Una finestra nuova, per tutti, aperta sulla strada, sul mondo, ... lontana dai poteri, vicina alla gente, ... curiosa, rispettosa, amica, ... aperta allo scambio, alla battuta, al saluto, alla discussione, alla polemica, ...incline alla pace, ... ansiosa di verità, ...anche provocatoria se necessario, ... puntuale, ... intrigante, ... attesa, ............

GABRIELE SANDRI NON POTEVA MORIRE NELL’ANONIMATO DI UNA MALATTIA, LUI CHE HA SEMPRE AVUTO IL SUO PUBBLICO, PER LA SUA NATURA PROTESA VERSO TUTTO CIO’ CHE E’ CHIASSO, ALLEGRIA, MA ANCHE IRASCIBILITA’, VIOLENZA. SAREBBE GIUSTO CHIEDERSI, SE VOGLIAMO TESTIMONIARE IL SENSO DI UN’ANALISI EQUILIBRATA DEI FATTI, QUANTA VITA GABRIELE HA SPRECATO DI SE STESSO? UN GIORNO DOPO L’ALTRO, SENZA SOSTA, SENZA RISPETTO PER I LIMITI DELLE PROPRIE ENERGIE, SENZA MAI RIGENERASRI IN UNA GIORNATA DI RIFLESSIONE, MA SEMPRE PIU’ ALLA RICERCA DI AFFOGARE ANCHE UN SOLO PENSIERO, NEI RITMI ASSORDANTI DI UN’ESISTENZA CHE NON HA GIORNO, NON HA NOTTE, NON HA ORE, UNA VITA SENZA TEMPO…

UNA VITA PARADOSSALMENTE SIMILE A QUELLA DI CHI INDOSSA UNA DIVISA, TRA TENSIONI SOCIALI CHE ESPLODONO DA UNA PARTE ALL’ALTRA DEL PAESE, LOGORANDO I NERVI, INIBENDO I PROCESSI ATTENTIVI DELL’EQUILIBRIO, DI QUEI FRENI CHE NON RISPONDONO PIU’ AI COMANDI DEL CERVELLO, ORMAI SOPRAFFATTO DALL’ISTINTO, DALLA RABBIA CHE CRESCE OGNI GIORNO IN QUESTA NOSTRA SOCIETA’ SBRANATA DALLA FEROCIA DEL NULLA…..

Io non so quanti rifletteranno sulle parole che il mio cuore sta dettando alla luce dell’ultimo tragico evento, e nemmeno so quanti giudicheranno folle il mio pensiero, che in un faccia a faccia con la mia stessa coscienza, mi ha portato a scrivere che le vittime di quanto si è verificato ieri, sono due, e non una, così come è convinzione dell’intera collettività.

E vorrei andare oltre, senza alcuna ipocrisia, vorrei che almeno sul piano delle ipotesi, si considerasse l’eventualità di veder concludersi la giornata di ieri, con un numero di vittime assai maggiore, di quell’unica vita di Gabriele, che oggi giace e rappresenta nella sua notorietà, i tanti ignoti che pure sono morti in analoghe situazioni di violenza.

Se abbiamo sull’Altare della Patria, un milite ignoto che porta il nome di tutti coloro che sono caduti sul campo di battaglia, cerchiamo di dare un senso alla morte di Gabriele riconducendo al suo nome, le migliaia di giovani come lui, che sono stai uccisi nel silenzio della società, privi di tifosi, semplicemente perché sconosciuti, meno fortunati, figli di povera gente, coinvolti casualmente in una sparatoria, o in una lite tra automobilisti, senza avere mai intravisto i luccichii delle notti infinite, là dove in un microcosmo esclusivo è consentito entrare solo ai cosiddetti “Vip”.

Gabriele, sono certa che anche tu stai leggendo queste mie parole, che potrebbero apparire quasi prive di compassione verso quel bellissimo giovane , tante volte baciato dal vento caldo di un’estate in barca, o dal sole delle vette più alte, quel bellissimo giovane che devi esserti sentito un “dio” per i fans inebriati dalla tua musica, la tua creatività, circondato chissà da quante ragazze, conquistate da ciò che appariva in te gioia di vivere….. fino ai primi albori di un caffè, e un fugace velo di malinconia quando già la notte se ne andava, mentre avresti voluto fermarla, per non essere solo ad aspettare un altro giorno….

