quali conseguenze può causare in un ragazzo immunodepresso.
A loro basta che la febbre sparisca, avete capito, io lavoro in un ambiente medico, e tutti, dico tutti, mi hanno detto che la Candida è insidiosa e anche quando sembra che sia debellata invece è un fungo invasivo e dopo mesi a volte anche due anni ci si ritrova con lesioni che portano alla morte.
Mi hanno detto che loro l’avevano messa nei conti…
Io voglio che il Ministro della Sanità mandi lì gli Ispettori, e vediamo se quando un paziente è in rianimazione si fanno entrare parenti, amici, conoscenti, senza mascherine, senza cuffie per i capelli…. Questa è la prevenzione?
Il fungo mio figlio come lo ha contratto?
Se ci fosse stato l’igiene, se tutto fosse stato asettico, questa complicazione non si sarebbe presentata!
E ancora ieri sera Brambilla mi parlava del Santa Lucia…
Mi hanno perfino mentito, mi hanno detto che al Santa Lucia non lo hanno preso perché non c’è posto, invece io che ho conoscenze lì dentro, ho saputo che non lo hanno preso perché mio figlio deve essere prima curato in ambiente specialistico … altro che riabilitazione….!
E poi, l’ultima beffa!
Mi hanno detto che loro per trasferirlo in un Ospedale di Roma, non hanno conoscenze…
Ma vi rendete conto?
Certo che per accettare un malato che sia stato curato a Sondalo, visto che lì ci si prende pure la
Candida ai bronchi, evidentemente servono le conoscenze, il solito clientelismo.
Loro non possono fare un fonogramma al Gemelli, al Sant’Andrea, a Tor Vergata, insomma a Roma ce ne sono tanti di posti dove mio figlio può essere curato, ma me lo tengono “prigioniero” li, e sapete perché?
Perché loro ritengono di poterlo curare. Io invece no, non mi fido, punto e basta.
E poi, come ha scritto quel primario psichiatra, io stessa, come madre, rappresento la più importante terapia per mio figlio, e loro gliela stanno negando.
Ma questa storia non finisce qui… intanto la Magistratura sta cercando il motociclista che chiamò i soccorsi e del quale dalla Polizia Stradale mi è stata negata l’esistenza. Invece la registrazione abusiva che ha fatto una persona che si era sintonizzata sulla linea del 118, è uscita fuori….
Capite? Il mio Andrea è “prigioniero” di una vicenda torbida e voglio che oggi stesso mi sia trasferito a Roma!
Per favore pubblicate questo mio appello, e mandatelo al Ministro della Sanità! “

Vincenza Giuseppini

 

NEWS: OSPEDALE DI SONDALO:
MONITO DEL NOTO PSICHIATRA A.V.
AI COLLEGHI MEDICI
CHE HANNO IN CURA IL PAZIENTE ANDREA MAGNONI.

Continua la battaglia di Vincenza Giuseppini, la madre-coraggio che da circa un mese chiede a gran voce che il proprio figlio ricoverato in coma profondo lo scorso 13 luglio presso l’Ospedale di Sondalo, venga trasferito a Roma.

Negli articoli da noi pubblicati la storia di Andrea è stata resa pubblica su richiesta di questa mamma,

Tante sono state le testimonianze di solidarietà, ma una più di tutte, per la autorevolezza e la grande competenza dell’autore, merita di essere pubblicata, nella speranza che i sanitari dell’Ospedale di Sondalo si rendano sensibili alle riflessioni dell’illustre psichiatra.

Così in una email indirizzata alla signora Vincenza ha scritto il professor A.V.

“Gentilissima signora Vincenza, sto seguendo in internet il caso che ha visto il suo figliolo vittima del tragico incidente occorsogli il 13 luglio.
I problemi da affrontare sono tanti e di varia natura, non da ultimi quelli legati al comportamento incomprensibile dei suoi familiari.

E’ presumibile che abbia agito in loro il fattore di comodo di alloggiare nella casa di suo figlio, impedendo di fatto di disdire il contratto di locazione e potersi garantire questo ragazzo del proprio stipendio, che stia pur certa gli servirà, purtroppo, per curarsi.