Mi chiedo dove sarà la tua anima in questo trapasso, mi chiedo come valuterà il Signore il bagaglio di una vita che seppure breve, l’hai resa tanto, troppo intensa, fino a vedertela portare via così, come quando un bambino allenta distratto la manina che stringe il filo del suo aquilone…. mentre splendente nei suoi colori lo accompagna con lo sguardo verso il cielo, oltre il cielo….

E ben sapendo quali sentimenti erano esplosi in te, fino al colpo mortale, sento di chiedere al Signore di usare per questa sua creatura, la misericordia infinita che non ti sarà negata, se da dove ti trovi riuscirai a placare dall’ira quanti ti hanno amato e ti ameranno ancora, se riuscirai ad ottenere il grande miracolo, pur senza offendere la giustizia, di trasformare questa immensa ondata di odio, di vendetta, in una sorgente d’amore, di perdono, perché tu sia accompagnato verso la luce di Dio dai tifosi della squadra più forte del mondo, i tifosi della Pace.

Penso al Poliziotto, penso ai tanti problemi che esasperano la vita privata di ciascun uomo, problemi che devono dimenticare, appena indossano una divisa, mentre non sanno come arrivare alla fine del mese, loro chiamati a servire lo Stato, loro chiamati a difendere il cittadino, loro che sopraffatti da un vivere senza futuro, perdono la testa, e sparano….

E’ vero, episodi così non è la prima volta che capitano nel nostro Paese, ma vorrei testimoniare le tante volte che ho raccolto le lacrime di poliziotti o carabinieri, persone che nella disperazione avrebbero voluto puntare quell’arma contro loro stessi.

Guai, se la morte di Gabriele valesse così poco da innescare una guerra tra cittadini e forze dell’ordine, sarebbe come uccidere Gabriele, uccidere il vostro amico, che lo rendereste moralmente responsabile di altro spargimento di sangue.

E al Capo dello Stato, vorrei dire che prima ancora di preoccuparsi dell’immagine del nostro Paese, di fronte ad eventi come questo, i cui filmati fanno il giro del mondo, raggiungendo anche i Paesi che minacciano il terrorismo, vorrei dire che forse fatti di questo genere dimostrano che il Male, l’inciviltà, la violenza, l’odio, sono sentimenti che accomunano l’intero genere umano, sentimenti che non ci consentono di chiamarci fuori dalla cultura della morte, come se noi fossimo immuni da quanto non ci è dato prevedere del lato peggiore della natura dell’uomo.

Sono finiti i tempi dei panni sporchi da lavare in casa, se è vero che si parla di globalizzazione, oggi dobbiamo avere il coraggio di mostrare le nostre miserie, al pari di come mostriamo le nostre virtù, spesso peraltro millantate.

Il mondo sta vivendo il periodo peggiore della storia dell’umanità, e noi ci preoccupiamo dell’immagine, anziché di cambiare radicalmente nella sostanza?

E come pensate che venga giudicata la nostra immagine, nel vedere un Presidente Cossiga in piena armonia con i leeder storici delle Brigate Rosse, presentarsi al pubblico in trasmissioni come

“La storia siamo noi”?

E quando altre immagini fanno il giro del mondo, come la strage di Capaci, come la strafe di via D’Amelio, come la storia della Uno Bianca, o dell’Arancia Meccanica, come la Banda della Magliana, o i Marsigliesi, come l’attuale e ben viva Giostra del Potere che detiene la nostra Capitale, (vedi nel sito)…. O i tanti altri orrori che ci identificano , la pedofilia di insospettabili, delitti efferati che restano senza un colpevole, a meno che non s chiami Pacciani, quando ben sappiamo dove sono occultate le tante verità di cui tutti dovremmo vergognarci…

E ancora ci si preoccupa dell’immagine? E perché la stessa preoccupazione non ci è venuta ogni volta che abbiamo visto trucidare poliziotti e carabinieri, o altre forse dell’ordine, trucidare dalla nostra stessa gente, criminali che oggi vantano posti di lavoro di primo livello, criminali che scrivono sulle testate giornalistiche più accreditate, criminali per i quali si fanno scioperi della fame, in barba alle sentenze del Giudici da cui sono stati condannati.

Tutto questo, non fa forse parte, dell’immagine di un Paese?

O ci sentiamo davvero migliori degli altri?

Dobbiamo riconoscere questa pur scomoda uguaglianza, e convincerci che solo così, potremo sperare di raggiungere l’uguaglianza nel Bene, nei valori, tra noi e ogni altro popolo, e allora cesseranno le guerre, si placherà la violenza, si potrà conquistare la Pace con esempi di Pace, e nella consapevolezza che dire Pace è sentirci uguali, nel bene e nel male.

O forse vogliamo negare che l’Italia ha il terrorismo? Lo abbiamo, e non è storia passata, lo abbiamo, come lo hanno altri Paesi dell’Europa e del mondo.

Anche se non risulta che altri Paesi ci aiutino a combattere il terrorismo italiano, come al contrario l’Italia, manda a morire i propri soldati, per combattere il terrorismo dei Paesi che reclamano autonomia di religione, gestione diretta del patrimonio naturale, Paesi devastati da guerre infinite, solo perché “colpevoli” di avere il petrolio, Paesi che reagiscono con metodi terroristici…

Al pari di qualunque altro Pese o potenza straniera.

E' l'uomo, è il mondo che deve esorcizzarsi dal Male, un Male che non ha risparmiato nulla e nessuno,e solo una liberazione globale, restituirà in termini di parità, uguaglianza, e meritocrazia, un'immagine dignitosa e indistinta tra popoli e nazioni.

 

 

di Gabriella Pasquali Carlizzi - Martedì 29 Settembre 2009

DELITTO CHIARA POGGI: COLPO DI SCENA!
ALBERTO STASI “SCAGIONATO” DA UNA NUOVA SUPER PERIZIA.
TUTTO DA RIFARE?
CHI HA UCCISO CHIARA? …
FORSE E’ OPPORTUNO RILEGGERE E RIFLETTERE SULL’ARTICOLO, CHE RIPROPONIAMO QUI DI SEGUITO E CHE GABRIELLA CARLIZZI PUBBLICO’ SU QUESTO SITO SUBITO DOPO IL DELITTO… LA DECRIPTAZIONE DELLA GIORNALISTA, ALLA LUCE DELL’ULTIMA SVOLTA, APPARE OGGI UNA PISTA DA SEGUIRE…

L’ INQUIETANTE VERITA’ DEL DELITTO DI GARLASCO

Scritto da Gabriella Pasquali Carlizzi

Sabato 03 Novembre 2007

IL DELITTO DI CHIARA POGGI, PONE INQUIETANTI QUESITI CHE POTREBBERO ANDARE BEN OLTRE L’IMMAGINARIO COLLETTIVO, DI UN PAESE CHE DISTA APPENA CINQUANTA CHILOMETRI DA BUSTO ARSIZIO…..

E’ SUFFICIENTE LA CLASSICA INDAGINE CONFORME A QUANTO OGGI CONSENTONO I CODICI DI PROCEDURA PENALE, OPPURE E’ NECESSARIO AFFIANCARE AGLI INVESTIGATORI, UNA RICERCA SCIENTIFICA SULLA BASE DI PARAMETRI CHE POSSONO INDICARE QUANTO SFUGGE AI CANONI TRADIZIONALI DI CUI SI AVVALGONO GLI ORGANI INQUIRENTI?

E’ il 13 agosto 2007.

Una ragazza, da poco laureata, se ne sta sola, nella sua casa rimasta vuota, dopo che i genitori sono partiti per le vacanze, e continua a studiare, mentre già cerca di inserirsi nel mondo del lavoro, avendo avuto l’opportunità di essere introdotta in un’azienda milanese.