Un malato di questo genere, sebbene curato in strutture pubbliche dovrà integrare a proprie spese le tantissime necessità complementari alle terapie di base.
Io stesso seguo alcuni pazienti preso il centro di riabilitazione Santa Lucia, e posso dirle che anche lì, alcuni trattamenti sono a pagamento.

Dunque anche un solo euro detratto allo stipendio di suo figlio, appare come un furto.

Ma vorrei far considerare ai colleghi medici dell’Ospedale di Sondalo, un aspetto a mio avviso fondamentale e che dovrebbe indurli a chiedere loro e a trovare il posto per un immediato trasferimento del paziente a Roma, vicino alla sua mamma.

Vede signora, il mio è un mestiere “ingrato”, ma non posso sottrarmi nel sensibilizzare la Direzione Sanitaria sulla importanza e l’urgenza che questo povero ragazzo ha di sentire vicino a sè la mamma.

Durante la mia lunga esperienza, ho curato dal punto di vista psichiatrico e psicologico molti giovani vittime di traumi simili a quello del suo Andrea.

Ebbene, quelli che sono sopravvissuti, nei casi in cui non hanno trovato la presenza e il sostegno della figura materna, purtroppo sono caduti in gravissime depressioni, e talvolta si sono suicidati.

Per questo motivo, penso che i colleghi di Sondalo debbano trasferire Andrea dove sta la mamma, poiché non vi è nessun’altra figura, né padre né sorelle che possano sostituirsi a quella unica figura che da la vita, e sprona a vivere, a reagire, quando il destino mina la basi della vita stessa.

Ai mie colleghi dico, e concludo: “Non assumetevi questa responsabilità, se un giorno Andrea dovesse ricorrere per depressione ad un gesto estremo, voi non ve lo perdonereste mai.
E sappiate che la mancanza della figura materna si insinua furtivamente nell’incoscio di un mondo sommerso fino ad esplodere un giorno quando sarà troppo tardi.
Ogni tanto, ascoltate il parere degli psichiatri…”

(Lettera firmata)

 

Nostro servizio - Sabato 8 Agosto 2009

OSPEDALI: COSA SUCCEDE A SONDALO? SI E’ RIVOLTA AL NOSTRO GIORNALE LA MAMMA DI UN GIOVANE RICOVERATO PRESSO L’OSPEDALE DI SONDALO, IN STATO DI COMA, GIA’ IL 13 LUGLIO SCORSO. SULLA VICENDA ABBIAMO PUBBLICATO L’ARTICOLO CHE POTETE LEGGERE QUI CORRELATO.
SUCCESSIVAMENTE, A QUANTO CI RIFERISCE QUESTA MAMMA DISPERATA PER LE CONDIZIONI DEL PROPRIO FIGLIO, SEMBRA CHE A TANTO DOLORE SI SIANO AGGIUNTI COMPORTAMENTI DA PARTE DEL PRIMARIO PAOLO BRAMBILLA CHE NON COMMENTIAMO, TUTTAVIA ACCOGLIAMO LA RICHIESTA DI UNA MADRE COSTRETTA A SCRIVERE UNA LETTERA APERTA, DOPO ESSERSI SENTITA NEGARE LE NOTIZIE SULLA SALUTE DEL PROPRIO FIGLIO.

LETTERA APERTA AL PROFESSOR PAOLO BRAMBILLA, PRIMARIO PRESSO L’OSPEDALE DI SONDALO.

Egregio Professor Brambilla,

ARTICOLO CORRELATO:
CADE DALLA BICICLETTA… UNO STRANO INCIDENTE CHE SI TINGE DI GIALLO…
E LA MADRE DI ANDREA MAGNONI, IN COMA PRESSO L’OSPEDALE DI SONDALO GIA’ DALLO SCORSO 13 LUGLIO, VUOLE VEDERCI CHIARO E INGAGGIA UN INVESTIGATORE… IL NOME?
TOP SECRET… MA CI RACCONTA I FATTI COSI’ COME DA LEI VISSUTI IN PRIMA PERSONA… EFFETTIVAMENTE I CONTI NON TORNANO…
ORA E’ IL CASO DI DIRE: “CHI SA PARLI… PERCHE’ QUALCUNO, INCONSAPEVOLMENTE HA GIA’ PARLATO…”