E’ Chiara Poggi, 26 anni, il cui destino sta per rivelarsi ben diverso da quanto forse era logico pensare, come il corso naturale della vita di una ragazza, che dopo gli studi, inizia a lavorare, a gustare il senso dell’autonomia, prima di coronare con il matrimonio, un fidanzamento che appare stabile, tranquillo, senza eccessi di passione, un legame che non crea problemi alle reciproche famiglie, ben liete di considerare Alberto e Chiara , futuri sposi.

E come sempre accade tra genitori che precedono i tempi dei loro stessi figli, senza preoccuparsi che all’apparenza corrisponda un’autentica realtà, magari già pensano al ruolo di nonni, o al nome che daranno al primo nipotino, o se somiglierà più al bel volto di Chiara, oppure sembrerà timido, chiuso, come il papà, quell’Alberto anche lui vicinissimo alla laurea, dall’aspetto del classico ragazzo per bene, che ogni genitore desidererebbe come il marito ideale per la propria figlia.

Eppure, questo bel quadro familiare, dà l’impressione di una vecchia foto in bianco e nero, quando si perdeva almeno un’ora, per trovare la posa giusta, non di certo per una modella, ma per un nucleo di persone, dalla cui espressione di ciascuno si sarebbe detto un giorno: “ Come eravamo…”

E il tempo sembra essersi fermato a quel 13 agosto 2007…. Il silenzio di due giovani, intenti ciascuno ai propri doveri, si impone quasi, sui rumori della strada, i saluti di chi parte per le vacanze, gli auguri di Ferragosto….la voglia di spezzare una routine che ha già dato buoni frutti.

Accanto al silenzio, c’è immobilità, non c’è accenno ad un minimo trambusto, tra l’armadio di una bella ragazza e la valigia già aperta sul letto, mentre l’abbigliamento più birichino, sembra dire: “portami con te, ci divertiremo insieme…. Questo per la sera, e questo quando vuoi fare colpo su qualcuno, e ancora guarda quant’è sfizioso l’abitino corto che ti si fascia addosso…. Su dai Chiara, chiudi quel computer, e va verso la vita che ti sta aspettando…. Prima che tu perda la tua corsa….”

In una casa non lontana da quella di Chiara, c’è Alberto, il suo Alberto, anche lui davanti al computer, quasi uno schermo per separare dal resto del mondo, i suoi pensieri segreti, impenetrabili,

ombrosi, pensieri da cui non vorrebbe distaccarsi, nemmeno per mangiare l’ultimo boccone stanco con Chiara, prima di congedarsi, e tornare chissà ai suoi ricordi proibiti, o ad un mondo virtuale, dove si può mentire, e dare di se stessi l’immagine che avremmo desiderato nella realtà.

E’ sempre lo stesso lunedì 13 agosto 2007….

Tutto appare immobile, incantato, inanimato, mentre sta per aprirsi il sipario su una scena invecchiata nel tempo, mentre sta per abbattersi quello che si rivelerà un fulmine a ciel sereno, il cielo del 13 agosto 2007…..

E’ lei, Chiara, la prima attrice , cui è stato assegnato un copione muto, ove unico segno di vita è un colore violento, riflesso ovunque, sulle pareti, a terra, lungo le scale, raggi che non sono di sole, ma che tuttavia convergono sul corpo della giovane: è la Morte, che indossa in quel 13 agosto 2007, un abito tinto di rosso…. rosso come il sangue di colei che giace a terra, insieme ai suoi ventisei anni ormai sepolti nell’eternità ….

Ed ecco il primo suono a rompere il silenzio ormai divenuto sacro, ed ancora un altro suono, ma Chiara è già forse in volo tra un coro di Angeli, là dove gli squilli ripetuti di un cellulare dissacrano il sacrificio consumato, e per il quale sono state usate le armi di un antico rituale, quando nel lontano oriente ci si garantiva il potere, il successo, la notorietà, mediante l’offerta di una vita che avrebbe garantito il prestito richiesto, firmando col sangue, consentendo che venisse raccolto nel calice della Morte, anche il sangue della fertilità, senza il quale non sarebbe stato possibile celebrare uno dei rituali più segreti, nel nome del Giano Bifronte, Divinità dai due volti, il passato cui si impone il futuro, nella eterna giovinezza di un’alleanza gemellare, indivisibile, bisessuale….

Chiara non si era mossa per andare in vacanza, forse aveva percepito l’imminenza di una vacanza eterna, tuttavia il sentimento della paura la coglieva di sorpresa, alle spalle, come a breve l’avrebbe colpita la Morte. Ha cercato di conoscere il proprio destino, e il pericolo le era stato confermato, non certo dalla fantomatica cartomante, forse un operatore dell’occulto, forse segretamente consultato a Milano.

Avrebbe potuto sparire, ma preferì forse tentare di capire cosa ultimamente adombrava il volto di Alberto, come di chi sapeva cosa si stesse preparando per loro due, senza poter far nulla per tornare indietro da un giuramento estorto in una fase non cosciente, catturato in un gioco estremo, dopo aver sorseggiato una bevanda magica, capace di attutire ogni evento cui si è costretti a cedere.

Un delitto quello di Chiara Poggi, studiato a tavolino, iniziato con l’irresponsabilità del gioco di ruolo, con quattro giocatori, due femmine e due maschi, unica assente la vittima designata, e un manuale per seguire ed applicare le regole enunciate.

Un delitto che sembra rievocare il delitto di Nadia Roccia, uccisa dalle due amiche con la complicità di qualcuno che riuscì a sfuggire alla Giustizia.

Ma cerchiamo di analizzare questo sacrificio, che nulla ha di paragonabile a Cogne, come si legge sui giornali, o ad altri sacrifici, che come tali sono stati ignorati, e considerati come delitti comuni, forse perché ancora certe realtà incutono molta paura negli ambienti giudiziari, oltre alla totale impreparazione degli investigatori, in questa materia che vede le sue origini fin dal principio del mondo.

In fatti come questi, assume innanzitutto particolare importanza, la data. E questo perché in ogni calendario, di qualsiasi cultura, la data è indicativa e identificativa di determinati eventi.

I parametri che il ricercatore adotta, per decriptare il codice di un sacrificio umano, camuffato in un delitto, sono riconducibili, oltre che alla data, nella quale si nasconde il simbolismo temporale, al territorio, importante per stabilire la recettività magnetica che mettono in campo i protagonisti del rituale.

Si passa poi all’analisi dei nomi, in senso lineare ed in senso incrociato, osservando analogie numeriche associate alle analogie temporali e territoriali.

Dalle risultanze di questi parametri, si è in grado di capire le finalità del sacrificio, quale offerta alla divinità in cambio di una o più richieste.

Di conseguenza si considera il parametro riconducibile ai richiedenti, il cui risultato deve necessariamente combaciare con i risultati derivanti dai parametri relativi alla vittima.

Se si raggiunge una quadratura simbolica perfetta, il delitto può essere scomposto fino alla identificazione del movente e degli esecutori.

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DATA DEL DELITTO: Lunedi 13 Agosto 2007

Applicazione del codice: ( 1 + 1 + 3 + 8 + 2 + 7 = 22 ) Il numero 22 è considerato un numero gemellare, sia se gli operatori sono due, sia se sono quattro. Nel primo caso il 2 sarà gemello dell’altro 2, nel secondo caso, il 22 si dividerà per 2 ottenendo due coppie: 11 (1+1) e 11 (1+1) .

Da un punto di vista simbolico, il 13 agosto, rappresenta il terzo ed ultimo giorno utile, per esprimere i desideri della storica notte di San Lorenzo, la notte delle stelle.

Si passa ad analizzare numericamente il nome della vittima prescelta.

E pertanto avremo: (nome = 38 e cognome = 50) che sommati diventano 88.

Ora siamo già in grado di testare il funzionamento dei codici applicati dal ricercatore.

Prevale innanzitutto un concetto gemellare, a conferma che la divinità oggetto dell’offerta sacrificale è il Giano Bifronte .

Le coppie gemellari sono 2 e pertanto gli operatori sono 4 come la scelta del giorno 13, 1+3 = 4

Dall’analisi numerica della vittima prescelta, abbiamo una ulteriore conferma, dei dati precedenti.

Infatti il numero 88 è divisibile per 4 quanti sono gli operatori, dandoci un risultato pari a 22, che abbiamo visto indica due coppie, 11 e 11.

Stabilito che la principale caratteristica è quella gemellare, si rende necessario analizzare numericamente i soli nomi delle gemelle. Pertanto avremo un 39 e un 69. In questo caso, essendo di sesso femminile, il codice da applicare dovrà essere orizzontale, e dunque avremo un 11 ed un 15 .

Se il movente è riconducibile al simbolismo gemellare, sommando l’11 al 15 dovremmo avere un numero identico al giorno del mese del sacrificio.

11 + 15 = 26 che essendo una coppia, divideremo per due, ottenendo esattamente un 13, e il giorno 13 fu il giorno del sacrificio.

A riguardo infine del territorio, verificheremo numericamente, il paese, la via e il numero civico della vittima. Pertanto: Garlasco sarà = a 68 , Pascoli sarà uguale a 67, e il numero civico è 8.

Sommando questi tre numeri avremo un 143 che scomposto e addizionato sarà = a 8 .

Sono veramente 4 gli operatori? Per saperlo dobbiamo dividere 8 per 4 ed avremo un 2, vale a dire

4 operatori formati da 2 coppie, una coppia mandante e con movente di sesso femminile, e una coppia inserviente di sesso maschile ma bivalente.

Possiamo ora fornire una generica dinamica del delitto.

Elemento essenziale tramite la coppia inserviente, era la certezza che la vittima avesse il ciclo mestruale, come poi è stato accertato.

Una volta fatta la quadratura dei dati necessari per il rituale, la coppia mandante e portatrice del movente, si è presentata alla vittima, e munita di “coltello a farfalla” detto anche “arma gemellare”,

ha inferto i primi colpi, e una volta stramortita ma ancora in vita, ne è stato raccolto in un vasetto sacramentale il sangue occulto.

La vittima non si è difesa, come avrebbe potuto, sapendo che non avrebbe modificato il risultato del rituale.

La coppia mandante si è quindi dileguata, avvertendo la coppia inserviente che potevano intervenire, Uno solo si recò a casa della vittima.

Ora, poiché la divinità cui era stato offerto il sacrificio umano, era appunto il Giano Bifronte, si rendeva necessaria la composizione di un amuleto sottoforma di “santino” , più comunemente una fotografia che raffigurasse la vittima insieme alla coppia mandante.

Come in realtà è avvenuto, essendo stata commissionata una foto, con la vittima, scattata dopo la morte della stessa.

Tale oggetto, sarà consacrato al Giano Bifronte, ed avrà l’effetto riconducibile al movente del sacrificio.

SALVINI E DI MAIO – KRAJEWSKI E LUCANO:

PARALLELISMI IN CORSO FRA STORIE ITALIANE

13 maggio 2019

di Carmelo Maria Carlizzi

La commedia buffa che viene ogni giorno replicata da Salvini e Di Maio è ormai sempre più palese nei suoi meccanismi a quasi tutti gli spettatori, specialmente italiani. Che pur vorrebbero anche loro godere dei frutti possibili grazie a una maggioranza di governo numericamente davvero assai forte, ma che invece non possono divertirsi così come capita nell'assistere alle commedie di Scarpetta e di Eduardo per quanto ancora oggi tanto ci insegnano. Insomma i nostri due apparenti giocolieri hanno ormai cominciato a stancare, perlomeno gli spettatori più attenti.

E non è detto che da un momento all'altro non cominci verso il proscenio il lancio di uova marce e di quegli scarti alimentari che loro stessi ci stanno costringendo a conservare nel surgelatore perché la spesa sta di­ventando sempre più gravosa mentre gli avanzi appaiono sempre più preziosi.

L'INGEGNO UMANO: DALLA POMPA DI BICICLETTA ALL'ABORTO SECONDO EMMA BONINO

11 febbraio 2019

di Carmelo Maria Carlizzi

La sera di domenica 3 febbraio scorso guardavo per la prima volta un programma su Rai3, “Le ragazze”, che condotto da Gloria Guida narrava esperienze di vita di varie donne, note e meno note. Così assieme alla storia di Suor Paola conosciuta al pubblico quale tifosa sfegatata della Lazio e ben più meritoriamente perché impegnatissima nel recupero di giovani in difficoltà, scoprivo che Isa Barzizza, una famosissima attrice e soubrette che fece furore con Totò e Macario negli anni a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, alla morte del marito rimasto vittima di un incidente d'auto benché ancora molto giovane e nel pieno del successo aveva abbandonato le scene per dedicarsi esclusivamente alla figlia e ad un lavoro che poco aveva a che vedere con il precedente, salvo tornare molti anni dopo a recitare.

Ma oltre a Suor Paola e ad Isa Barzizza, il programma della Guida raccontava tra le altre anche la storia di una impegnata femminista che negli anni Settanta era in prima linea nella lotta per l'emancipazione della donna. Ricordava questa mia coetanea, come in quegli anni Settanta, assieme ad altre compagne di lotta aiutasse ad abortire quelle donne che non volevano portare avanti gravidanze indesiderate utilizzando un metodo rudimentale, ma a suo dire assai efficace e innocuo: una pompa di bicicletta!

Incuriosito e, lo confesso, nel contempo inorridito da questa notizia che appariva incredibile, l'indomani sono andato a documentarmi sul web scoprendo a riguardo un'infinità di articoli. Quanto avevo appreso era vero: a partire dal 1975 e sino ad oggi di tanto in tanto in varie occasioni i giornali tornavano a parlare di questa “tecnica”, tutti accompagnando gli articoli con una vecchia foto in b/n che ritrae una giovane Emma Bonino nell'atto di “operare” su una donna in posizione ginecologica distesa su di un comune tavolo all'interno di uno “studio” che non appare certo un ambulatorio medico, avendo accanto una terza donna in qualità di assistente con in mano una comunissima pompa di bicicletta, strumento indispensabile per applicare tale tecnica.

 

sabato 11 agosto 2018

GABRIELLA PASQUALI CARLIZZI, IMPUTATA DI FEDE!

di Carmelo Maria Carlizzi

 

Sono trascorsi 8 anni dal giorno in cui Gabriella ci ha lasciati eppure ad ogni anniversario si rinnova in chi l'ha conosciuta il ricordo di tanti suoi insegnamenti e principi, in particolare quelli che ci ha affidati dal momento in cui iniziò ad essere imputata di fede.

Tanti sono stati i motivi di tale imputazione e da tempo si è ormai compreso che sono tutti legati al suo essere una carismatica, ossia una persona che nel parlare e nell'agire trasmetteva all'esterno quanto sentiva che le veniva comandato nel cuore di dire e di fare.

Eccola quindi scagliarsi contro esponenti del malcostume, del crimine, della corruzione, ma in particolare verso coloro i quali da tali fragilità dell'animo umano ne avevano tratto motivo della loro crescita sociale, prima mascherandole quasi ne fossero invece virtuose espressioni, poi teorizzandone metodi e risultati, ma addirittura proponendosi o venendo proposti, quali modelli, ovvero quali campioni da invidiare e quando possibile da imitare.

Ma ancor di più Gabriella era una persona che sfidava il Male andandolo a stanare nei suoi santuari e di qui le sue scoperte ad esempio sul Mostro di Firenze, ma prima ancora di qui le sue indicazioni sul sequestro di Aldo Moro, di qui le sue dichiarazioni su Giulio Andreotti, su Bettino Craxi e su Silvio Berlusconi, che benché le abbiano procurato tanta sofferenza, vista la loro attualità hanno anche consentito e consentono tuttora a magistrati milanesi e palermitani di non mollare le prede, quelle ancora vive beninteso, che tengono ben strette fra i denti.